Nuove schede ospedaliere, cosa cambia per il Veneto

Sono state approvate dalla giunta il 13 Marzo le nuove schede ospedaliere del Veneto, all’interno del Piano Socio Sanitario Regionale 2019-2023.

Di seguito, una sintesi di alcune previsioni nelle singole Ullss, nelle Aziende Ospedaliere di Padova e Verona, e per l’Istituto Oncologico Veneto. In allegato, in fondo alla pagina, troverete invece il testo completo.Leggi tutto

In vista del referendum: comunicato del PD

Autonomia per lo sviluppo, autonomia per l’efficienza, autonomia per la crescita 

L’attivazione di quanto previsto nel comma terzo dell’articolo 116 della Costituzione non può che derivare da una valutazione delle opportunità che l’autonomia differenziata può comportare alla comunità veneta, sulla base delle sue esigenze presenti e, soprattutto, future.

L’autonomia è uno strumento per assicurare modalità di governo più efficienti ed efficaci, più prossime ai cittadini, laddove opportuno, in grado di valorizzare peculiarità e potenzialità della società regionale.

L’autonomia deve essere innanzitutto leva di sviluppo, sostenibile e solidale, che permettere di “investire” sui fattori decisivi della crescita: il capitale umano (istruzione e formazione, tutela della salute), il capitale naturale (tutela e governo del territorio), il capitale economico (lavoro, innovazione, ricerca, giustizia di pace).

In questo processo di differenziazione vanno pertanto riconosciute le competenze utili e prioritarie a questo fine e quelle non opportune o marginali. Altrettanto vanno riconosciute quelle competenze che potenzialmente trasferibili, hanno assunto nel tempo valenze di evidente dimensione nazionale o sovranazionale, sia sotto il profilo normativo che sotto quello regolatorio.

 

 

Sulla base di queste considerazioni si ritengono decisive e prioritarie per l’avvio di un processo di attuazione dell’autonomia differenziata le seguenti competenze:

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Il blocco degli accreditamenti delle strutture sociosanitarie pesano sugli anziani e disabili

Venezia, 13 ott. 2017   – “Quanto sta accadendo con il blocco degli accreditamenti è vergognoso, la Giunta non può far finta di niente. Le richieste di accesso ai servizi residenziali per anziani e, soprattutto, per disabili, sono in aumento e con questa situazione di stallo sempre più famiglie sono costrette a rivolgersi a strutture private con meno garanzie in termini di appropriatezza delle cure dei pazienti, oltre a dover  affrontare costi insostenibili. Non possiamo permettere l’anarchia in un settore così delicato che riguarda le fasce più deboli della popolazione”.

La denuncia, affidata a una nota congiunta, è dei consiglieri regionali del Partito Democratico Bruno Pigozzo e Claudio Sinigaglia, che informano “di essere primi firmatari di un’interrogazione, sottoscritta anche dal capogruppo Stefano Fracasso e dai colleghi Graziano Azzalin, Alessandra Moretti, Orietta Salemi, Andrea Zanoni, Francesca Zottis, nonché da Cristina Guarda della lista AMP, in cui chiediamo alla Giunta di intervenire con urgenza in merito”.

“Avevamo denunciato tutto per tempo – puntualizzano gli esponenti dei Democratici – purtroppo siamo stati facili profeti. Già a dicembre dello scorso anno, evidenziammo le ricadute negative della revisione decisa dalla Giunta (delibera n. 1861 del 25 novembre 2016) sulle procedure amministrative necessarie al rilascio dell’accreditamento per le strutture sociosanitarie riguardanti anziani, disabili, minori e dipendenze. La tempistica si sarebbe inevitabilmente allungata e, inoltre, attribuendo alla Quinta Commissione consiliare un compito di vaglio, c’era il rischio di politicizzazione nelle scelte”.

“A questo – continuano i consiglieri regionali – si è aggiunta la sospensione degli accreditamenti per nuovi soggetti, prevista dalla delibera n. 2174 del 23 dicembre 2016, che ha riguardato anche strutture già realizzate e autorizzate secondo la programmazione territoriale dei Piani di Zona. Un danno, questo, per chi aveva attivato le procedure obbligatorie per erogare i servizi, con tanto di investimenti, ma soprattutto per gli utenti”.

“I servizi territoriali e l’integrazione sociosanitaria – concludono Bruno Pigozzo e Claudio Sinigaglia – devono essere rafforzati e la Regione ha l’obbligo di governare con un ruolo da protagonista la domanda e l’offerta. Per questo, chiediamo che la Giunta regionale intervenga immediatamente, in modo da mettere fine a una situazione vergognosa e impedire una pericolosa deregulation a danno dei cittadini più deboli e indifesi”.

Lo scandalo dell’ospedale di Cortina, a pochi giorni dalla scadenza

Ancora confuso il quadro a pochi giorni dalla data limite del 30 aprile. Il socio privato ha fatto ricorso al tribunale di Belluno chiedendo la sospensione della delibera regionale che comporta di fatto la chiusura dell’ospedale. L’assessore promette, garantisce quel che non può mantenere mentre emergono intoppi di carattere burocratico e amministrativi e i sindacati litigano sull’accordo per la mobilità dei 101 dipendenti. Tutto resta per aria. Pessima figura per la virtuosa sanità veneta

Codivilla-caos, l’affaire legato allo storico ospedale di Cortina diventa sempre più complesso e oscuro. Un politico veneto molto influente ammette – con la garanzia di non essere citato direttamente – che troppi conti non tornano e si chiede perché mai l’accorto e navigato governatore Zaia si sia fatto incastrare in una trappola dalla quale la tanto celebrata sanità veneta esce letteralmente in mutande. Della irritazione del gruppo privato vittima dell’incredibile situazione maturata attorno al Codivilla si è detto nei giorni scorsi, Giomi ha presentato un ricorso urgente presso il tribunale di Cortina per far sospendere la delibera regionale che letteralmente uccide quanto fatto in una quindicina d’anni.Leggi tutto

Edilizia residenziale pubblica, buona la nuova legge ma ancora lavoro da fare

Venezia 20 aprile 2017 – “Siamo soddisfatti che la maggioranza abbia recepito alcune delle nostre richieste e dei soggetti che sono venuti in audizione, in particolare i sindacati degli inquilini. Nonostante ciò, restano forti lacune da colmare, sulle quali bisognerà assolutamente intervenire”. Questo il commento del Consigliere regionale del Partito Democratico, Claudio Sinigaglia, sulla nuova legge di Edilizia residenziale pubblica (Erp) all’ordine del giorno della Seconda commissione consiliare, al termine dei lavori della sottocommissione.

“Vogliamo evidenziare gli aspetti positivi: innanzitutto, il testo ora ricomprende la definizione del canone di accesso, 18mila euro Isee-Erp. Bene, inoltre, che il contratto non sia più un canone di diritto privato, quattro anni più quattro, come era stato presentato in un primo tempo, ma sia rimasta l’assegnazione di alloggio popolare. Infine, siamo favorevoli al fatto che il contratto dei lavoratori delle Ater resti quello attuale” continua Sinigaglia, che insiste, però, anche sui punti della legge che vanno migliorati. “I Comuni sono ancora clamorosamente esclusi dalla programmazione e questo aspetto deve essere rivisto. Un’altra richiesta al momento non accolta è quella relativa al canone di permanenza: è impensabile che gli inquilini Erp debbano rimanere sempre, e sottolineo sempre, sotto la soglia di accesso per continuare ad avere il diritto alla casa. Il testo attuale, prevede che se dopo cinque anni si supera il tetto dei 18mila euro Isee-Erp si ha la decadenza. È un’eccezione a livello nazionale, poiché tutte le Regioni hanno previsto il canone di permanenza superiore dal 30 al 40% rispetto a quello di accesso; se poi si ‘sfora’ anche questa soglia, allora si attiva la decadenza. Questo meccanismo è indubbiamente più equo. Siamo poi fortemente contrari alla mobilità forzata, secondo cui gli inquilini anziani debbano essere trasferiti solo per poter vendere il loro appartamento”.

“Come si vede – conclude Sinigaglia – rimangono tanti altri aggiustamenti da fare: prevediamo ancora un lungo lavoro in Commissione prima di approdare in aula”.

Le delibere della giunta di Luca Zaia in materia di sanità sono illegittime

Le delibere della giunta di Luca Zaia in materia di sanità, a partire dal riparto, sono illegittime. Lo scrive, pur con un punto di domanda – «presunta illegittimità» – il presidente della Quinta commissione Fabrizio Boron che, in una lettera riservata personale inviata a sei persone, invita la giunta a «revocare tali provedimenti». Il motivo della «presunta illegittimità» è che le delibere in questione sono state approvate a Palazzo Balbi ma non hanno attraversato il Canal Grande: nessuno le ha mandate a Palazzo Ferro Fini perché venissero esaminate dalla commissione competente, quella, cioè, del leghista Boron. E l’Ufficio legislativo del consiglio, interpellato dallo stesso Boron, è stato chiaro nel dire che il parere della commissione deve esserci: La normativa di riferimento – ha scritto il dirigente capo del Legislativo, Carlo Giachetti – prevede espressamente il parere della Quinta commissione consiliare sul provvedimento di riparto del fondo sanitario regionale.Leggi tutto

Ospedali di comunità, unità riabilitative territoriali, Hospice… il dietrofront!

Siamo alla solita presa in giro: Zaia dopo aver tagliato 1270 posti letto ospedalieri annuncia la realizzazione di 1270 posti letto di strutture intermedie, necessari per dare risposta alla cronicità e all’invecchiamento. Annuncia trionfante: nessun taglio di posti letto ma trasformazione e potenziamento del territorio attraverso l’attivazione degli ospedali di comunità, degli urt e degli hospice… e siamo nel 2013!
Ecco a voi dopo quattro anni l’ennesimo fallimento: di quanto promesso forse è stato realizzato il 10% e adesso si blocca tutto. Ma come, direte, era la vera novità del piano socio sanitario! Ed invece, marameo… dietrofront .
Infatti con la DGR 1632 del 2016 esplicitamente si fa divieto a tutti i direttori generali di autorizzare l’attivazione degli ospedali di comunità, degli urt e degli hospice. Blocco totale.Leggi tutto

Calo delle vaccinazioni in Veneto: reintrodurre l’obbligo?

1475844178967_vaccinoGuarda (AMP), Fracasso e Sinigaglia (PD): “Zaia introduca l’obbligo  delle vaccinazioni nelle aree del Veneto dove la copertura è al di sotto della soglia di sicurezza”.

(Arv) Venezia, 7 ottobre 2016 – “Le vaccinazioni in Veneto sono in calo e al di sotto della soglia di sicurezza: il Presidente Zaia firmi un’ordinanza per ripristinare l’obbligo in quelle aree e per quelle malattie infettive dove il tasso di copertura è inferiore al 95%, sospendendo, almeno in parte, l’applicazione della Legge regionale numero 7 del 23 marzo 2007. Un potere che la stessa legge gli consente di esercitare in casi di allarme per la salute pubblica”.

La richiesta arriva dai Consiglieri regionali Cristina Guarda (AMP), Stefano Fracasso e Claudio Sinigaglia (PD) che hanno presentato oggi un’interrogazione sulla questione.
“L’allarme lanciato nei giorni scorsi dall’Istituto Superiore di Sanità – continuano i Consiglieri – trova conferma per il Veneto dal ‘Report sull’attività vaccinale dell’anno 2015. Copertura vaccinale a 24 mesi (coorte 2013) e monitoraggio della sospensione dell’obbligo vaccinale al 31/03/2016’. I numeri del dossier illustrano un quadro poco incoraggiante, con una media regionale di copertura vaccinale a 24 mesi di vita pari al 91,3% per poliomelite, difterite-tetano e pertosse; 90,8% per l’epatite B; 90,6% per l’Haemophilus influenzae di tipo b; 87,1% per il morbillo. Basse anche le percentuali per la prevenzione di parotite (87%), rosolia (87,1%), varicella (84%), meningococco di tipo C (90,5%) e pneumococco (84,6%)”. 

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