Pedemontana, le incognite per il bilancio della Regione

Il gruppo del Pd ha analizzato i diversi contratti di concessione elaborati dal 2009
Il rendimento sul capitale di Sis è stato alzato, ma i rischi per la società sono scesi

La Pedemontana Veneta è un regalo ai privati di Sis? La settimana scorsa il nostro giornale ha alzato il velo sul rendimento dato al concessionario privato, 5,6 miliardi di utili nei 39 anni di gestione. E in Quarta Commissione il Pd ha voluto portare nuovi elementi.

Le criticità
Secondo un’analisi fatta dal Gruppo dei Dem in Regione, confrontando gli accordi tra concedente e concessionario nelle diverse redazioni del 2009, 2013 e 2017, emerge una situazione molto favorevole al concessionario e potenzialmente molto rischiosa per i conti del bilancio regionale.

«In Quarta Commissione – spiega il capogruppo del Pd in Consiglio Regionale Stefano Fracasso – la commissaria Pellegrini ha riconosciuto di fronte alle nostre puntualizzazioni che la remunerazione del capitale di rischio è elevato. Aggiungendo però che si tratta di contratti precedenti. Nella revisione della concessione la diminuzione dell’investimento in capitale avrebbero dovuto prevedere una diminuzione e non un aumento del rendimento. Ciò detto Anac e Corte dei Conti hanno avallato l’operazione e quindi discutere non ha molto senso». Anche se avverte Fracasso, «tutto questo sta in piedi sulla base di previsioni di traffico con tassi di incremento molto elevati. Come andrà lo vedremo dopo cinque anni dall’apertura dell’infrastruttura, non credo prima». E se i livelli di traffico fossero inferiori? «O si alzeranno i pedaggi o li metterà la Regione, finanziandoli a debito sul bilancio».Leggi tutto

Pedemontana, una questione da ben affrontare

Sarà acquisita ed esaminata la documentazione relativa alla Pedemontana: è questa la decisione maturata in seno alla Quarta commissione nel corso della seduta di oggi.

“Si tratta di una richiesta importante, quella che abbiamo fatto oggi in Quarta commissione – ha dichiarato a margine dei lavori il Vicepresidente Claudio Sinigaglia (Partito Democratico) – che consentirà di esaminare la convenzione che detta i rapporti tra concedente e concessionario della Superstrada Pedemontana Veneta: facciamo riferimento, in particolare, alla convenzione iniziale del 2009, a quella intermedia del 2013 modificata dalla Giunta Zaia e a quella che invece ci apprestiamo ad esaminare nel corso del 2017 e che cambia le modalità di rapporto, le tariffe, l’acquisizione del pedaggio, il canone e le esenzioni; è importante conoscere queste parti dell’atto per poi sviluppare per intero il rapporto tra Regione e concessionario che ha progettato e deve realizzare e gestire la Superstrada Pedemontana Veneta per 39 anni. Sarà un confronto in Quarta commissione che vogliamo attivare per capire bene e per valutare in maniera corretta la portata di queste modifiche”.
 
“La richiesta formulata dai Consiglieri di opposizione è senz’altro da accogliere – ha dichiarato il Presidente della Quarta commissione Gianpiero Possamai (Lega Nord) – è nella logica delle competenze di questa Commissione e consente di dare massima trasparenza e massima conoscenza ai commissari di ciò che si sta preparando per la soluzione del problema della Pedemontana: la richiesta di abbinamento e confronto rispetto al passato è senz’altro doverosa. Peraltro, i nostri uffici già da qualche giorno hanno ricevuto pieno incarico di fornire velocemente risposta a queste problematiche”.
 

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i sindaci da Zaia per parlare della Pedemontana

Il Consiglio regionale ascolterà nuovamente i 39 sindaci dei territori trevigiani e vicentini attraversati dalla Pedemontana. La decisione è stata assunta da Marino Finozzi e Francesco Calzavara, i presidenti leghisti della prima e seconda commissione che giovedì si riuniranno in seduta congiunta. La ragione della nuova convocazione è evidente: la manovra ideata dal governatore Luca Zaia per finanziare il completamento dell’opera, se conferma l’esecuzione delle opere viarie complementari richieste dai Comuni, non prevede però le esenzioni dal pedaggio ai residenti fin qui ventilate e la circostanza potrebbe modificare l’atteggiamento degli amministratori, fin qui unanimi nel sostegno al progetto.

Intanto a Palazzo Ferro-Fini c’è chi spulcia la documentazione acclusa al dossier e fa i conti sui costi effettivi dei 94 km di superstrada tra Spresiano e Montecchio Maggiore: «La Regione si impegna a versare al Consorzio Sis un canone di disponibilità pari a 12,10 miliardi nell’arco di 39 anni, è vero che si tratta di una cifra ribassata rispetto ai 18 mld originari ma in tal modo viene eliminato ogni rischio d’impresa per il privato perché sarà l’amministrazione del Veneto ad introitare i pedaggi, esponendosi così alle incognite dei flussi di traffico, clamorosamente sovrastimate nel contratto originario», commenta il consigliere del Pd Claudio Sinigaglia; che rincara: «Questo è davvero un project financing singolare: i soldi investiti sono tutti pubblici, 614 milioni già stanziati dallo Stato più i 300 che saranno erogati dalla Regione, mentre il Gruppo Sis Dogliani ha un utile assicurato, anzi blindato. Ora Jp Morgan potrà tranquillamente emetterne i bond, chi esisterà a sottoscrivere obbligazioni garantite in partenza da un profitto pluriennale senza ombra di rischio? Giunti a questo punto della telenovela Pedemontana, mi chiedo chi sia il concedente e chi il concessionario dell’appalto».

Tant’è. A pungere il governatore, reo di aver riesumato l’addizionale regionale sull’Iperf che a partire dal 2018 graverà per 220 milioni sui contribuenti, provvede il blog di Beppe Grillo attraverso un post di Jacopo Berti, il capogruppo nostrano del M5S: «In campagna elettorale Zaia ha promesso di non alzare le tasse, con tanto di cartelli piazzati ovunque. In queste ore però il Veneto si è svegliato con una pesante gabella in più, reintrodotta proprio da lui. Dicono che sia pronto per andare a Roma come premier, di certo ha imparato

bene a dire balle come Renzi»; conclusione: «Prima con Galan e da due mandati come presidente, Luca Zaia governa il Veneto da vent’anni, eppure trova sempre il modo di scaricare barile su qualcun altro o di dire che non sapeva niente. Adesso, finalmente, saranno in molti ad aprire gli occhi».

Pedemontana, sarà l’autostrada più cara del Veneto

Con il passare dei giorni, i consiglieri regionali (quelli di opposizione soprattutto, perché quelli di maggioranza sono costretti per disciplina di partito a fidarsi del governatore Luca Zaia e del suo board tecnico) stanno passando al setaccio il corposo dossier della Pedemontana, i termini del nuovo atto aggiuntivo alla convenzione del 2009 – il secondo dopo quello del 2013 – e le varie perizie che accompagnano l’annunciato accordo «sbloccaclosing». Ne stanno emergendo dettagli interessanti.

Innanzitutto, il contributo pubblico. Nell’anno della stipula della prima convenzione, il 2009, era previsto un contributo in conto capitale di 245 milioni, a carico dello Stato, su un’opera che all’epoca doveva costare all’incirca 1,6 miliardi. Era la famosa «strada costruita dai privati», come per l’appunto dovrebbe essere quando si parla di un project financing. Con il ritocco del 2013 si aggiunse un nuovo contributo, sempre a carico dello Stato, di 370 milioni. Ora se ne somma un terzo, da 300 milioni, da liquidare entro gennaio 2018, e stavolta paga la Regione reintroducendo l’addizionale Irpef (sarà votata quest’anno così da poter accendere il mutuo entro dicembre, applicata nel 2018 e incassata nel 2019). Totale contributo pubblico finale (si spera): 914 milioni, per un opera che dopo le modifiche progettuali chieste in larga parte dai Comuni costerà 2,3 miliardi. Dunque se nel 2009 il pubblico copriva il 15% dei costi complessivi di costruzione, oggi siamo saliti fino al 40%. Alla faccia della «strada costruita dai privati» ma pure delle norme che attualmente disciplinano le concessioni, fissando un tetto al 30% (attualmente, e quindi non applicabili retroattivamente).

Poi ce l’aspetto, evidenziato dal consigliere dem Claudio Sinigaglia, del canone di disponibilità, ossia «l’affitto» che la Regione dovrà pagare al Consorzio di costruttori Sis dal 2020, anno annunciato per l’apertura al traffico, al 2059, ultimo anno della concessione. In base al nuovo accordo, i pedaggi verranno versati in un conto e trattenuti da Sis per l’importo pari al canone concordato, ogni mese. Se l’incasso sarà superiore al canone, la Regione potrà chiedere di introitare il surplus; viceversa dovrà essere l’ente a pagare la differenza a beneficio di Sis. «A questo punto è evidente che il rischio legato al traffico è stato spostato interamente sulla Regione, senza alcun correttivo come invece era previsto nella convenzione del 2013 (con una franchigia del 5%, ndr) – dice Sinigaglia -. Sono state cambiate le carte in tavola e mi chiedo come possa stare in piedi un piano economico finanziario del genere». Sis conta di incassare nei 39 anni della concessione 12,3 miliardi (erano 18,8 con la vecchia convenzione), suddivisi nelle rate annuali che potete leggere nel grafico in alto. La cifra sale di anno in anno per via dell’inflazione e del tasso di incremento del traffico (l’idea sottesa è che col tempo i veneti impareranno ad apprezzare la Pedemontana). Alla voce «entrate», Sis potrà contare anche sulla vendita degli inerti derivanti dagli scavi, da cui si confida di ricavare tra il 2018 e il 2020 la ragguardevole cifra di 74,5 milioni.

Il capogruppo dem Stefano Fracasso si è invece concentrato sugli studi relativi ai flussi di traffico, che con 27 mila veicoli stimati al giorno, destinati a salire a 41 mila nel 2030 e a 53 mila nel 2040, sono il cardine del piano economico finanziario (da questi, come si è visto, dipende la tenuta dei conti della Regione, che dalla Pedemontana potrebbe guadagnare come perdere). Ebbene, il primo dato che salta agli occhi, sintetizzato anche questo nel grafico in alto, è che se la nuova superstrada ha prezzi al chilometro tutto sommato in linea con le altre autostrade di recente costruzione, come la BreBeMi (che però sconta enormi problemi di traffico, a tutt’oggi irrisolti) è però altrettanto vero che essa risulta notevolmente più cara delle autostrade già in esercizio in Veneto, con punte del 60% nel caso della A4, che corre parallela alla Pedemontana lungo la direttrice Est-Ovest e quindi ne sarà la principale concorrente (peraltro sulla A4 si può correre a 130 chilometri all’ora mentre sulla Pedemontana non si andrà oltre i 110). E questo nonostante il già annunciato sconto del 23% per le auto e del 16% per i tir. Lo studio lo scrive chiaramente: la Pedemontana sarà concorrenziale solo sulla tratta Montecchio-Conegliano rispetto alla A4 e la A27 (un vantaggio di tempo, non di costi) mentre esce perdente sia dal confronto con la A28 (direzione Palmanova) che con la A4 (direzione Udine).

«Insomma, la Pedemontana non sarà affatto conveniente per le lunghe percorrenze conclude Fracasso – si reggerà quasi esclusivamente sui pedaggi che dovranno pagare gli automobilisti che si spostano abitualmente sulla Gasparona, la Postumia, la Sr 53 e la Sp 11, vale a dire i residenti. A cui non a caso sono state tolte le esenzioni».

Veneto, tasse più alte per pagare la pedemontana

La Regione rimette in pista la Pedemontana Veneta, ma deve alzare le tasse ai veneti con i redditi sopra i 28mila euro l’anno.

È questo che ha annunciato il presidente Luca Zaia oggi in Consiglio regionale. Per far proseguire la superstrada da 94,7 chilometri che attraversa il Vicentino e il Trevigiano, da Alte a Spresiano, con i grandi distretti industriali, la Regione ha dovuto prendere atto che i flussi di traffico previsti sono minori. Ha quindi convinto il costruttore privato Sis a prevedere ricavi ridotti da 18,8 a 12,1 miliardi e a rinunciare in parte al suo ruolo di concessionario. Sarà infatti la Regione a incassare i pedaggi futuri della superstrada, ma in cambio darà subito 300 milioni di euro in più al consorzio Sis. E per farlo è costretta, in base alla legge statale, a cambiare il bilancio e ritoccare l’addizionale Irpef almeno per il 2018, salvo che non intervenga lo Stato con un contributo straordinario.

L’aumento sarà quindi dell’1,6% di Irpef per i redditi dei veneti dai 28mila ai 55mila euro, il +2% di Irpef per quelli da 55mil a 75mila euro, il +2,1% per i redditi sopra i 75mila euro.  

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