Lo stop alle Medicine di gruppo integrate è la conferma dell’incapacità di Zaia e Coletto di gestire il sistema sociosanitario

Venezia, 12 apr. 2018    – “Medicine di gruppo (Mgi) e servizi di prossimità non sono assolutamente in contraddizione. Anche perché i medici non hanno mai chiesto di chiudere gli ambulatori periferici. Lo stop di Zaia è la conferma dell’incapacità del presidente e dell’assessore Coletto a gestire il sistema sociosanitario e a far partire una riforma importante per dare risposte ai cittadini”. È quanto afferma Claudio Sinigaglia, Consigliere regionale del Partito Democratico, che tramite una nota commenta “Le dichiarazioni del governatore sul futuro delle Mgi, che avrebbero dovuto essere uno dei pilastri della riforma approvata nell’ottobre 2016. Anziché sbandierare l’eccellenza della sanità veneta, spieghi come mai in tutte le Regioni sono partite le case della salute o le Medicine di gruppo integrate, mentre qua non si riesce. La ‘scusa’ della Corte dei Conti, il solito scaricabarile a cui la Giunta ci ha abituato, proprio non regge.

“La magistratura contabile, infatti, ha solo fatto richiesta di analizzare il rapporto costi-benefici, addirittura nel 2016. E comunque Zaia – insiste il Vicepresidente della Prima commissione – ha dimostrato che quando vuole tira dritto comunque, nonostante i dubbi della Corte, come accaduto con la Pedemontana. Non perda quindi ulteriore tempo e trovi un accordo serio con i medici di base per la presa in carico della cronicità, senza accampare scuse fantasiose. Medicina di gruppo e di prossimità, come gli hanno ripetuto anche gli addetti ai lavori, non sono in contrasto. Dopo sei anni di proclami e promesse, Zaia fa una clamorosa marcia indietro, a danno però dei più deboli e fragili, le persone anziane e con più patologie, quella fascia che va sotto la denominazione di ‘cronicità’. Dopo aver tagliato i posti letto di geriatria di lungodegenza, senza aver fatto partire le strutture intermedie, Zaia abbandona i nostri cari anziani. Eventualmente – chiude Sinigaglia – chi ha soldi in portafoglio trova facilmente la soluzione”.

Gli ospedali collassano: scatta la protesta sindacale

PADOVA «Se dopo l’incontro con la direzione generale dell’Uls 6 Euganea dal Prefetto Franceschelli, non avremo risposte concrete proclameremo uno sciopero generale assolutamente sentito e condiviso da quasi la totalità dei dipendenti dell’azienda ospedaliera». Il sindacato della Cisl lancia un ultimatum: o si arriva a un confronto serio, costruttivo e costante con il management della nuova Usl provinciale oppure sarà un muro contro muro. I responsabili provinciali della funzione pubblica del sindacato sono stati quantomai espliciti, perchè la situazione che si vive nei corridoi degli ospedali di Padova e provincia per il sindacato è al collasso.

La manifestazione di ieri mattina del sit-in via degli Scrovegni davanti all’ingresso della sede della direzione generale dell’Usl 6 è stato un primo avvertimento. «Non possiamo più accettare una situazione del genere» hanno ribadito i sindacalisti che hanno organizzato uno stato di agitazione per i lavoratori infuriati e decisi a far valere i propri diritti. Ieri dalle 11 una cinquantina di persone con bandiere e striscioni hanno urlato il loro malessere. Uls 6 è il caos si legge in un cartello che sintetizza il diffuso sentimento dei dipendenti sanitari e amministrativi.Leggi tutto

Camposampiero, altri medici si sono dimessi… il malcontento e’ generale

Venezia, 29 marzo 2018

“Prima i medici che scelgono di andarsene dall’ospedale di Cittadella e ora le incredibili dimissioni dei pediatri di Camposampiero! Due episodi che sono molto di più di un campanello d’allarme, la Regione deve ascoltare e capire un disagio che di giorno in giorno si fa più profondo: quali azioni ha in programma per rispondere alle denunce dei lavoratori e garantire dei servizi di qualità agli utenti?”. A chiederlo è il consigliere del Partito Democratico Claudio Sinigaglia che ha presentato un’interrogazione a risposta urgente dopo che tre professioniste del reparto di Pediatria hanno deciso di lasciare la struttura di Camposampiero.Leggi tutto

Valvole killer, vertice contro lo stallo… dopo gli interventi del PD!

IL CASO
VENEZIA Un vertice sul fondo per le vittime delle valvole killer. È convocato per domani a Palazzo Balbi un incontro fra i dirigenti regionali del Sociale e dell’Avvocatura, allo scopo di superare lo stallo in cui versano i 300.000 euro fermi in cassa ormai da tre mesi, mentre alle famiglie dei malati continuano ad arrivare le cartelle esattoriali. Per sbloccare quei soldi serve una delibera, pronta in bozza, ma ancora in attesa di passare il vaglio di legittimità.

LA VICENDA
All’origine della vicenda c’è uno dei più gravi scandali sanitari che il Veneto ricordi: quello dei dispositivi cardiaci forniti dall’azienda Tri Technologies e impiantati al centro Gallucci, che secondo l’inchiesta della Procura di Padova sarebbero stati da un lato difettosi e dall’altro frutto di tangenti. Il processo per omicidio colposo, lesioni e corruzione finì in Tribunale con pesanti condanne, poi però di fatto azzerate in Appello e in Cassazione, in parte per l’intervento della prescrizione e in parte per l’irreperibilità dei produttori brasiliani. Sollevata da ogni responsabilità civile, l’azienda ospedaliera formalizzò 32 ingiunzioni di pagamento, per un totale di 1 .595.000 euro, finalizzate a recuperare gli acconti dei risarcimenti versati in primo grado ai pazienti o ai loro congiunti, visto che alcuni di loro sono morti proprio in seguito a quegli interventi chirurgici.

LO STANZIAMENTO
È il caso ad esempio di Antonio Benvegnù, deceduto nel 2002 durante la convalescenza. Sua moglie Margherita e sua figlia Caterina sono state le prime a ricevere il conto, tanto che durante la scorsa maratona di bilancio erano state ricevute pressoché da tutti i gruppi politici in consiglio regionale. Un pressing sfociato, il 29 dicembre, nell’articolo 41 del Collegato alla legge di Stabilità, che prevedeva lo stanziamento di 300.000 euro secondo criteri da definire in giunta «entro e non oltre trenta giorni». In realtà ne sono passati inutilmente quasi novanta, scatenando l’indignazione del Partito Democratico, prima con Alessandra Moretti («La Regione traccheggia, ma nel frattempo le cartelle esattoriali corrono», benché sospese fino a luglio) e ora anche con Claudio Sinigaglia: «Cosa aspetta la Regione ad approvare la delibera? Lo scaricabarile burocratico non è giustizia. Chi siano i danneggiati è chiaro e deve essere altrettanto chiaro che non possono essere loro a pagare». Domani tecnici e avvocati esamineranno la bozza della delibera, che dovrebbe dare «priorità alle famiglie divenute monoparentali per il decesso di uno dei genitori causato dall’impianto delle valvole cardiache», per verificare la sua regolarità anche rispetto alle implicazioni penali della questione. 

LA SOFFERENZA
Intanto le vittime aspettano, come ricorda Caterina Benvegnù su Facebook: «La cartella esattoriale è arrivata anche a me, fredda come una lama. Il riassunto delle puntate precedenti è presto fatto: la somma che l’ospedale ci chiede di restituire – a fronte della morte di mio padre, lo ricordo – è ora di 240.000 euro, che comprendono anche le spese legali. La Regione, che aveva stanziato un fondo di 300.000 euro, non si è ancora espressa nei criteri di erogazione, e forse non ha chiaro che la cifra non basta per coprire le nostre somme e quelle di tutte le altre persone coinvolte in questa storia senza fine». E alla ferita economica si aggiunge la sofferenza morale: «Noi continuiamo ad attendere e a trovarci protagoniste – senza volontà alcuna – di una vicenda kafkiana e paradossale, che se da un lato è combustibile per la rabbia, dall’altro corrode lentamente, ci fa svegliare la notte nel panico, ci fa arrovellare in un’intricata spirale di assurdità, ci centrifuga in un moto inarrestabile e, per noi, inconoscibile. Non so quante volte io sia costretta a ribadirlo, ma la lotta continua».

Cure del linfedema, la Giunta cosa aspetta ad applicare le Linee di indirizzo approvate in Conferenza Stato-Regioni un anno e mezzo fa?

Venezia, 28 marzo 2018
“Il linfedema è una patologia che provoca il rigonfiamento degli arti a causa di una mancanza del drenaggio della linfa sotto la pelle, deformazione che procura anche dolore e difficoltà nei comuni movimenti del quotidiano, dal vestirsi al passeggiare. Se un tempo era classificata tra le malattie rare, oggi il linfedema è paragonabile per diffusione al tumore al seno. 40mila nuovi casi ogni anno si registrano in Italia e sono in costante aumento. Questa malattia, infatti, può presentarsi in chi soffre di alterazioni del sistema linfatico ma i casi aumentano soprattutto perché interessa dal 20% al 40% dei pazienti sottoposti a terapie oncologiche in cui si rende necessario intervenire con lo svuotamento dei linfonodi. In tutta Italia, tra linfedemi primari e secondari, i pazienti oncologici viventi affetti sono circa 350mila, in Veneto sono stimati in circa 40mila. Dobbiamo garantire pienamente il trattamento di questa patologia, riducendo la migrazione sanitaria: al momento, infatti l’assistenza sul territorio Veneto è gravemente insufficiente e frammentaria!”. A dirlo è Claudio Sinigaglia, consigliere del Partito Democratico, che ha presentato un’interrogazione a risposta immediata, sollecitando la Regione a intervenire.

“Al di là di pochi centri ultraspecialistici, con liste di attesa lunghe per accedere ai trattamenti, mancano informazioni e la prevenzione è pressoché inesistente. Tanto che numerosi pazienti sono costretti a recarsi all’estero, Austria e Germania soprattutto, con costi e disagi facilmente immaginabili, per ottenere cure adeguate. Un anno e mezzo fa sono state approvate le linee di indirizzo sulla cura del linfedema, che però sono ancora inapplicate. Non è certo il miglior modo per rispondere alle esigenze dei malati. Quanto ancora dovranno aspettare?”, domanda il vicepresidente della Prima commissione.

“L’intesa, sottoscritta durante la Conferenza Stato-Regioni, è del 15 settembre 2016, eppure è tutto fermo. Il testo prevede ‘lo sviluppo di reti integrate tra centri di riferimento per la patologia linfedematosa, ospedali, ambulatori territoriali, laboratori diagnostici e nel contempo di promuovere la costituzione, a livello regionale, di Pdta (percorsi diagnostici terapeutici assistenziali)’; inoltre le linee di indirizzo raccomandano ‘una organizzazione sanitaria tesa alla miglior gestione possibile del malato linfatico e una formazione specifica per i sanitari (MMG e specialisti) e parasanitari’. Quali sono i motivi oggettivi che ostacolano questa applicazione?”.

“Dopo di Noi”, finalmente la delibera attuativa regionale!

Con il DGR n. 2141 del 19/12/2017 la Regione del Veneto approvava gli “Indirizzi di programmazione degli interventi e servizi a favore delle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare (Dopo di Noi)”e ne definiva il riparto delle risorse. a favore delle Aziende ULSS.

Con questo provvedimento, in considerazione del carattere innovativo sotteso agli obiettivi della legge n. 112 del 2016 e delle correlate linee di intervento previste dal DM 23 novembre 2016 si propone l’approvazione dell’Allegato A contenente le indicazioni operative, per le Aziende ULSS, riferite agli indirizzi di programmazione degli interventi e servizi a favore delle persone con disabilità grave, di cui alla DGR n. 2141 del 19/12/2017.

Entrambi i file (la delibera e l’allegato A) sono a disposizione per il download qui sotto:

La Regione aiuti i Comuni dell’ex Usl 15, in difficoltà a garantire i servizi sociali in seguito alla riforma sanitaria

La Regione intervenga con un finanziamento triennale in favore dei Comuni dell’ex Usl 15, in difficoltà a garantire i servizi sociali in seguito alla riforma sanitaria. Lo chiedono i consiglieri veneti PD con una Proposta di Legge d’iniziativa in Consiglio regionale, primo firmatario Claudio Sinigaglia. «La riforma sanitaria ha cambiato le carte in tavola, con problemi di bilancio per le amministrazioni», scrive Sinigaglia. «Per questo chiediamo alla Regione, in via transitoria, di sostenerli con un finanziamento triennale all’Usl 6 Euganea, che li ha assorbiti». La richiesta dem trova ragione in norme regionali che promuovono e incentivano la delega della gestione dei servizi sociali alle Usl, prevedendo risorse ad hoc. E la Conferenza dei sindaci ex Usl 15 è stata l’unica nel Veneto a optare per una delega totale.

«Con la ridefinizione degli ambiti territoriali stabilita dalla riforma sanitaria e la confluenza nell’Usl 6, i Comuni dell’Alta Padovana si sono trovati a fare i conti con un aumento della spesa per i servizi delegati. La coperta si è rivelata però corta, dovendo far quadrare i bilanci», ricorda Sinigaglia.. «Perciò ecco il nostro Progetto di Legge per sostenere i Comuni dell’ex Usl 15 nella delicata fase di passaggio dal vecchio al nuovo sistema territoriale, dando loro il tempo di adeguare gradualmente gli stanziamenti per i servizi sociosanitari senza che ci siano ripercussioni pesanti sulle casse comunali.

Un aiuto concreto da realizzarsi con un contributo triennale decrescente: un milione e mezzo per il 2018, un milione e 250mila per il 2019 e un altri milione per il 2020 tramite il Fondo sanitario regionale, in modo da evitare un drastico taglio dei servizi alla popolazione».

Salute mentale, salasso per Comuni e famiglie. La Regione aumenta i costi in maniera insostenibile

La denuncia di Sinigaglia e Fracasso (PD): “Salute mentale, salasso per Comuni e famiglie. La Regione aumenta i costi in maniera insostenibile”

Venezia, 7 febbraio 2017
“Zaia non aumenta le tasse, però fa crescere in maniera spropositata il costo dei servizi a danno dei Comuni e delle famiglie, a cui presenta la stangata”. È quanto affermano Claudio Sinigaglia e Stefano Fracasso a proposito dell’inserimento di persone nelle strutture che fanno parte della filiera della Salute Mentale: il nuovo provvedimento verrà discusso domani in Quinta commissione.

“La Giunta innalza la compartecipazione a livelli insostenibili. La delibera è stata licenziata il 29 dicembre e, con la scusa di approvare i nuovi Lea, cambia radicalmente i costi delle strutture (i tetti massimi), il valore della quota sanitaria a carico del Fondo sanitario regionale e di quella sociale a carico dei Comuni e delle famiglie. La differenza rispetto alla delibera del 2013 è enorme. Alle amministrazioni locali e alle famiglie – spiegano – viene richiesto, in totale, un aumento pari a circa 7 milioni di euro (6.986.830 per la precisione). Menomale che Zaia aveva detto ‘non metteremo le mani in tasca ai veneti’. Questi aumenti andranno a colpire utenti tra i più fragili in campo sociosanitario”.Leggi tutto