Mestre-Adria, tre anni per la nuova linea

L’orizzonte temporale ipotizzato è quello della fine del 2022. Ancora qualche anno e i pendolari della linea Adria-Mestre di Sistemi Territoriali potranno finalmente entrare nella nuova era del trasporto ferroviario regionale, fatta di convogli nuovi e linee elettrificate. Molti, non senza ironia, sperano a questo punto di riuscire a resistere fino a quella data, visto il logorio provocato dai noti disagi quotidiani che sono costretti a patire. I giorni per la “Vaca Mora”, la storica littorina a gasolio su binario unico a scartamento standard, in ogni caso sembrano quindi contanti. Ne ha macinati fino ad ora di chilometri dal 1916, quando fu inaugurato il tratto da Adria a Piove di Sacco, poi prolungato tra il 1929 e il 1931 fino a Mestre. Certamente non accadrà domani, e questo è il lato meno positivo della vicenda, ma la svolta pare proprio che arriverà.Leggi tutto

Discarica di Sant’Urbano in arrivo 70 mila tonnellate

A Sant’Urbano arrivano altre ventimila tonnellate di rifiuti dalle altre province e per questo la Regione alza la capacità di smaltimento della discarica. Con due decreti firmati da Nicola Dell’Acqua, direttore dell’Area Tutela e Sviluppo del Territorio, la Regione ha acconsentito il conferimento straordinario di rifiuti urbani diretti alla discarica tattica regionale di Sant’Urbano. Novemila tonnellate arriveranno dalla provincia di Belluno, quasi dodicimila da quella di Verona. Questa fa alzare l’asticella della capacità ricettiva dell’impianto, che da 156 mila tonnellate all’anno sale a 170 mila.Leggi tutto

IOV di Padova, silenzioso smantellamento: dove sono andati a finire i 3 ml per ristrutturare gli ambulatori?

È scontro sul futuro dell’istituto Oncologico Veneto, Padova perde la centralità strategica della struttura o invece si sta potenziando il Busonera? Il dibattito è aperto con il grido d’allarme lanciato dal vicepresidente della Quinta Commissione e consigliere del Pd, Claudio Sinigaglia: «Stiamo assistendo ad un silenzioso smantellamento, la situazione è critica per ambulatori e parcheggi. La Regione scommette tutto sullo Iov di Castelfranco dove si realizzeranno due nuovi bunker di radioterapia».Leggi tutto

Il Parco Colli festeggia 30 anni senza avere una governance

L’estate è conclusa e il Parco Colli resta senza un presidente e senza un governo. Eppure – è sempre bene ricordarlo – la Regione aveva promesso una nuova governance all’ente euganeo già per il gennaio 2019. Il Parco Colli, a questo punto, si prepara a vivere senza una guida una ricorrenza decisamente importante, quella dei trent’anni di vita. Il prossimo 10 ottobre, infatti, si celebrano i tre decenni della legge istitutiva del Parco Colli, la numero 38, appunto del 10 ottobre 1989. Per il ventennale – presidente era allora Chiara Matteazzi – i festeggiamenti furono lunghi e fastosi. Per questo decennio, invece, nessuno soffierà sulle candeline.Leggi tutto

Altro fallimento di Zaia : Veneto Sviluppo chiude nel silenzio assordante della Regione

Zaia non ha la minima idea di come garantire un futuro alla società, per le nostre imprese sarebbe una grave perdita” #bastaZaia

“Veneto Sviluppo chiude perché Zaia non ha la minima idea su come affrontare il futuro della partecipata. Il silenzio assordante della Regione è il viatico peggiore”. È quanto afferma il capogruppo del Partito Democratico Stefano Fracasso insieme alla vice Orietta Salemi e al consigliere Claudio Sinigaglia al termine delle audizioni di questa mattina in Prima commissione. “Dal prossimo anno non potrà più gestire i fondi di rotazione, che saranno messi a gara e c’è il serio pericolo che resti un ‘ferro vecchio’ inutilizzabile. Nonostante la scadenza ormai imminente e nota da tempo, il presidente non ha ancora individuato quale ruolo assegnarle. E così, nel frattempo, è ovvio che con il bilancio 2020 la Regione si prenda i 100 milioni del fondo salva imprese e ne metta almeno 50 per altre spese in conto capitale”.Leggi tutto

Ospedale Sant’Antonio, la Conferenza dei sindaci boccia ancora la cessione all’Azienda universitaria.

“Zaia e l’assessore Lanzarin ascoltino i sindaci dell’Ulss 6 e blocchino la cessione del Sant’Antonio all’Azienda ospedaliero-universitaria di Padova; la programmazione regionale e le relative schede devono essere riviste”. È quanto chiede Claudio Sinigaglia, consigliere del Partito Democratico, facendo proprio il parere della Conferenza dei sindaci dell’Ulss Euganea che nella riunione di venerdì scorso ha ribadito il ‘no’ al passaggio che dovrebbe avvenire entro fine anno.

“Anche se è mancato il numero legale per ratificare il rifiuto, dall’assemblea è emerso un giudizio negativo sul trasferimento. Il documento invita la Giunta a rivedere la programmazione e a rinviare ogni decisione quando sarà completato il nuovo Polo della salute e e riqualificato il Giustinianeo. Non è un ‘no’ aprioristico, ma legato alle tempistiche fissate dalla Regione, che ha dato un’inspiegabile accelerata. Queste forzature vengono viste come una sottrazione di servizi a favore dei padovani, a cui devono essere garantiti i livelli essenziali di assistenza. Per ora non c’è alcun motivo a favore della decisione della Giunta, né in termini di risparmi né, ancora peggio, per tutelare la salute dei cittadini. Invito perciò, nuovamente l’assessore alla Sanità Lanzarin e i presidente della Regione Luca Zaia a fare proprie le istanze dei sindaci e fermare l’intera operazione, è una penalizzazione immotivata di un intero territorio”.

Costituzione, proposta di modifica a favore dell’Ambiente e dello Sviluppo Sostenibile

La presente proposta di legge è finalizzata a introdurre nella Costituzione iprincìpi della tutela dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile.

Quando l’Assemblea costituente svolgeva il suo lavoro, sul pianeta Terra viveva meno dì un terzo degli attuali 7,6 miliardi di persone, che si stima diventeranno 9,5 miliardi nel 2045.

In parallelo con l’impetuoso incremento demografico, il progresso economico e sociale in questi ultimi settant’anni è stato straordinario; tuttavia, sia dal punto di vista ambientale che sociale, ci troviamo dì fronte a sfide che ì Costituenti non potevano immaginare e dì cui solo oggi abbiamo piena consapevolezza. Gli attuali modelli di produzione e consumo hanno portato l’uso di risorse e territorio a livelli che erano imprevedibili nell’immediato dopoguerra: corriamo perciò il rischio dì compromettere la possibilità non solo delle generazioni future, ma anche dì quelle presentì, di avere le stesse opportunità che hanno avuto le generazioni precedenti. Nello scenario descritto, la tutela dell’ambiente, la sostenibilità dello sviluppo e una prospettiva dì responsabilità intergenerazionale diventano condizioni imprescindibili.

Con questa proposta, si vuole portare all’attenzione di tutti la questione delle prossime generazioni e dell ‘Italia che vogliamo lasciare ai nostri figli, inserendo nella Carta costituzionale ì presupposti per un vero e proprio patto generazionale, basato sulla tutela dell ‘ambiente e sullo sviluppo sostenibile.

In questo senso si inquadra la proposta dì integrazione dell’articolo 2 della Costituzione nella direzione dì esplicitare l’estensione dì diritti e doveri fondamentali anche alle generazioni future. L’assenza dì un esplicito riconoscimento del «diritto all’ambiente» quale principio fondamentale del nostro ordinamento ci induce a considerare anche l’opportunità di una revisione dell ‘articolo 9 della Costituzione, che oggi si limita alla «tutela del paesaggio e dei beni culturali». Sì propongono inoltre alcune integrazioni agli artìcoli 41 e 44, stabilendo che l’iniziativa economica sì debba svolgere in modo da non

recare danno ali ‘ambiente e possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e dì sviluppo sostenibile. Il principio dì sostenibilità viene poi applicato anche allo sfruttamento del suolo.

La presenza dei concetti di tutela dell’ambiente e di sviluppo sostenibile nella Costituzione rafforzerebbe tutta la produzione normativa successiva, sottraendo il Legislatore alla tentazione dì ricercare soluzioni e consenso con interventi a impatto immediato, ma con ricadute negative nel medio-lungo termine.

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Allegati

Scontro dei Sindaci sul S. Antonio

Giordani alla Regione «Senza garanzie
noi non ci smuoviamo» Alessandro Bisato, segretario regionale PD e sindaco di Noventa: «La Regione rivaluti definitivamente la possibilità che il Sant’Antonio passi sotto il controllo dell’azienda ospedaliera».
«Il giorno in cui qualcuno mi convincerà a non preoccuparmi del fatto che un cittadino di Padova debba curarsi negli ospedali della provincia deve ancora arrivare. E dubito che arriverà mai. Io non mi smuovo dalla mia posizione». La voce è quella del sindaco Sergio Giordani. Il tema è il passaggio del Sant’Antonio sotto l’Azienda ospedaliera. Il primo cittadino torna sull’argomento dopo la conferenza dei sindaci di venerdì, convocata per esprimere un parere sulle schede ospedaliere (non vincolante ma obbligatorio entro il 30 settembre), finita senza il voto per l’abbandono di Giordani. Dopo due ore di tensione, la Conferenza dei Sindaci non ha potuto esprimere un giudizio sulle schede ospedaliere, sulla cessione del Sant’Antonio e sul documento promosso dal comune di Ponte San Nicolò condiviso con tutti i sindaci di centrosinistra, Giordani compreso.Leggi tutto