Camposampiero, altri medici si sono dimessi… il malcontento e’ generale

Venezia, 29 marzo 2018

“Prima i medici che scelgono di andarsene dall’ospedale di Cittadella e ora le incredibili dimissioni dei pediatri di Camposampiero! Due episodi che sono molto di più di un campanello d’allarme, la Regione deve ascoltare e capire un disagio che di giorno in giorno si fa più profondo: quali azioni ha in programma per rispondere alle denunce dei lavoratori e garantire dei servizi di qualità agli utenti?”. A chiederlo è il consigliere del Partito Democratico Claudio Sinigaglia che ha presentato un’interrogazione a risposta urgente dopo che tre professioniste del reparto di Pediatria hanno deciso di lasciare la struttura di Camposampiero.Leggi tutto

Valvole killer, vertice contro lo stallo… dopo gli interventi del PD!

IL CASO
VENEZIA Un vertice sul fondo per le vittime delle valvole killer. È convocato per domani a Palazzo Balbi un incontro fra i dirigenti regionali del Sociale e dell’Avvocatura, allo scopo di superare lo stallo in cui versano i 300.000 euro fermi in cassa ormai da tre mesi, mentre alle famiglie dei malati continuano ad arrivare le cartelle esattoriali. Per sbloccare quei soldi serve una delibera, pronta in bozza, ma ancora in attesa di passare il vaglio di legittimità.

LA VICENDA
All’origine della vicenda c’è uno dei più gravi scandali sanitari che il Veneto ricordi: quello dei dispositivi cardiaci forniti dall’azienda Tri Technologies e impiantati al centro Gallucci, che secondo l’inchiesta della Procura di Padova sarebbero stati da un lato difettosi e dall’altro frutto di tangenti. Il processo per omicidio colposo, lesioni e corruzione finì in Tribunale con pesanti condanne, poi però di fatto azzerate in Appello e in Cassazione, in parte per l’intervento della prescrizione e in parte per l’irreperibilità dei produttori brasiliani. Sollevata da ogni responsabilità civile, l’azienda ospedaliera formalizzò 32 ingiunzioni di pagamento, per un totale di 1 .595.000 euro, finalizzate a recuperare gli acconti dei risarcimenti versati in primo grado ai pazienti o ai loro congiunti, visto che alcuni di loro sono morti proprio in seguito a quegli interventi chirurgici.

LO STANZIAMENTO
È il caso ad esempio di Antonio Benvegnù, deceduto nel 2002 durante la convalescenza. Sua moglie Margherita e sua figlia Caterina sono state le prime a ricevere il conto, tanto che durante la scorsa maratona di bilancio erano state ricevute pressoché da tutti i gruppi politici in consiglio regionale. Un pressing sfociato, il 29 dicembre, nell’articolo 41 del Collegato alla legge di Stabilità, che prevedeva lo stanziamento di 300.000 euro secondo criteri da definire in giunta «entro e non oltre trenta giorni». In realtà ne sono passati inutilmente quasi novanta, scatenando l’indignazione del Partito Democratico, prima con Alessandra Moretti («La Regione traccheggia, ma nel frattempo le cartelle esattoriali corrono», benché sospese fino a luglio) e ora anche con Claudio Sinigaglia: «Cosa aspetta la Regione ad approvare la delibera? Lo scaricabarile burocratico non è giustizia. Chi siano i danneggiati è chiaro e deve essere altrettanto chiaro che non possono essere loro a pagare». Domani tecnici e avvocati esamineranno la bozza della delibera, che dovrebbe dare «priorità alle famiglie divenute monoparentali per il decesso di uno dei genitori causato dall’impianto delle valvole cardiache», per verificare la sua regolarità anche rispetto alle implicazioni penali della questione. 

LA SOFFERENZA
Intanto le vittime aspettano, come ricorda Caterina Benvegnù su Facebook: «La cartella esattoriale è arrivata anche a me, fredda come una lama. Il riassunto delle puntate precedenti è presto fatto: la somma che l’ospedale ci chiede di restituire – a fronte della morte di mio padre, lo ricordo – è ora di 240.000 euro, che comprendono anche le spese legali. La Regione, che aveva stanziato un fondo di 300.000 euro, non si è ancora espressa nei criteri di erogazione, e forse non ha chiaro che la cifra non basta per coprire le nostre somme e quelle di tutte le altre persone coinvolte in questa storia senza fine». E alla ferita economica si aggiunge la sofferenza morale: «Noi continuiamo ad attendere e a trovarci protagoniste – senza volontà alcuna – di una vicenda kafkiana e paradossale, che se da un lato è combustibile per la rabbia, dall’altro corrode lentamente, ci fa svegliare la notte nel panico, ci fa arrovellare in un’intricata spirale di assurdità, ci centrifuga in un moto inarrestabile e, per noi, inconoscibile. Non so quante volte io sia costretta a ribadirlo, ma la lotta continua».

Cure del linfedema, la Giunta cosa aspetta ad applicare le Linee di indirizzo approvate in Conferenza Stato-Regioni un anno e mezzo fa?

Venezia, 28 marzo 2018
“Il linfedema è una patologia che provoca il rigonfiamento degli arti a causa di una mancanza del drenaggio della linfa sotto la pelle, deformazione che procura anche dolore e difficoltà nei comuni movimenti del quotidiano, dal vestirsi al passeggiare. Se un tempo era classificata tra le malattie rare, oggi il linfedema è paragonabile per diffusione al tumore al seno. 40mila nuovi casi ogni anno si registrano in Italia e sono in costante aumento. Questa malattia, infatti, può presentarsi in chi soffre di alterazioni del sistema linfatico ma i casi aumentano soprattutto perché interessa dal 20% al 40% dei pazienti sottoposti a terapie oncologiche in cui si rende necessario intervenire con lo svuotamento dei linfonodi. In tutta Italia, tra linfedemi primari e secondari, i pazienti oncologici viventi affetti sono circa 350mila, in Veneto sono stimati in circa 40mila. Dobbiamo garantire pienamente il trattamento di questa patologia, riducendo la migrazione sanitaria: al momento, infatti l’assistenza sul territorio Veneto è gravemente insufficiente e frammentaria!”. A dirlo è Claudio Sinigaglia, consigliere del Partito Democratico, che ha presentato un’interrogazione a risposta immediata, sollecitando la Regione a intervenire.

“Al di là di pochi centri ultraspecialistici, con liste di attesa lunghe per accedere ai trattamenti, mancano informazioni e la prevenzione è pressoché inesistente. Tanto che numerosi pazienti sono costretti a recarsi all’estero, Austria e Germania soprattutto, con costi e disagi facilmente immaginabili, per ottenere cure adeguate. Un anno e mezzo fa sono state approvate le linee di indirizzo sulla cura del linfedema, che però sono ancora inapplicate. Non è certo il miglior modo per rispondere alle esigenze dei malati. Quanto ancora dovranno aspettare?”, domanda il vicepresidente della Prima commissione.

“L’intesa, sottoscritta durante la Conferenza Stato-Regioni, è del 15 settembre 2016, eppure è tutto fermo. Il testo prevede ‘lo sviluppo di reti integrate tra centri di riferimento per la patologia linfedematosa, ospedali, ambulatori territoriali, laboratori diagnostici e nel contempo di promuovere la costituzione, a livello regionale, di Pdta (percorsi diagnostici terapeutici assistenziali)’; inoltre le linee di indirizzo raccomandano ‘una organizzazione sanitaria tesa alla miglior gestione possibile del malato linfatico e una formazione specifica per i sanitari (MMG e specialisti) e parasanitari’. Quali sono i motivi oggettivi che ostacolano questa applicazione?”.

Sinigaglia (PD): “Lo stop alle medicine di gruppo certifica il fallimento del Piano sociosanitario di Zaia”

Venezia, 22 marzo 2018
“L’addio alle Medicine di gruppo è il fallimento del Piano sociosanitario, l’ennesimo esempio dell’incapacità di programmare della Giunta Zaia”. A dirlo è Claudio Sinigaglia, consigliere del Partito Democratico, che commenta lo stop al progetto, arrivato dal ministero dell’Economia, perché giudicato troppo oneroso per le casse pubbliche.

“Ricordiamo le parole dell’assessore alla Sanità quando venne ratificato l’accordo con le organizzazioni sindacali: ‘è stato realizzato uno dei cardini della riforma sociosanitaria’. Era il 2015. Sono passati tre anni e gli ambulatori h12 o h24 sono praticamente al palo e adesso dovrebbero essere accantonati perché troppo costosi e metterebbero a rischio il bilancio sia del Veneto; mi sembra siamo di fronte più che altro ad una osservazione della Corte che può essere sicuramente superata se si è convinti della bontà della scelta. Ma ci sembra non sia così, come dimostrato dai continui contenziosi con i medici di medicina generale. Gli investimenti nel territorio, le strutture intermedie, le MGI, gli hospices sono investimenti iniziali che poi porteranno ad un risparmio globale e al raggiungimento degli obbiettivi di salute”.

“rinunciare allo sviluppo della MGI significa far crollare uno dei due pilastri del Piano sociosanitario, ovvero il territorio e la presa in carico della cronicità. Adesso avremo meno ospedale e anche meno territorio. La rivoluzione sbandierata da Zaia rischia inopinatamente di finire prima ancora di cominciare: una volta conclusa la sperimentazione, le Medicine di gruppo già esistenti diventeranno semplici studi associati senza specialisti, aperti sette ore al giorno. Restano però le esigenze di tante famiglie e dei malati cronici, a cui dovremo trovare risposte”.

 
 

Sinigaglia (PD): “Valvole killer, Zaia non abbandoni le vittime: non possono pagare due volte per un grave episodio di malasanità

Venezia, 21 marzo 2018
“Perché Zaia ha abbandonato più di 30 famiglie vittime di malasanità? Cosa aspetta la Regione ad approvare la delibera sul fondo di sostegno alle vittime delle valvole cardiache difettose? Lo scaricabarile burocratico non è giustizia. Chi siano i danneggiati è chiaro e deve essere altrettanto chiaro che non possono essere loro a pagare”. È quanto afferma il consigliere del Partito Democratico Claudio Sinigaglia a proposito degli interventi chirurgici al cuore con valvole difettose effettuati dall’Azienda ospedaliera di Padova, con la drammatica beffa dei risarcimenti sospesi e la richiesta di restituzione delle somme ricevute come anticipo per i danni subiti.
“Due persone sono morte, le altre hanno dovuto subire una seconda operazione per sostituire le valvole. Le vittime e i loro cari hanno diritto al risarcimento, punto e basta!. Anche se le valvole erano certificate, anche se la ditta che le costruiva è ormai fallita, non possono esserci dei percorsi giuridici che vadano a imputare la responsabilità esclusiva a soggetti che non possono più rimborsare nessuno. E che, nel frattempo, l’Azienda ospedaliera chieda indietro il risarcimento prima erogato alle famiglie. Zaia non faccia finta di nulla e metta fine a un’ingiustizia enorme – insiste il vicepresidente della Prima commissione – Fra l’altro queste famiglie stanno pure sostenendo le spese legali, aggiungendo sofferenza a sofferenza per un’assurda ottusità che deve essere superata”.
Da qui il sollecito alla Giunta: “La Regione eroghi subito i finanziamenti – la delibera sul fondo di sostegno è già in ritardo di due mesi – e si rifiuti di chiedere indietro i risarcimenti. Ma occorre fare ancora di più: affrontare i percorsi legali di tutela, senza scaricarli sulle spalle di famiglie che hanno già sofferto troppo per questo grave episodio di malasanità. È una questione di giustizia tanto elementare quanto evidente”.

Intramoenia e liste d’attesa. Cosa sta succedendo in Veneto? Interrogazione alla V commissione

Venezia, 20 marzo 2018
“È semplicemente inaccettabile che per una visita medica in una struttura pubblica l’attesa media sia di 65 giorni, contro i 7 nel privato e 6 dell’intramoenia, c’è il rischio che venga meno un diritto universale sancito dalla Costituzione. Per questo chiediamo urgentemente una riunione della Quinta commissione, in modo da verificare come funziona l’intramoenia e quali obbiettivi raggiunge. Assieme alle rappresentanze dei Medici e a quelle sindacali”. A dichiararlo è Claudio Sinigaglia, consigliere del Partito Democratico, in riferimento anche all’indagine condotta dal centro Crea Sanità (commissionata dalla Fp Cgil) ‘Osservatorio sui tempi di attesa e sui costi delle prestazioni sanitarie nei Sistemi sanitari regionali’, basata su un campione di oltre 26 milioni di cittadini in Veneto, Lombardia, Lazio e Campania.

“Le nostre denunce hanno trovato conferma – aggiunge ancora il consigliere padovano – Secondo lo studio dal 2014 a oggi le cose sono ulteriormente peggiorate, quindi è necessario approfondire come funziona o non funziona il sistema e capire come mai nonostante ci siano stati diversi interventi negli ultimi anni, come le visite serali, festive e prefestive ( a proposito… ci sono ancora? e con quali costi e con quali risultati?), la situazione non sia migliorata, spingendo inevitabilmente un maggior numero di persone, quelle che però possono permetterselo, verso le strutture private”.

Sinigaglia, Salemi, Pigozzo, Moretti, Fracasso, Zottis (PD): “Urgente convocazione della quinta Commissione su…

Pubblicato da Claudio Sinigaglia su martedì 20 marzo 2018