PD e UDC, una collaborazione possibile, di Claudio Sinigaglia

A cura di Claudio Sinigaglia

Qualcuno sta storcendo il naso di fronte all’ingresso dell’UDC nella giunta del Comune di Padova. “Ma come? Poco meno di un anno fa l’UDC, alleandosi con il centro destra, ha messo seriamente a rischio l’elezione di Zanonato… L’UDC ha governato con Galan fino all’ultimo istante…”.

Tutto vero, ma ciò che sta succedendo nell’Italia settentrionale e nel Veneto in modo particolare, sta spingendo le forze politiche democratiche ad interrogarsi sul rischio di una deriva populista e autoritaria dalle conseguenze conflittuali con pesanti ingiustizie sociali.

Non a caso la campagna elettorale per le regionali dell’Udc, condotta da De Poli, è stata interamente impostata contro la destra leghista e il pericolo che essa rappresenta per i tradizionali valori veneti.

Penso sia proprio questo, assieme alla comune opposizione al governo Berlusconi, il punto di partenza per compiere con l’Udc un percorso dall’ avvio programmatico, ma con degli scenari che potrebbero diventare strategici.

Anche in Austria la Destra autoritaria sale di molto, ma rimane isolata al 16% e non può governare. In Italia invece la Destra leghista conquista due Regioni perché viene legittimata e sostenuta dal PDL che le consente grandi conquiste al Nord in cambio dell’appoggio, ovvero dei numeri, per guidare l’intero Paese.

Gli accordi ricattatori tra Bossi e Berlusconi sono evidentissimi: senza Bossi non sarebbero stati approvati i provvedimenti ad personam a favore di Berlusconi e neppure sarebbero stati finanziati i Comuni dissestati di Palermo, Catania, Roma… in cambio Bossi incassa la promessa del federalismo e la guida di Piemonte e Veneto.

Le ultime elezioni hanno dimostrato come il progetto del PDL, liberismo in economia e nella finanza – concorrenza nei mercati – autoregolazione sociale, abbia perso sostanziale credibilità e per riuscire a rimanere al potere abbia bisogno di ricorrere alle sferzate identitarie, con tratti di evidente, ma sempre scusato, razzismo, portato dalla Destra leghista.

L’udc ha preso nettamente le distanze da questi accordi in nome di riferimenti valoriali alla persona, alla famiglia e alla comunità che anche il PD condivide. Sulla base di questi comuni riferimenti è possibile anche a Padova governare assieme.

Si perché il Pd a Padova ha dimostrato di saper mettere assieme legalità, sicurezza e solidarietà. Non ha mai tradito il rispetto per la persona in tutte le fasi della sua vita e in tutte le condizioni sociali, ha aiutato la crescita delle famiglie, ha promosso importanti progetti di prevenzione ed educazione, ha investito in cultura, ambiente, mobilità e sviluppo sostenibile. Difficile  rimanere insensibili di fronte ad un percorso cosi coerente e lineare, che mi auguro possa essere riconosciuto da un maggioranza di cittadini sempre più ampia.

Il Ministro Maroni finanzia i nomadi, di Claudio Sinigaglia

A cura di Claudio Sinigaglia

Cosa c’è di piu’ difficile da accettare oggi, dalla maggioranza della gente? Gli sprechi della pubblica amministrazione, i contributi per chi non li merita, i finanziamenti per i nomadi… La Destra leghista è maestra nel cavalcare e fomentare la rabbia dei cittadini su questi argomenti.
E il Comune di Padova cosa va a fare? Va a stanziare 450.000 mila euro per migliorare il campo nomadi di via Longhin. Bravi, con la gente che deve affrontare la crisi, che non sa come arrivare a fine mese…il Comune di Padova non trova di meglio che dare i soldi ai nomadi.
Questo è quanto si poteva chiaramente dedurre dai titoli e dall’articolo apparso lunedi 12 aprile sul Gazzettino di Padova. Ci sono notizie che lasciano il segno nell’opinione pubblica… si privilegiano gli immigrati, i nomadi a danno dei padovani… e allora un coro di proteste contro l’amministrazione Zanonato.
Poi leggendo bene l’articolo, qualche dubbio magari poteva pur nascere … ma i commenti televisivi locali, della gente al mercato ( almeno 5 persone mi hanno fermato per chiedermi spiegazioni) sono stati tutti nella direzione:” vedito, ciò! il Comune, per chi vuole, i schei i tira fora…”
E allora devo spiegare: i finanziamenti sono arrivati da ben due Ministeri e in epoche diverse (nel 2007 da Ferrero, 220.000 euro e nel 2009 ,altri 230.000, da Maroni).Gli yltimi fanno parte del Piano del Governo per sistemare le aree nomadi e a Padova serviranno per chiudere i campi nomadi esistenti e consentire ai cittadini padovani sinti e rom, residenti da 30/40 anni nella nostra città di abitare in piazzola con servizi o in un piccolo alloggio realizzato con l’autocostruzione, di cui pagheranno affitto, utenze e quant’altro e di cui ogni famiglia sarà titolare. Quindi abbandono completo della logica del campo nomadi e assunzione personale di responsabilità dei nomadi/stanziali per la gestione e per i pagamenti! Risultato: maggiore sicurezza per tutti.
Ma non è finita qua. Lo stanziamento erogato dal ministro degli interni Maroni è collegato ad un bando emanato dalle prefettura e di cui hanno goduto anche i Comuni di Vicenza e di Verona: il sindaco Tosi ha presentato un progetto di sistemazione dei rom presenti nella sua città per 1.200.000 euro! Robe dell’altro mondo, vero! Ma questo l’articolo non lo riportava! Ribadiva invece in un sottotitolo: una quota dello stanziamento arriva dal governo Prodi… cosi, tanto per non essere di parte…Chiudo ponendomi un’altra domanda: è compito dei giornali spiegare o la nuova mission dei quotidiani è fomentare la conflittualità sociale?

Alcune spiegazioni sui finanziamenti del Ministro Maroni per i nomadi, di Claudio Sinigaglia

A cura di Claudio Sinigaglia

Cosa c’è di piu’ difficile da accettare oggi, dalla maggioranza della gente? Gli sprechi della pubblica amministrazione, i contributi per chi non li merita, i finanziamenti per i nomadi… La Destra leghista è maestra nel cavalcare e fomentare la rabbia dei cittadini su questi argomenti.
E il Comune di Padova cosa va a fare? Va a stanziare 450.000 mila euro per migliorare il campo nomadi di via Longhin. Bravi, con la gente che deve affrontare la crisi, che non sa come arrivare a fine mese…il Comune di Padova non trova di meglio che dare i soldi ai nomadi.
Questo è quanto si poteva chiaramente dedurre dai titoli e dall’articolo apparso lunedi 12 aprile sul Gazzettino di Padova. Ci sono notizie che lasciano il segno nell’opinione pubblica… si privilegiano gli immigrati, i nomadi a danno dei padovani… e allora un coro di proteste contro l’amministrazione Zanonato.
Poi leggendo bene l’articolo, qualche dubbio magari poteva pur nascere … ma i commenti televisivi locali, della gente al mercato (almeno 5 persone mi hanno fermato per chiedermi spiegazioni) sono stati tutti nella direzione:” vedito, ciò! il Comune, per chi vuole, i schei i tira fora…”
E allora devo spiegare: i finanziamenti sono arrivati da ben due Ministeri e in epoche diverse (nel 2007 da Ferrero, 220.000 euro e nel 2009 ,altri 230.000, da Maroni).Gli ultimi fanno parte del Piano del Governo per sistemare le aree nomadi e a Padova serviranno per chiudere i campi nomadi esistenti e consentire ai cittadini padovani sinti e rom, residenti da 30/40 anni nella nostra città di abitare in piazzola con servizi o in un piccolo alloggio realizzato con l’autocostruzione, di cui pagheranno affitto, utenze e quant’altro e di cui ogni famiglia sarà titolare. Quindi abbandono completo della logica del campo nomadi e assunzione personale di responsabilità dei nomadi/stanziali per la gestione e per i pagamenti! Risultato: maggiore sicurezza per tutti.
Ma non è finita qua. Lo stanziamento erogato dal ministro degli interni Maroni è collegato ad un bando emanato dalle prefettura e di cui hanno goduto anche i Comuni di Vicenza e di Verona: il sindaco Tosi ha presentato un progetto di sistemazione dei rom presenti nella sua città per 1.200.000 euro! Robe dell’altro mondo, vero! Ma questo l’articolo non lo riportava! Ribadiva invece in un sottotitolo: una quota dello stanziamento arriva dal governo Prodi… cosi, tanto per non essere di parte…Chiudo ponendomi un’altra domanda: è compito dei giornali spiegare o la nuova mission dei quotidiani è fomentare la conflittualità sociale?

Lasciare il segno

Claudio Sinigaglia, consigliere regionale

Cari amici, care amiche

Due mesi di campagna elettorale possono lasciare il segno!!!

Tanti incontri, confronti con amici, sostenitori, iscritti, cittadini… da san Pietro in Gù ad Anguillara, per conoscere e intessere legami con il territorio.

Giuseppe Bortolussi, il nostro candidato presidente, può lasciare il segno, con la sua competenza e la sua capacità di dialogo con il mondo delle piccole e medie imprese, gli artigiani, le aziende agricole, i lavoratori…

I candidati del PD in consiglio regionale possono lasciare il segno continuando a collaborare con gli amministratori, con i circoli e con i vari esponenti del partito per far crescere il PD.

I progetti discussi, esaminati, applauditi possono lasciare il segno se diventeranno concrete realizzazioni.

Le critiche agli avversari politici possono lasciare il segno se sono ben motivate, se evitano la demagogia ed evidenziano le conseguenze negative degli errori del centrodestra.

L’impegno gratuito e volontario, la passione politica, il senso civico profusi durante la campagna elettorale da parte di tantissimi iscritti e simpatizzanti hanno lasciato il segno: dobbiamo dimostrare gratitudine ed esprimere loro un solenne riconoscimento.

Dobbiamo lasciare un segno per costruire l’alternativa politica in questa Regione, che da troppo tempo è in mano alla Destra e ora sarà in mano alla Destra leghista.

Dobbiamo lasciarlo….. garantendo continuità agli incontri alle relazioni attivate in campagna elettorale e assicurando a tutti piena disponibilità di presenza e di informazione con altrettanta dose di determinazione e lungimiranza politica.

Questo è il mio impegno. Grazie a tutti.

Claudio Sinigaglia

Il mio “no” al nucleare, di Claudio Singaglia

A cura di Claudio Sinigaglia

No a una discussione ideologica, ragioniamo su costi e benefici

Una scelta politica deve prendere in considerazione diversi aspetti e considerarli nel suo insieme. Eccone alcuni che riguardano il ritorno al nucleare e che, sommando i pro e i contro, fanno capire come investire sull’energia nucleare sia oggi quanto mai inopportuno, sia per l’ambiente che per l’economica.

1 – Scarsità e limitatezza dell’uranio in natura: la disponibilità dell’uranio, al ritmo di produzione attuale, continuerà per altri 50/60 anni. Un piano energetico nucleare si basa quindi su una materia prima “senza futuro”.

2 – Rimane senza soluzioni il grave problema dello stoccaggio delle scorie nucleari, la cui radioattività si misura in tre livelli: alta, media, bassa. Servono MIGLIAIA DI ANNI per estinguere l’alta radioattività!

3 – Rischio di incidenti: si misura nel rapporto probabilità/conseguenze. Superfluo ribadire le tragiche conseguenze legate agli incidenti. Ovvio il richiamo all’etica della responsabilità.

4 – La localizzazione delle centrali si dimostra sempre molto problematica, soprattutto su zone altamente antropizzate, come le nostre. Requisiti per la collocazione: grande afflusso d’acqua, basso rischio tellurico, bassa densità di popolazione!

5 – I costi del piano energetico nucleare sono enormi. Non solo quelli di costruzione (5/6 mld di euro per reattore), ma soprattutto quelli dello smaltimento e dismissione che non risolvono il problema delle scorie e della radioattività!

6 – I tempi di realizzazione sono lunghissimi: si ipotizza l’inizio della costruzione delle prime centrali nel 2013 e la conclusione nel 2020/22

7 – Rischio di un uso del nucleare anche per scopi bellici, con la continua necessità di proteggere i siti da eventuali danni o attacchi terroristici.

8 – Le centrali nucleari producono energia elettrica, che rappresenta un quinto del fabbisogno italiano dell’energia complessiva necessaria per trasporti, riscaldamento, agricoltura…

9 – Il sistema energetico dell’Italia è ora basato per la maggior parte su centrali termiche a gas, carbone e petrolio; una piccola parte riguarda le energie rinnovabili, pulite; l’energia nucleare, importata da Francia e Svizzera, rappresenta il 13% circa!

10 – Arrivare tardi sul nucleare, e senza raggiungere risultati significativi, oltre che rischioso è per niente lungimirante!

All’investimento sul nucleare è ora preferibile un forte investimento sulla GREEN ECONOMY, sia in termini di produzione energetica, sia di salvaguardia dell’ambiente, sia di rilancio occupazionale!