Il futuro della scuola

INCONTRO PUBBLICO CON BACHELET, BORTOLUSSI E SINIGAGLIA

Giovanni Bachelet, presidente del Forum nazionale istruzione del PD (e figlio di Vittorio, il professore di diritto assassinato 30 anni fa dalle Br all’università la Sapienza di Roma), sarà in Veneto venerdì 5 marzo per parlare del futuro della scuola insieme al candidato presidente alle regionali Giuseppe Bortolussi e a Claudio Sinigaglia, candidato PD al consiglio.

«I tagli alla scuola sia essa pubblica che paritaria messi in atto dal governo e dalla regione stanno compromettendo il suo stesso futuro – commenta Sinigaglia lanciando l’incontro di approfondimento – A rischio le scuole di ogni ordine e grado, da quelle d’infanzia agli istituti superiori costretti a mettere mano ai propri fondi cassa, impossibilitati a pagare i supplenti, con genitori che si autotassano e famiglie che pagano rette elevate per mandare i figli alle materne. Una scuola di qualità è la fondamentale grande risorsa per il futuro sviluppo del nostro paese e della nostra regione».

Alla serata con inizio alle 18 all’hotel Crowne Plaza di Limena (uscita Padova ovest) interverranno, tra gli altri, l’on. Margherita Miotto della XII commissione affari sociali della Camera, il consigliere regionale PD Franco Frigo, il vicepresidente del consiglio provinciale on. Dino Scantamburlo, il direttore generale Enaip Veneto Antonino Ziglio, Nereo Marcon di Cisl Scuola, il presidente regionale della Fism Ugo Lessio e l’assessore padovano alle politiche scolastiche Claudio Piron.

Oltre che studenti, dirigenti scolastici, insegnanti, genitori….

Vi aspettiamo numerosi!

Info: 346-3064119.

I cattolici nel PD e nella politica, di Claudio Sinigaglia

A cura di Claudio Sinigaglia

Ho letto in questi ultimi giorni alcune dichiarazioni di esponenti politici locali finalizzate ad accaparrarsi il voto dei cattolici.

Penso sia un po’ troppo facile strumentalizzare l’appartenenza religiosa e usarla come tiritera elettorale, quasi fosse  uno spot pubblicitario… «Solo noi siamo “bianchi” che più “bianchi” non si può».

A ben guardare infatti i cattolici militano in ogni partito. Nel PD a livello nazionale, regionale e locale trovo molti esponenti del cattolicesimo democratico, come la vicepresidente della Camera Rosy Bindi, il vicesegretario nazionale Enrico Letta, e come, solo per citarne alcuni legati all’esperienza Veneta, l’on. Margherita Miotto, il senatore Paolo Giaretta, i consiglieri regionali Franco Frigo e Andrea Causin, il consigliere provinciale Dino Scantamburlo, il capogruppo a Palazzo Moroni Gianni Berno.

Il senatore Giaretta ricordava alcuni giorni fa che l’esperienza di governo del centrosinistra in Italia ha portato a leggi importanti anche su temi spinosi per la sinistra, come in materia di parità scolastica, evitando battaglie ideologiche proprio perché nel centrosinistra “la tradizione del cattolicesimo democratico ha avuto cittadinanza, peso e buoni argomenti” a differenza ad esempio dell’esperienza Udc al Governo nazionale e regionale.

Il problema, a mio parere, non è tanto nell’appartenenza religiosa quanto nella coerenza politica e nella traduzione dei valori di riferimento cattolici in progettualità politica.

Ad esempio come cattolici dobbiamo affermare (e tradurre in prassi politico-amministrativa) “Prima la persona, prima la famiglia, prima il lavoro, prima l’ambiente…” o ci vanno bene gli slogan “Prima il Veneto” o “In Veneto per i veneti”?

Ci sta a cuore il futuro delle giovani generazioni, puntiamo sulla loro educazione e sulla prevenzione del disagio o tagliamo con brutalità i finanziamenti per la scuola, per i progetti giovanili, per il sostegno alla genitorialità? Nel Veneto purtroppo sta avvenendo questo!

E allora dopo aver  sforbiciato il sociale, dopo aver criminalizzato i poveri, dopo aver acuito le disuguaglianze con iniqui provvedimenti regionali siamo sicuri che tutti  possano issare la bandiera “noi siamo cattolici doc”?

Sicuramente in una diffusa mentalità individualista, conflittuale e soprattutto di difesa degli interessi personali, non è facile far breccia parlando di comunità e di solidarietà, ma la credibilità e la coerenza in politica si affermano giorno dopo giorno con progetti capaci di dare speranza e di offrire un futuro a ogni persona che abita e lavora nel nostro Paese.

Dal Comune un fondo di 200 mila euro per chi ha perso il lavoro

(Ni.Co.). C’è chi non ha i soldi per le bollette. Chi non ce la fa a pagare l’affitto. E chi, addirittura, non riesce neppure a comprarsi da mangiare. L’amministrazione comunale, su iniziativa dell’assessore ai Servizi sociali Claudio Sinigaglia, ha stanziato un fondo complessivo di 200 mila euro da mettere a disposizione di chi ha perso il lavoro, con una quota massima pro capite di 1.200 euro una tantum. Le richieste si possono presentare da oggi fino al 15 aprile. Possono accedere ai contributi i lavoratori dipendenti che hanno perso il lavoro, ma sono esclusi coloro che avevano un impiego a tempo determinato, ai quali non sia stato rinnovato il contratto alla scadenza dello stesso.

I requisiti richiesti, come ha spiegato il caposettore Lorenzo Panizzolo, sono la residenza a Padova, e il fatto che i richiedenti siano disoccupati da almeno tre mesi continuativi e che siano senza lavoro anche nel momento in cui presentano la richiesta di contributi. Il licenziamento, poi, deve essere conseguenza della crisi finanziaria. Le prescrizioni riguardano poi il reddito mensile che non deve essere superiore ai 1.500 euro per un nucleo anagrafico di 1-2 componenti; di 1.600 se i componenti sono 3 e di 1.700 se si tratta di 4 o più familiari. Come detto, il contributo una tantum per ogni richiesta sarà pari a 1.200 euro, che però verrà ridotto in misura proporzionale al reddito netto mensile e al numero di componenti della famiglia. Il modulo per richiedere il finanziamenti viene distribuito negli uffici dei Servizi Sociali di via del Carmine 13, oppure a Palazzo Moroni.

(fonte: Gazzettino di Padova del 2.03.2010)

Il futuro della scuola

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IL FUTURO DELLA SCUOLA

Venerdi’ 5 marzo  ore 18.00

presso il Crowne – Plaza   di  Limena

 

Con:

Giovanni BACHELET- Presidente Forum Nazionale Istruzione del PD

Giuseppe BORTOLUSSI- Candidato Presidente Regione Veneto

Claudio SINIGAGLIA – Candidato consigliere PD in Regione

 

Parteciperanno:

on. Margherita MIOTTO, XII commissione affari sociali della Camera

Franco FRIGO, Consigliere regionale PD

on. Dino SCANTAMBURLO, PD – Vicepresidente del Consiglio provinciale

Antonino ZIGLIO, Direttore generale Enaip Veneto

Nereo MARCON, Cisl Scuola

Ugo LESSIO, Presidente Fism regionale

Claudio PIRON, Assessore politiche scolastiche ed educative – Padova

 

 

… studenti, dirigenti scolastici, insegnanti

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Forum Associazioni Familiari

Sinigaglia tra i primi a firmare il Manifesto elettorale del Forum

Un patto con le famiglie. Così possiamo definire la firma che oggi Claudio Sinigaglia ha messo in calce al manifesto elettorale “Una Regione a misura di famiglia” proposto dal Forum delle associazioni familiari a tutti i candidati alle elezioni regionali di fine marzo. Un’assunzione di impegno che il candidato consigliere del PD ha sottoscritto ufficialmente davanti alla stampa locale e poi inviato alla sede nazionale del Forum a Roma.

Il documento enuncia una serie di interventi per le politiche familiari che vanno dal sostegno alla genitorialità (naturale, adozione e affido) alla diminuzione delle tariffe dei servizi come acqua, luce, trasporti col crescere del numero dei componenti familiari, dal sostegno nella scelta della scuola, sia essa statale che paritaria, fino alla riconciliazione dei tempi di famiglia e lavoro.

“Tra le priorità del Forum che in particolare mi stanno più a cuore – ha commentato Sinigaglia che condividendo gli assunti del Forum è tra i primi aderenti del manifesto – l’istituzione della VIF, la Valutazione di Impatto Familiare, in modo che prima di prendere qualsiasi decisione si valutino le ricadute effettive che questa può avere sulle famiglie, l’istituzione di una consulta regionale delle associazioni familiari per creare momenti di confronto e dibattito tra la politica e le famiglie, la formulazione a livello regionale di un fisco a misura delle famiglie”.

Leggi il Manifesto elettorale “Una Regione a misura di famiglia”

Scuole materne al bivio

Il Veneto stanzia meno della metà di altre regioni per le paritarie

Qual è il futuro delle scuole materne in Veneto? Perché il Veneto per ciascun alunno iscritto alle scuole materne paritarie contribuisce solo per 15 euro al mese quando altre regioni stanziano il doppio o quasi (il Piemonte le finanzia per 30 euro al mese, l’Emilia Romagna addirittura 40 euro al mese)? Eppure in Veneto gli alunni che frequentano le strutture paritarie sono oltre 94mila su 140mila alunni totali. Tra le scuole paritarie quelle aderenti alla rete Fism contano ben 85 mila iscritti mentre appena 7 mila sono gli alunni iscritti in scuole gestite da enti locali.

Le scuole paritarie sono soprattutto parrocchiali e le parrocchie si ritrovano spesso a erogare servizi che l’ente pubblico, specie dopo i sostanziosi tagli ai trasferimenti statali, non riuscirebbe a fornire ai cittadini. Incomprensibili dunque i motivi per cui la regione investe così poco in queste strutture fondamentali per le giovani coppie. Se non si cambierà rotta, rischiano la chiusura molte materne paritarie, mentre i comuni si vedranno costretti ad aumentare le rette. Ma non è tutto: si mettono a rischio anche numerosi posti di lavoro, visto che la Fism conta in Veneto quasi 8200 operatori, soprattutto donne.

Nelle scuole Fism i costi della retta dell’asilo sono per tre quinti a carico delle famiglie (150 euro al mese), 55 euro al mese sono coperti dallo Stato, 40 euro al mese dai comuni (Padova però ne stanzia 42 euro al mese) e appena 15 la regione.

Non va meglio la situazione per gli asili nido dove Claudio Sinigaglia, insieme al collega Claudio Piron assessore alle politiche scolastiche di Padova, ha contato tagli ai finanziamenti regionali per poco meno di 38 milioni di euro. Nel 2005 (Giunta Galan) la regione copriva il 30% dei costi, nel 2008 la copertura regionale è appena del 9,8%. Al comune di Padova mancano ad esempio 1.666 euro all’anno per ogni bambino che moltiplicato per i 14 mila bambini iscritti nelle scuole comunali (23.324.000 euro) e gli 8.600 nelle scuole privati (14.327.600 euro) fa esattamente 37,6 milioni di euro in meno per le casse comunali. A farne le spese le famiglie con figli piccoli e le donne che non riescono a tornare al lavoro dopo la maternità.

La finanziaria regionale 2009 ha tagliato 17 milioni per il sociale di cui 7 milioni destinati agli asili nido, il governo ha tagliato 14 milioni destinati alle scuole paritarie (solo per il Veneto 1 milione e 310 mila euro in meno) ed entro il 2011 il ministro Tremonti prevede ulteriori tagli di 223 milioni per le scuole paritarie. «È semplicemente assurdo – commenta Sinigaglia – Grazie ai servizi offerti dalle scuole paritarie lo Stato risparmia 6 miliardi di euro all’anno! Una soluzione ci sarebbe: perché non investire nelle scuole materne del Veneto parte dei 131 milioni di euro di Irpef che il governo regionale prevede di tagliare nel 2010? Ma pare che il centro destra sia più impegnato a promuovere la campagna elettorale di Zaia che non le famiglie giovani e i loro figli».

A livello nazionale, tra le proposte che Sinigaglia sta portando avanti c’è anche quella di una legge sulla scuola d’infanzia in linea con l’Europa: una legge che riconosca gli asili e le materne come il primo anello delle scuole dell’obbligo e non più come servizi a domanda individuale, che distribuisca la responsabilità di finanziamento alle regioni e allo stato e non alle famiglie.

Claudio Sinigaglia a Limena

Claudio Sinigaglia

Venerdì 26 febbraio – Ore 21

Presso la Sala Barchessina del comune di Limena (dietro l’ufficio postale)

Approfondimento programmatico

incontro organizzato dal Circolo PD di Limena con Franco Frigo e

Claudio Sinigaglia, candidato in Consiglio Regionale

 

Claudio Sinigaglia

Cosa c’azzecca Zaia sulla rivista di FederSanità

Mi sono chiesto più volte cosa c’entrassero gli articoli di Zaia sulla rivista il Welfare di Federsanità Anci… mi sono guardato lo statuto di federsanità; ve lo allego perchè anche voi possiate misurare l’ incoerenza tra le finalità conclamate dello statuto e l’inserimento degli articoli sulla rivista il Welfare, inneggianti il nuovo presunto padroncino del Veneto di cui apprezziamo fin d’ora l’arroganza!!!
Possiamo pensare che quanto riportato da Zaia migliorerà il sistema nazionale sociosanitario!!!???
Se il buongiorno si vede dal mattino, possiamo immaginare lo sperpero di denaro pubblico, per decantare l’immagine personale, che Zaia continuerà a fare!!
Art. 2 Statuto Federsanità – Anci
Finalità
1 – Scopo della Confederazione è quello di perseguire e dare valenza nazionale agli obiettivi e agli scopi delle federazioni regionali assicurandone la rappresentanza nei rapporti con lo Stato e le Regioni al fine di concorrere alle decisioni in materia sanitaria e socio-sanitaria.

2 – Scopo della Confederazione è altresì quello di promuovere il collegamento diretto tra le Aziende Sanitarie ed Ospedaliere ed il sistema delle Autonomie locali, nell’ottica dell’integrazione dei servizi sanitari e socio-sanitari con quelli socioassistenziali.
3 – La Confederazione assume in particolare i compiti di:
I. promuovere la collaborazione tra Comuni ed Aziende Sanitarie finalizzata al miglioramento del servizio ai cittadini;
II. individuare linee nazionali di indirizzo e di coordinamento delle federazioni regionali associate;
III. promuovere e tutelare la professionalità e stabilità delle direzioni strategiche aziendali;
IV. promuovere iniziative di studio, ricerca e formazione sui temi della tutela della salute e del governo della sanità;
V. promuovere in particolare le migliori pratiche fra gli associati e servizi di interesse comune degli associati
VI. attivare strumenti di assistenza tecnico-giuridica agli associati;
VII. sviluppare servizi e network da mettere a disposizione degli associati per agevolare la gestione dell’assistenza socio-sanitaria, promuovere le migliori pratiche, favorire l’integrazione fra i servizi sociali e sanitari;
VIII. promuovere il ruolo delle autonomie locali nel governo della sanità e dei servizi socio sanitari e socio assistenziali.
4 – La Confederazione si impegna ad essere struttura ed organismo di consulenza tecnica e di supporto all’ANCI per le tematiche inerenti il Servizio Sanitario Nazionale ed in particolare nello specifico dell’integrazione sociosanitaria con quella socio assistenziale.
5 – La Confederazione, per affermare e rafforzare il ruolo istituzionale dei propri associati al servizio della salute dei cittadini, attiva i rapporti necessari con i competenti organi dello Stato, delle Regioni, delle altre rappresentanze delle Autonomie; attiva altresì rapporti con organizzazioni sociali e culturali, della cooperazione e del volontariato, sindacali, professionali, politiche, con la sola
finalità di concorrere al migliore sviluppo della qualità, dell’efficienza e dell’efficacia del sistema sanitario e socio-sanitario nazionale e locale.