Il futuro della scuola

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IL FUTURO DELLA SCUOLA

Venerdi’ 5 marzo  ore 18.00

presso il Crowne – Plaza   di  Limena

 

Con:

Giovanni BACHELET- Presidente Forum Nazionale Istruzione del PD

Giuseppe BORTOLUSSI- Candidato Presidente Regione Veneto

Claudio SINIGAGLIA – Candidato consigliere PD in Regione

 

Parteciperanno:

on. Margherita MIOTTO, XII commissione affari sociali della Camera

Franco FRIGO, Consigliere regionale PD

on. Dino SCANTAMBURLO, PD – Vicepresidente del Consiglio provinciale

Antonino ZIGLIO, Direttore generale Enaip Veneto

Nereo MARCON, Cisl Scuola

Ugo LESSIO, Presidente Fism regionale

Claudio PIRON, Assessore politiche scolastiche ed educative – Padova

 

 

… studenti, dirigenti scolastici, insegnanti

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Forum Associazioni Familiari

Sinigaglia tra i primi a firmare il Manifesto elettorale del Forum

Un patto con le famiglie. Così possiamo definire la firma che oggi Claudio Sinigaglia ha messo in calce al manifesto elettorale “Una Regione a misura di famiglia” proposto dal Forum delle associazioni familiari a tutti i candidati alle elezioni regionali di fine marzo. Un’assunzione di impegno che il candidato consigliere del PD ha sottoscritto ufficialmente davanti alla stampa locale e poi inviato alla sede nazionale del Forum a Roma.

Il documento enuncia una serie di interventi per le politiche familiari che vanno dal sostegno alla genitorialità (naturale, adozione e affido) alla diminuzione delle tariffe dei servizi come acqua, luce, trasporti col crescere del numero dei componenti familiari, dal sostegno nella scelta della scuola, sia essa statale che paritaria, fino alla riconciliazione dei tempi di famiglia e lavoro.

“Tra le priorità del Forum che in particolare mi stanno più a cuore – ha commentato Sinigaglia che condividendo gli assunti del Forum è tra i primi aderenti del manifesto – l’istituzione della VIF, la Valutazione di Impatto Familiare, in modo che prima di prendere qualsiasi decisione si valutino le ricadute effettive che questa può avere sulle famiglie, l’istituzione di una consulta regionale delle associazioni familiari per creare momenti di confronto e dibattito tra la politica e le famiglie, la formulazione a livello regionale di un fisco a misura delle famiglie”.

Leggi il Manifesto elettorale “Una Regione a misura di famiglia”

Scuole materne al bivio

Il Veneto stanzia meno della metà di altre regioni per le paritarie

Qual è il futuro delle scuole materne in Veneto? Perché il Veneto per ciascun alunno iscritto alle scuole materne paritarie contribuisce solo per 15 euro al mese quando altre regioni stanziano il doppio o quasi (il Piemonte le finanzia per 30 euro al mese, l’Emilia Romagna addirittura 40 euro al mese)? Eppure in Veneto gli alunni che frequentano le strutture paritarie sono oltre 94mila su 140mila alunni totali. Tra le scuole paritarie quelle aderenti alla rete Fism contano ben 85 mila iscritti mentre appena 7 mila sono gli alunni iscritti in scuole gestite da enti locali.

Le scuole paritarie sono soprattutto parrocchiali e le parrocchie si ritrovano spesso a erogare servizi che l’ente pubblico, specie dopo i sostanziosi tagli ai trasferimenti statali, non riuscirebbe a fornire ai cittadini. Incomprensibili dunque i motivi per cui la regione investe così poco in queste strutture fondamentali per le giovani coppie. Se non si cambierà rotta, rischiano la chiusura molte materne paritarie, mentre i comuni si vedranno costretti ad aumentare le rette. Ma non è tutto: si mettono a rischio anche numerosi posti di lavoro, visto che la Fism conta in Veneto quasi 8200 operatori, soprattutto donne.

Nelle scuole Fism i costi della retta dell’asilo sono per tre quinti a carico delle famiglie (150 euro al mese), 55 euro al mese sono coperti dallo Stato, 40 euro al mese dai comuni (Padova però ne stanzia 42 euro al mese) e appena 15 la regione.

Non va meglio la situazione per gli asili nido dove Claudio Sinigaglia, insieme al collega Claudio Piron assessore alle politiche scolastiche di Padova, ha contato tagli ai finanziamenti regionali per poco meno di 38 milioni di euro. Nel 2005 (Giunta Galan) la regione copriva il 30% dei costi, nel 2008 la copertura regionale è appena del 9,8%. Al comune di Padova mancano ad esempio 1.666 euro all’anno per ogni bambino che moltiplicato per i 14 mila bambini iscritti nelle scuole comunali (23.324.000 euro) e gli 8.600 nelle scuole privati (14.327.600 euro) fa esattamente 37,6 milioni di euro in meno per le casse comunali. A farne le spese le famiglie con figli piccoli e le donne che non riescono a tornare al lavoro dopo la maternità.

La finanziaria regionale 2009 ha tagliato 17 milioni per il sociale di cui 7 milioni destinati agli asili nido, il governo ha tagliato 14 milioni destinati alle scuole paritarie (solo per il Veneto 1 milione e 310 mila euro in meno) ed entro il 2011 il ministro Tremonti prevede ulteriori tagli di 223 milioni per le scuole paritarie. «È semplicemente assurdo – commenta Sinigaglia – Grazie ai servizi offerti dalle scuole paritarie lo Stato risparmia 6 miliardi di euro all’anno! Una soluzione ci sarebbe: perché non investire nelle scuole materne del Veneto parte dei 131 milioni di euro di Irpef che il governo regionale prevede di tagliare nel 2010? Ma pare che il centro destra sia più impegnato a promuovere la campagna elettorale di Zaia che non le famiglie giovani e i loro figli».

A livello nazionale, tra le proposte che Sinigaglia sta portando avanti c’è anche quella di una legge sulla scuola d’infanzia in linea con l’Europa: una legge che riconosca gli asili e le materne come il primo anello delle scuole dell’obbligo e non più come servizi a domanda individuale, che distribuisca la responsabilità di finanziamento alle regioni e allo stato e non alle famiglie.

Claudio Sinigaglia a Limena

Claudio Sinigaglia

Venerdì 26 febbraio – Ore 21

Presso la Sala Barchessina del comune di Limena (dietro l’ufficio postale)

Approfondimento programmatico

incontro organizzato dal Circolo PD di Limena con Franco Frigo e

Claudio Sinigaglia, candidato in Consiglio Regionale

 

Claudio Sinigaglia

Cosa c’azzecca Zaia sulla rivista di FederSanità

Mi sono chiesto più volte cosa c’entrassero gli articoli di Zaia sulla rivista il Welfare di Federsanità Anci… mi sono guardato lo statuto di federsanità; ve lo allego perchè anche voi possiate misurare l’ incoerenza tra le finalità conclamate dello statuto e l’inserimento degli articoli sulla rivista il Welfare, inneggianti il nuovo presunto padroncino del Veneto di cui apprezziamo fin d’ora l’arroganza!!!
Possiamo pensare che quanto riportato da Zaia migliorerà il sistema nazionale sociosanitario!!!???
Se il buongiorno si vede dal mattino, possiamo immaginare lo sperpero di denaro pubblico, per decantare l’immagine personale, che Zaia continuerà a fare!!
Art. 2 Statuto Federsanità – Anci
Finalità
1 – Scopo della Confederazione è quello di perseguire e dare valenza nazionale agli obiettivi e agli scopi delle federazioni regionali assicurandone la rappresentanza nei rapporti con lo Stato e le Regioni al fine di concorrere alle decisioni in materia sanitaria e socio-sanitaria.

2 – Scopo della Confederazione è altresì quello di promuovere il collegamento diretto tra le Aziende Sanitarie ed Ospedaliere ed il sistema delle Autonomie locali, nell’ottica dell’integrazione dei servizi sanitari e socio-sanitari con quelli socioassistenziali.
3 – La Confederazione assume in particolare i compiti di:
I. promuovere la collaborazione tra Comuni ed Aziende Sanitarie finalizzata al miglioramento del servizio ai cittadini;
II. individuare linee nazionali di indirizzo e di coordinamento delle federazioni regionali associate;
III. promuovere e tutelare la professionalità e stabilità delle direzioni strategiche aziendali;
IV. promuovere iniziative di studio, ricerca e formazione sui temi della tutela della salute e del governo della sanità;
V. promuovere in particolare le migliori pratiche fra gli associati e servizi di interesse comune degli associati
VI. attivare strumenti di assistenza tecnico-giuridica agli associati;
VII. sviluppare servizi e network da mettere a disposizione degli associati per agevolare la gestione dell’assistenza socio-sanitaria, promuovere le migliori pratiche, favorire l’integrazione fra i servizi sociali e sanitari;
VIII. promuovere il ruolo delle autonomie locali nel governo della sanità e dei servizi socio sanitari e socio assistenziali.
4 – La Confederazione si impegna ad essere struttura ed organismo di consulenza tecnica e di supporto all’ANCI per le tematiche inerenti il Servizio Sanitario Nazionale ed in particolare nello specifico dell’integrazione sociosanitaria con quella socio assistenziale.
5 – La Confederazione, per affermare e rafforzare il ruolo istituzionale dei propri associati al servizio della salute dei cittadini, attiva i rapporti necessari con i competenti organi dello Stato, delle Regioni, delle altre rappresentanze delle Autonomie; attiva altresì rapporti con organizzazioni sociali e culturali, della cooperazione e del volontariato, sindacali, professionali, politiche, con la sola
finalità di concorrere al migliore sviluppo della qualità, dell’efficienza e dell’efficacia del sistema sanitario e socio-sanitario nazionale e locale.

Dipendenze: la Regione tagli i trasferimenti del 50%

Diminuiti esattamente della metà gli stanziamenti regionali per le dipendenze. Rispetto al Piano regionale triennale 2006-2008 – che destinava per il territorio dell’Ulss 16 di Padova 450 mila euro all’anno per progetti di prevenzione, terapia e reinserimento socio-lavorativo dei consumatori di droghe, alcol e altre sostanze – nel 2009 la somma destinata alla città e al suo hinterland dal Fondo regionale di intervento per la lotta alla droga è di 220 mila euro. “Di questi appena 66 mila destinati alla prevenzione. E per tutti i 20 comuni afferenti. Insomma, una miseria”. Claudio Sinigaglia, candidato in consigli regionale per il Pd e assessore al sociale della città, bolla così il taglio drastico di risorse che la regione ha destinato per questa problematica sociale che coinvolge i giovani.
Il dato è emerso durante l’incontro di approfondimento di oggi al Pedrocchi che ha visto la partecipazione di alcuni esperti del settore. “Stanno saltando i progetti di prevenzione nelle scuole e nei centri di aggregazione – ha proseguito il candidato – Alla regione manca una progettualità a lungo termine e con una visione d’insieme. Il risultato è la frantumanzione degli interventi di prevenzione in tanti piccoli progetti che difficilmente possono avere impatto, e di conseguenza efficacia, tra i giovani”.
A questa mancanza di risorse Padova ha risposto con la stesura di un “Patto educativo” che coinvolge giovani, educatori, animatori, genitori e adulti significati; un’alleanza appunto tra generazioni. Il progetto, avviato nel novembre scorso e che utilizza 20 mila euro del fondo regionale, verrà realizzato anche negli altri comuni dell’Ulss 16. Si tratta di un progetto di prevenzione diffuso che coinvolge anche la Prefettura.
“È un esempio di come la prevenzione si faccia nel territorio tutto coinvolgendo i diversi comuni, visto che ormai i flussi del divertimento e dello studio dei giovani non sono più limitati a un’unica città – commenta Sinigaglia – la regione invece continua a promulgare bandi che prediligono soggetti altri, una forma di promozione della prevenzione che sembra “clientelare”. Servono invece buone prassi replicabili in tutto il territorio”.
I dati sul consumo di droga in Italia sono preoccupanti. Nel 2008 le persone trattate nei Sert sono meno del 45% degli utilizzatori che hanno bisogno di cure, senza contare ovviamente il sommerso. Se cala il consumo di eroina e cocaina negli under 19, si registra un aumento di quello di cannabis; ma dai 20 anni in su la tendenza è opposta con un incremento di consumo di eroina, cocaina e cannabis. Forte è la tendenza al cosiddetto policonsumo, ossia l’uso contemporaneo di più droghe e costantemente di alcol, dato che rende particolarmente difficile il trattamento dei soggetti. E il tempo di latenza che trascorre dalla prima assunzione all’accesso ai servizi è stimato tra i 12 e i 14 anni, con ovvi danni alla salute che tale lasco comporta. Pure l’uso occasionale è in aumento ma si comincia già sui banchi di scuola come conferma una ricerca del Cnr Ifc del 2008 tra i giovani di 15-19 anni. Il 2,1% ha dichiarato di aver usato eroina almeno una volta nella vita e lo 0,3% di usarla regolarmente. Il 31,5% ha fumato cannabis almeno una volta e il 2,7% è consumatore abituale,; 4,7% gli adolescenti che hanno usato stimolanti almeno una volta, identica percentuale di chi ha usato allucinogeni. In generale i tossicodipendenti in Italia sono 385 mila pari a 9,8 soggetti ogni 1000 abitanti tra i 15 e i 64 anni.
Le conseguenze per la salute sono gravi: Hiv ed epatiti B e C si registrano rispettivamente nel 14%, 36% e 64% dei soggetti in carico. Rilevante è il problema degli incidenti stradali alcol-correlati, non solo per i consumatori ma anche per le persone terze spesso coinvolte. La nostra regione ha insieme a Emilia Romagna e Umbria il triste primato della più alta mortalità per incidenti causati dalla guida sotto l’effetto di sostanze.
“Non si deve sottovalutare nemmeno il problema alcologico per cui si usano per il Veneto proiezioni di dati nazionali mancando uno studi epidemiologico regionale – ha spiegato il dottor Franco Marcomini dell’Aicat, l’associazione italiana dei Club degli alcolisti in trattamento – Il Veneto è tradizionalmente ad alto consumo anche perché è una regione di produttori vitivinicoli”.

Camposampiero: servizi socio sanitati qualificati da valorizzare

CAMPOSAMPIERESE: SERVIZI SOCIOSANITARI QUALIFICATI DA VALORIZZARE ANCHE DOPO LA REALIZZAZIONE DEL NUOVO OSPEDALE DI PADOVA

 

251mila abitanti, due ospedali con 405 posti letto ciascuno e diverse specializzazioni di eccellenza (come cardiologia, urologia, ostetricia), servizi ben distribuiti nel territorio e una peculiarità: essere l’unica ulss veneta ad avere le deleghe ai servizi sociali da parte di tutti i sindaci dei comuni afferenti, 28, che permette di garantire omogeneità di servizi ed equità ai cittadini. «L’Ulss 15 dell’Alta Padovana con i suoi due poli ospedalieri è sicuramente un esempio di buona gestione ed efficienza. Sono convinto che si debba salvaguardare queste eccellenze anche dopo la realizzazione del nuovo ospedale di Padova, cosa che peraltro necessiterà di molti anni ancora». Così ha commentato il candidato PD a consigliere regionale Claudio Sinigaglia, ieri in visita alle strutture sociosanitarie di Camposampiero, rassicurando i vertici della ulss guidata dal direttore generale Francesco Benazzi.

Con lui e il suo staff il candidato ha parlato del futuro dei servizi sociosanitari nell’Alta Padovana e di quali sono le esigenze del territorio. Tra i punti emersi dal colloquio con i vertici aziendali la preoccupazione che una eventuale riorganizzazione delle ulss a livello provinciale possa creare disagi ai cittadini. «Un riordino – hanno spiegato – dovrebbe tenere conto non tanto dei confini della provincia quanto dei flussi di spostamento per così dire tradizionali degli utenti. Per i residenti a Vigonza ad esempio è più comodo raggiungere Padova che non Camposampiero, come per i bassanesi è più facile raggiungere Cittadella». Perfetta sintonia nella necessità di una riforma delle Ipab, gli istituti pubblici di assistenza e beneficenza, e di dare piena applicazione alla Legge quadro n.328 del 2008 sulla realizzazione di un sistema integrato di interventi e servizi sociali. Punti programmatici, questi, che Sinigaglia ha più volte già ribadito.

La visita conoscitiva guidata da Marcello Volpato, già sindaco di Camposampiero dal 1999 al 2009, è proseguita al Centro servizi per anziani Anna Moretti Bonora di Camposampiero, una Ipab dotata di 240 posti letto per la stragrande maggioranza destinati a ospiti non autosufficienti. «Ho sentito parlare bene di questa realtà e volevo conoscerla da vicino – ha detto Sinigaglia salutando il presidente Paolo Faccin e il dirigente dell’area amministrativa Paolo Malvestio – Credo che strutture come questa rispecchiano il bisogno degli anziani e delle famiglie che devono accudire famigliari con gravi patologie, come le demenze senili, di trovare un centro integrato, in grado di offrire non solo la casa di riposo tradizionale ma anche servizi residenziali per non autosufficienti, centro diurni, sezioni altamente specializzate per l’assistenza a malati di Alzheimer e persone in stato vegetativo, hospice per le cure palliative». I vertici del Bonora hanno illustrato a Sinigaglia la loro disponibilità a diventare ospedale di comunità con 24 posti, un servizio che al momento non è ancora stato concesso dalla regione. «Mi impegnerò – ha concluso – Penso che abbiate tutte le carte in regola per dare al territorio ulteriori servizi».

L’integrazione, gli immigrati e il centro destra, di Claudio Sinigaglia

A cura di Claudio Sinigaglia

L’INTEGRAZIONE, GLI IMMIGRATI E IL CENTRO DESTRA

Su come si debba governare il fenomeno dell’immigrazione gli esponenti veneti del Carroccio (Bitonci, Conte e Mazzetto) sono bacchettati dai loro stessi leader, ma ciononostante insistono. Non gli è bastato che ieri Maroni dalle colonne del Corriere della Sera elogiasse senza indugio la politica per l’integrazione messa in atto in via Anelli dalla giunta Zanonato, né gli basta evidentemente che oggi sia lo stesso Umberto Bossi a bacchettare sulla stampa l’europarlamentare e collega di partito Matteo Salvini che invocava rastrellamenti in quartieri difficili come quella Via Padova a Milano.

Leggendo l’annunciato “Piano per l’integrazione: identità e incontro” del ministro Sacconi mi vien da dire che hanno scoperto l’acqua calda. Per anni il centro sinistra, e in particolare i cattolici impegnati in politica, sono stati accusati di buonismo dal centro destra; oggi ci sentiamo dire quello che andavamo ripetendo da anni: serve un nuovo modello sociale che non voglia solo le braccia degli immigrati ma che accolga anche le persone, anche il diverso. Il futuro della nostra società passa inevitabilmente per questa linea.

Ciò non vuol dire ignorare chi delinque, ma valorizzare e dare dignità a quei – molti – cittadini stranieri che risiedono regolarmente e lavorano nella nostra regione.

Gli immigrati registrati all’anagrafe patavina sono ormai il 13,3% della popolazione residente; in Veneto gli stranieri sono il 6,4% del totale e nel Nordest vivono – secondo le stime di Fondazione Nordest – circa il 16-17% degli stranieri presenti nella penisola, quasi 600mila stimando anche gli irregolari. Secondo il rapporto dell’Osservatorio immigrazione del Veneto gli stranieri nella nostra regione sono il 10% della forza-lavoro e nei lavori domestici e nell’assistenza alle famiglie arrivano addirittura all’80%.

Peccato che gli esponenti della Lega locale non abbiano studiato la lezione dei loro maestri. Lo confermano non solo i contenuti delle loro dichiarazioni ma anche i loro slogan nei manifesti elettorali. Frasi del tipo “In Veneto per i Veneti” o “Prima il Veneto” inneggiano in modo evidente a conflittualità sociali e rimarcano quel “solo noi” che abbiamo sentito già in tante occasioni: ronde, residenze negate,…. Tanto poi pagheranno le nostre comunità, incapaci di convivere civilmente e di crescere nell’integrazione e nel confronto reciproco. Altro che “Piano per l’integrazione”. Più che “incontro” nelle loro dichiarazioni mi pare ci sia ancora una volta soltanto “scontro”. Non è che le dichiarazioni di Bossi, Maroni e Sacconi siano solo un modo per travestire il lupo da agnello?