Il partito personale di Renzi nato alla Leopolda adesso è una realtà e punta al centro

Dalla Leopolda 10 nasce il vero PdR: il Partito di Renzi. Un partito personale, nel quale il leader non deve rendere conto né a correnti né a organismi, considerati inutili orpelli. Appunto, il Partito del Capo. E di Italia Viva il Fiorentino è il capo indiscusso. Anche perché, come dimostra la sua parabola nel Pd, il Matteo toscano non tollera nessun ruolo che non sia la prima fila: o comanda o se ne va. Da questo punto di vista la nascita ufficiale del suo partito, già preceduta dalla scissione dei parlamentari eletti nel Pd, segna la fine di un equivoco. Il Fiorentino punta al centro, contando su quanti non si riconoscono né il Pd, ormai libero di collocarsi nell’alveo della sinistra riformista, né nella paralizzata Forza Italia, ostaggio dell’interminabile autunno politico del suo Patriarca e indebolita da fughe in tutte le direzioni.

O, quanto meno, su quella parte di elettorato forzista che non si riconosce in una destra dominata dalle pulsioni salviniane: peraltro non estesissimo, in particolare a nord, dove oltre un quarto di secolo di alleanze nazionali e locali e una comune rappresentanza sociale, hanno dato forma a un forzaleghismo che pare immunizzarsi dal declino berlusconiano riunendosi sotto le bandiere dell’altro Matteo. Ma Renzi non demorde e il suo partito, fautore di un radicale populismo di centro – in questo senso egli è davvero, nella concezione del partito, nell’uso dei media, nell’insofferenza verso i corpi intermedi, nel puntare a un rapporto diretto tra il leader e la folla adorante, l’autentico erede di Berlusconi- mira comunque a intercettare parte dell’elettorato azzurro.

Il vero nemico, in questa fase, è, più che il Pd, chi può insidiargli il presidio del centro. Da qui la decisa opposizione a Conte, di cui vorrebbe al più presto la sostituzione alla guida del governo pur mantenendo, per ora, la stessa maggioranza: teme, infatti, possa diventare il leader del M5S e fare del movimento la gamba centrista di un’alleanza organica con il Pd; ma anche a Di Maio, con il quale può trovare convergenze solo nell’indebolire Conte. Renzi, infatti, vuole “rottamare” i Cinquestelle e insediarsi in un’area che l’insistenza dei penstastellati a rappresentarsi come forza né di destra, né di sinistra, comunque ostacola. Il no alla rimodulazione dell’Iva, a una stretta sui settori professionali che evadono più di altri, e il rifiuto di essere, come il Pd secondo la fedelissima Boschi, il “partito delle tasse” , indica nitidamente il posizionamento sociale della nuova creatura politica.

Quanto all’attuale maggioranza, Renzi fissa come orizzonte almeno il 2022, anno in cui si eleggerà il nuovo Presidente della Repubblica, anche perché difficilmente il partito sarà pronto prima per una sfida elettorale nazionale. Ma, date le caratteristiche del suo leader e la partita che ha in mente, Italia viva è destinato a far presto traballare la già instabile maggioranza giallorossobianca.

 

Se qualcuno nel Pd si era illuso che la scissione e la nascita di Italia Viva potesse essere indolore o almeno senza…

Pubblicato da Claudio Sinigaglia su Lunedì 21 ottobre 2019

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