Linfedema, la Regione garantisca cure adeguate e recepisca le linee guida nazionali

Venezia, 12 lug. 2019   –  “La Regione deve garantire il trattamento del linfedema in Veneto. Invece, a distanza di tre anni, le linee di indirizzo sottoscritte anche dalla Conferenza Stato-Regioni il 15 settembre 2016, non sono ancora state recepite. E i dati forniti dalle Ulss in seguito all’atto ispettivo sono sconcertanti”. A dirlo Claudio Sinigaglia, Consigliere regionale del Partito Democratico, nel corso della conferenza stampa di ieri a Padova “insieme al consigliere comunale Nereo Tiso e a Adriana Negrisolo su questa patologia che, a causa di una mancanza del drenaggio della linfa sotto la pelle, provoca un rigonfiamento degli arti. Purtroppo i casi sono in costante aumento, circa 40mila in più ogni anno, soprattutto perché interessano dal 20% al 40% dei pazienti sottoposti a terapie oncologiche.

In tutta Italia, tra linfedemi primari e secondari, i pazienti oncologici affetti sono circa 350mila, 10mila nella nostra regione” ha spiegato Sinigaglia illustrando la situazione generale, prima di denunciare il quadro veneto. “Avevamo chiesto a ogni singola Ulss e Azienda ospedaliera quante sono le persone coinvolte, sia in strutture pubbliche e private e quante sono costrette a ricorrere al linfodrenaggio all’estero. Gran parte delle Ulss non sono a conoscenza del numero di pazienti che necessitano di linfodrenaggio o altre terapie, non ci sono cifre oggettive, spesso si è preceduto per stime e anche le metodologie di stima non sono uniformi. La certezza è che abbiamo pochi centri ultraspecialistici, con lunghe liste di attesa per accedere ai trattamenti, mancano informazioni e la prevenzione è quasi inesistente.

La Regione garantisca il trattamento di questa patologia – insiste Sinigaglia – oggi i pazienti sono praticamente abbandonati. Le Ulss passano infatti solo un ciclo l’anno di 10 sedute di linfodrenaggio, terapie di cui queste persone hanno però un bisogno costante. Una seduta costa 80 euro, quindi la spesa diventa esorbitante. C’è poi la questione della ‘migrazione sanitaria’: secondo i dati forniti dalle Aziende ospedaliere, che sono i due centri regionali di riferimento, ci sono addirittura 60 autorizzazioni di cura all’estero, 43 a Verona e 17 a Padova oltre alle 33 della Ulss 6. Numeri inaccettabili per un Paese civile”. 

In allegato:
– Relazione regionale (comprendente le Ulss Venete, lo IOV, la Azienda Ospedaliera di Padova e la Azienda Ospedaliera di Verona) sul trattamento e diagnosi del linfedema
– Comunicato stampa

Conferenza stampa su atto ispettivo linfedema

Pubblicato da Claudio Sinigaglia su Giovedì 11 luglio 2019

 

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