PFAS: prorogata l’ordinanza di divieto fino al 2020

Pesca vietata per un altro anno nelle acque dell’Area Rossa a rischio Pfas. A stabilirlo è un’ordinanza della Regione pubblicata nell’ultimo bollettino ufficiale. Di fatto il governatore Luca Zaia ha prolungato un divieto che ormai è imposto dal novembre 2017, da quando cioè la Regione ha ritenuto opportuno disporre il divieto temporaneo sul consumo di pesce pescato dai territorio le cui acque sono state contaminate dai Pfas.

SCADENZA NEL 2020
L’ordinanza è stata rinnovata l’anno scorso e dunque per la terza volta qualche giorno fa. Il divieto, ora, è fissato almeno fino al dicembre 2020. Non si può e non si potrà pescare nelle acque dei Comuni inseriti nell’Area Rossa, quella dove la contaminazione ha registrato concentrazioni più elevate. Nel Padovano, dunque, il divieto vale per Borgo Veneto, Casale di Scodosia, Lozzo Atestino, Megliadino San Vitale, Merlara, Montagnana e Urbana. L’ordinanza vale inoltre per Agugliaro, Alonte, Asigliano Veneto, Brendola, Lonigo, Noventa Vicentina, Orgiano, Pojana Maggiore e Val Liona per la provincia di Vicenza, e Albaredo d’Adige, Arcole, Bevilacqua, Bonavigo, Boschi Sant’Anna, Cologna Veneta, Legnago, Minerbe, Pressana, Roveredo di Guà, Terrazzo, Veronella e Zimella per la provincia di Verona. Il divieto è scattato nel 2017 visti gli esiti analitici che identificano concentrazioni elevate per il Pfos, sostanza che presenta evidenze di bioaccumulo e probabile tossicità per l’uomo. Gli esami erano stati condotti da Istituto Zooproflattico Sperimentale delle Tre Venezie e dall’Istituto Superiore di Sanità e comunicati all’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare.

MONITORAGGI
Il monitoraggio su alimenti e acqua non è l’unico a cui questo territorio è stato costretto. La popolazione dell’Area Rossa è infatti sottoposta da mesi al cosiddetto Piano di sorveglianza sanitaria dedicato alla popolazione esposta all’inquinamento da Pfas. Il Piano altro non è che un controllo di matrice sanitaria per verificare in che modo i Pfas incidono nella salute dei cittadini che ne sono entrati in contatto. Al 5 giugno scorso oltre 51.400 le persone invitate a partecipare allo screening (quindi il 53,3% dei pazienti previsti dal Piano), comprese quelle residenti nei nuovi Comuni inseriti nel Piano di sorveglianza. L’adesione al programma è complessivamente di circa il 62%. L’adesione massima è per i nati nel 2002 (76,1%) e scema invece per i pazienti più grandi: il minimo è il 54,6% dei nati nel 1989. Il Piano prevede in questo periodo la chiamata dei nati nel biennio 2003-2004, inseriti solo in un secondo momento in questo monitoraggio sanitario. Si è invece conclusa la chiamata alle prime due coorti di soggetti in età pediatrica (nati nel 2008-2009) che ha registrato un’adesione poco al di sotto del 70%, coinvolgendo circa 1.500 ragazzini.

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