Nuova regionale 10, stallo senza fine

Scomodare un modo di dire arcinoto per commentare la mobilitazione di ieri può sembrar banale, eppure un bel “piove sul bagnato” risultata azzeccato. Una bomba d’acqua si è scaricata ieri mattina sui quasi 600 manifestanti scesi in strada a chiedere il completamento della nuova regionale 10, l’arteria ferma dal 2007 a Carceri ma che in realtà dovrebbe collegare Monselice alla Valdastico Sud e alla città murata di Montagnana. Il meteo beffardo, esploso proprio per i pochi minuti della marcia, sa tanto di canzonatorio verso chi, da decenni, vive il progetto di questa strada come una grandissima presa in giro.

SESSANT’ANNI DI ATTESA Già, perché di variante alla regionale 10 si parlava già 61 anni fa, come ha ricordato Gian Antonio Lucca del Centro Studi Castelli: «Erano gli anni dell’onorevole Gigliola Valandro e con l’allora piano regolatore si era sentita forte la necessità di togliere il traffico da sotto le mura. Oggi i numeri dei mezzi e soprattutto la massa di quelli pesanti sono incomparabili rispetto al passato, eppure siamo ancora qui ad attendere una nuova strada». L’alternativa alla regionale 10 Padana Inferiore è quella variante che dovrebbe collegare il casello A13 di Monselice all’ospedale di Schiavonia, quindi al casello A31 Valdastico Sud di Santa Margherita d’Adige, alla città murata di Montagnana e poi al Veronese. A Legnago, ennesima beffa, sono già state realizzate delle rotatorie di connessione a questa strada fantasma. Dal 2007, però, la nuova regionale 10 si è fermata a Carceri. La Regione ha candidamente ammesso di non aver i soldi (soldi messi e tolti a bilancio a ogni scadenza elettorale) manco per quei 7 km che servono ad arrivare all’A31. Hanno provato ad affidarla ai privati, in cambio del pagamento del pedaggio (contestatissimo) degli utenti, ma poi i privati si sono tirati indietro perché la Regione tardava a mettere a bilancio i contributi necessari e perché l’investimento è parso anti-economico.

UNA STRADA STATALE?La svolta dovrebbe arrivare grazie all’Anas, che attraverso il Piano Rientro Strade acquisirà la competenza su questa strada e quindi si accollerà il completamento del cantiere. Impegno, questo, per ora mai formalizzato, come ribadito ieri dal senatore Antonio De Poli, unico esponente “romano” presente alla manifestazione. «Non siamo qui a far guerra ad alcuna parte politica» ha spiegato il sindaco Loredana Borghesan «ma perché vogliamo assicurare il futuro a questo territorio. Siamo sempre stati comprensivi e collaborativi. Oggi viviamo nel buio». Continua la Borghesan: «Abbiamo cittadini a cui trema la casa, che hanno paura di attraversare la strada, che non vogliono fare 25 chilometri di strade minori per raggiungere un ospedale, che respirano ogni giorno lo smog di migliaia di auto e di camion».

NO STRADA, NO FUTUROLo hanno spiegato bene i vari interventi raccolti ieri al termine della marcia, che attraverso la regionale 10 è arrivata fino a piazza Vittorio Emanuele II per poi fermarsi a Castel San Zeno. Il mancato completamento della nuova regionale 10, ad esempio, riversa sulla viabilità esistente una quantità spropositata di auto e mezzi pesanti. «Avete idea di cosa vuol dire, per un bambino, non andare a scuola in bici per paura della strada e dei camion?» ha provocato Lorella, maestra della scuola di San Zeno. «O impiegare mezz’ora per fare 2 chilometri per raggiungere scuola? O sentire di più il rumore dei bisonti della strada, i camion, che le urla dei bambini in classe?». C’è poi l’aspetto turistico: «Il patrimonio architettonico e storico di Montagnana è in pericolo. Sciupare il borgo significa mettere a rischio il turismo, che di questo territorio è tesoro e fonte di crescita e sviluppo», hanno spiegato in tanti. Le varie associazioni di categoria – da Confartigianato a Confindustria, passando per Confesercenti – e le istituzioni come Anci, hanno ribadito per l’ennesima volta come l’assenza di viabilità stia affossando l’economia della Bassa padovana.

IL PUNTO SULL’ITERLunedì alcuni sindaci sono attesi a Venezia per fare il punto della situazione assieme a Regione e Veneto Strade. Quest’ultimo ente si sta occupando della progettazione da Carceri a Montagnana (anche se molto probabilmente ci si fermerà a Santa Margherita d’Adige), che verrà messa in mano ad Anas una volta che verrà approvato il Piano Rientro Strade, con cui la nuova regionale 10 diventerà statale. A questo punto Anas dovrà pescare almeno 50 milioni di euro dal fondo nazionale di 1 miliardo destinato proprio alle strade che ritorneranno nella sua competenza. Ci sarà anche la nuova regionale 10? 

INCREDIBILE INTERVISTA ALL'ASSESSORE DE BERTI… NESSUNA CERTEZZA ANCORA.. E CHE CI STANNO A FARE AL GOVERNO…?L'…

Pubblicato da Claudio Sinigaglia su Domenica 23 giugno 2019

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