Nuovo Piano casa “Veneto 2050”, il testo integrale ed i Bonus

Il consiglio regionale ha approvato con 28 voti a favore, 12 contrari e 1 astenuto il Piano Casa quater, rubricato «Politiche per la riqualificazione urbana e l’incentivazione alla rinaturalizzazione del territorio veneto», abbreviato con slogan ritenuto più efficace dalla Lega «Veneto 2050». Si tratta, sintetizzando, della messa a regime vita natural durante, dopo opportune rivisitazioni e correzioni, dei bonus e delle procedure semplificate previsti dai vecchi Piani Casa, che secondo Confartigianato hanno movimentato in questi dieci anni centomila domande per un volume d’affari complessivo di cinque miliardi di euro.

Ampliamento

Oggi, sommando tutti i bonus concessi dal Piano Casa ter (in scadenza domenica), l’ampliamento può arrivare fino ad un massimo dell’80% del volume di partenza. «Ma c’è chi sul litorale è arrivato a vette incredibili, anche del 115%, sommando bonus di ogni tipo grazie ad un’interpretazione estensiva delle norme» postilla il presidente della commissione Urbanistica e relatore della legge in aula Francesco Calzavara (Lista Zaia Presidente). Da domani, col Piano Casa quater, il limite massimo sarà del 40%, cui potrà aggiungersi un altro 20% nel caso in cui si faccia ricorso ai crediti edilizi (totale 60%). C’è poi una norma transitoria: fino al 31 dicembre 2020, data entro cui si suppone andrà a regime il sistema dei crediti edilizi nei Comuni con l’apertura degli appositi registri, chi amplia utilizzando la classe di efficienza energetica più alta, la «A4», potrà salire dal 40% al 50% (perché si presume non potrà ancora ricorrere al 20% garantito dai crediti edilizi, di là da venire).

Demolizione e ricostruzione

Per la demolizione e ricostruzione, invece, la Regione ha deciso di aumentare le premialità, considerando la misura importante per abbattere gli edifici più vecchi e più brutti e rinaturalizzare il territorio cementificato. «All’ampliamento ricorrono per lo più le famiglie, che hanno l’esigenza di spazi nuovi ma contenuti – spiega Calzavara – la demolizione e ricostruzione è invece un’operazione immobiliare vera e propria, con una sua complessità, portata avanti da agenzie e imprese solo se c’è reale convenienza». Di qui la scelta di aumentare il bonus dall’80% del vecchio Piano Casa ter al 60% più un ulteriore 40% se si ricorre ai crediti edilizi (totale 100%). Il regime transitorio fino al 31 dicembre 2020 prevede la possibilità di salire dal 60% all’80% se si utilizza la classe energetica «A4».

Niente cumuli

Uno degli aspetti chiariti ieri con un apposito emendamento è che non sarà possibile cumulare i bonus del nuovo Piano Casa con altri bonus offerti da norme comunali, regionali o statali. Sarà invece possibile sommarli a quelli previsti dal vecchio Piano Casa, sempre che questi ultimi non siano stati all’epoca utilizzati del tutto (esempio: il volume di partenza è 1.000 metri cubi e col vecchio Piano Casa si aveva diritto ad un bonus del 40%, 400 metri cubi; ne sono stati utilizzati 200; col nuovo Piano Casa si potranno sfruttare i restanti 200; è tassativamente escluso che il nuovo bonus si possa calcolare su 1.200 metri cubi, ossia i 1.000 di partenza più i 200 ottenuti grazie al vecchio Piano).

Procedure semplificate

Uno dei guai – probabilmente il principale – causati dal vecchio Piano Casa è la mole di contenziosi generati tra vicini dagli ampliamenti e dagli innalzamenti in deroga alle densità, alle superfici, ai volumi, alle distanze (il decreto interministeriale 1.444 del 1968). Col nuovo Piano funzionerà così: l’ampliamento è al di sotto di 2.000 metri cubi o del 50% dell’altezza e non sono previste deroghe al decreto 1.444? Si apre il cantiere e stop. L’ampliamento è al di sotto di 2.000 metri cubi o del 50% dell’altezza ma prevede deroghe al decreto 1.444? Si deve fare un Piano urbanistico attuativo (che prevede il doppio passaggio in giunta comunale). L’ampliamento è al di sopra di 2.000 metri cubi o del 50% dell’altezza? In questo caso, che si prevedano deroghe al decreto 1.444 o meno, si deve procedere con un Permesso edilizio convenzionato (che va in consiglio comunale). «In questo modo – conclude Calzavara – accogliamo gli orientamenti più recenti del Tar e del Consiglio di Stato e ridiamo centralità ai Comuni, che con le vecchie edizioni del Piano Casa lamentavano d’essere stati esclusi dalla pianificazione e costretti a subire passivamente le scelte dei privati».

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