Le proposte del PD accolte nel Piano Socio Sanitario 2019-2023

Questo Piano è in netta discontinuità con quello precedente. Nel nuovo Piano sociosanitario infatti vengono introdotti due provvedimenti. Da un lato il DM 70 del 2015, che obbliga ad organizzare gli ospedali in base a standard definiti. Dall’altro il Piano Esiti, che misura la quantità dell’attività. Questi due provvedimenti rivoluzioneranno l’organizzazione ospedaliera: cambia la logica degli ospedali spoke a due gambe, si rafforza il rapporto dei singoli ospedali con l’hub e lo sviluppo dei dipartimenti ospedalieri; la stessa équipe eseguirà gli interventi in più ospedali per raggiungere le quantità previste dal Piano esiti. Sono rafforzate le reti cliniche. E si punta sulla specializzazione degli ospedali. Presentando il Piano avete garantito che “nessun ospedale verrà toccato, le schede sostanzialmente rimarranno invariate”.

Io dico che è impossibile, ci sarà invece una rivisitazione forte degli ospedali. Anche nell’organizzazione dei servizi territorio c’è discontinuità: non sono più le medicine di gruppo integrate o il medico di medicina generale a fare da punto di riferimento, ma il nuovo vertice organizzativo ed il direttore del Distretto cui viene dato un’enorme responsabilità. Dal punto di vista delle funzioni da svolgere, conta più il Direttore del Distretto rispetto al Direttore Generale. Stupefacente è poi l’eliminazione delle medicine di gruppo integrate che invece di essere aperte 12 ore consecutivamente, dalle ore 8,00 alle 20,00, vengono ridimensionate ad un’attività di 7 ore. Ma soprattutto non erogheranno più i servizi concordati con il contratto di esercizio. Quindi niente più prevenzione, screening, presa in carico della BPCO, malattie asmatiche, diabete, cardiologia, erogazione del Tao e Coumadin. Perché eliminarle?

Con quale alternativa? Per introdurre le medicine di gruppo accreditate? Attivate da qualche gruppo di medicina accreditata o da qualche Consorzio di medici accreditato? Non è una chiara deriva verso il privato? Non ci convince la soluzione individuata per prendersi cura della cronicità complessa. Qui entra in gioco l’équipe multi-specialistica, estromettendo il medico di medicina generale, creando un percorso parallelo mai attivato finora, una proposta che ricopia in gran parte la proposta lombarda, che è clamorosamente fallita.

Altro tema: “Iso risorse”. La vera domanda è: come finanzieremo tutta la partita tipica del sociale e del socio sanitario, dal piano dipendenze alla tutela dei minori e degli adolescenti, dai centri per le famiglie, all’affido, all’inserimento nelle comunità per i minori all’inserimento dei disabili? Purtroppo la soluzione attuata è quella di ridurre i servizi, “tanto chi se ne accorge se un minore è stato preso in carico oppure no? Chi se ne accorge se un disabile è entrato in un CEOD oppure rimane in lista d’attesa?” Ma nel frattempo dal territorio si stanno levando grida di sofferenza che non sono ascoltate. Grida che sollevano a loro volta questioni cruciali: lo facciamo oppure no il nuovo Piano per la Tutela dei minori? Perché abbiamo la spesa più bassa di tutte le Regioni per quanto riguarda la salute mentale, avendo a carico 70.000 persone adulte e 20.000 minori? Sul fronte della non-autosufficienza non aver ancora approvato la riforma delle IPAB è una scelta precisa che avvantaggia qualcuno a discapito di altri. Anche nel nuovo Piano le indicazioni sono incerte e generatrici di ulteriore confusione, e soprattutto consentono al privato commerciale profit di investire nella nostra Regione.

Il Gruppo del PD ha lavorato predisponendo un’organica serie di proposte per migliorare il Piano. Per noi il diritto alla salute viene prima di tutto

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