PSSR 2019, il mio commento in aula

Grazie, Presidente.

Cari colleghi, è davvero possibile discutere e approvare il nuovo Piano socio-sanitario in queste condizioni, ovvero senza la presenza in Aula dell’Assessore alla Sanità, ovvero senza una regia politica? E’ vero che la Giunta è un organo collegiale, però è anche vero che, lasciatemelo dire, l’assenza dell’Assessore, in un momento decisivo per il Piano socio-sanitario, è incredibile.

Mi dispiace dirlo, ma siamo al cospetto non di un vero e proprio Piano socio-sanitario, bensì di atti preparatori del nuovo Piano, infarciti peraltro di numerosi passaggi gestionali contraddittori, contenuti soprattutto nell’allegato. Siamo inoltre di fronte ad un testo tecnico che presenta diverse soluzioni ma non traccia la chiara direzione politica della programmazione. Questo invece poteva e doveva essere un Piano socio-sanitario nel segno della protezione socio-sanitaria, dell’implementazione del modello veneto, ovvero dell’integrazione socio-sanitaria e del potenziamento dei servizi territoriali. Di tutto ciò si ravvisa ben poco.

Manca innanzitutto la valutazione di ciò che è successo dopo l’approvazione della legge regionale 19 del 2016, mentre era doveroso capire ed approfondire quanto sta succedendo con l’attivazione dell’Azienda Zero e con la riduzione delle ULSS. Addirittura la Commissione non ha avuto, per volontà della maggioranza, alcun dialogo con i Direttori Generali che potevano spiegarci i punti di forza e di criticità della riduzione delle ULSS. Questa è una grave colpa, caro Presidente della Quinta Commissione: i Direttori Generali sono manager che devono dirci cosa va e cosa non va nell’esecuzione della programmazione. Il non averli voluti sentire rappresenta una loro riduzione a rango di meri esecutori che non sono in grado di esprimere suggerimenti, consigli e riflessioni su quale sia la strada più opportuna per elaborare un buon Piano socio-sanitario.

Eppure, molte critiche espresse dal sistema socio-sanitario attuale si concentrano sull’accentramento compiuto dall’azienda Zero e sulla capacità attrattiva degli ospedali AB a scapito degli spoke: possiamo esaminare oggi queste critiche oppure le prenderemo in considerazione quando il sistema non funzionerà più?

Tanto per far comprendere la dimensione dei problemi, riporto una notizia di pochi giorni fa: altri quattro pediatri si sono licenziati a Camposampiero: in totale sono sette, sostituiti da quelli di Vicenza. Resta incomprensibile come i pediatri di Vicenza possano sostituire quelli di Camposampiero mantenendo il servizio in ambo le strutture. Chiediamoci il perché di questa fuga dei medici dal servizio sanitario pubblico. Perché i medici si orientano quasi esclusivamente a spendere il loro progetto di vita professionale negli hub? Proviamo a capirlo veramente, proviamo a dare risposte oppure no? Questa era l’analisi da fare.

Dibattito sul nuovo piano socio sanitario… Aula quasi deserta.

Pubblicato da Claudio Sinigaglia su Martedì 18 dicembre 2018

L’Azienda Zero sta raggiungendo gli obiettivi prefissati? È al servizio delle ULSS o impone alle ULSS scelte che si caratterizzano prettamente sul versante economicistico, a scapito della qualità dell’assistenza? E ancora: che senso ha affidare continuamente alle cooperative i contenuti dell’assistenza domiciliare o chiudere l’assistenza domiciliare infermieristica notturna a partire dal 28 febbraio con una semplice circolare? Come sta avvenendo l’assunzione in ruolo del personale presso l’Azienda Zero?

Bisognava forse capire questi nodi prima di entrare nel merito del Piano socio-sanitario.

L’Azienda Zero deve crescere in primo luogo in trasparenza, efficienza, qualità, con l’obiettivo di dare qualità e servizi e non per farli semplicemente costare meno. Altrimenti, diciamolo chiaramente, l’obiettivo è di spingere la cittadinanza verso la sanità privata, accreditata, ma sempre privata.

Come ha fatto l’Emilia Romagna ad abolire il superticket o come si fa a ridurlo? Semplice, mettendoci la quota richiesta dal Ministero grazie ai finanziamenti ad hoc della Regione.

Voi, con la vostra fermezza, dopo aver ridotto il budget di qualche milione nei confronti delle strutture accreditate, consentite loro di fare milioni di visite specialistiche, prelievi ed esami di laboratorio, perché risultano più convenienti da loro: un harakiri pazzesco della Sanità pubblica.

Altre questioni: perché i Sindaci non riescono ad avere un proficuo contatto con i Direttori generali e con i Direttori del sociale? Perché nel territorio non si sostituisce il personale mancante? Quant’è il personale mancante nel territorio? Queste disfunzioni ci sono e le avete capite anche voi, tanto che alle vecchie e care ULSS avete sostituito i Distretti. Nel Piano voi sostituite le ULSS con i Distretti, potenziate il Distretto in modo tale che almeno nel territorio possono fare ciò che prima facevano le ULSS. Questo è uno dei temi forti che avete introdotto nel Piano socio-sanitario: la sostituzione delle vecchie ULSS con i Distretti.

Questo – mi dispiace contraddire in maniera totale l’introduzione del presidente Boron della Quinta Commissione – non è il piano della continuità. Questo non è un aggiornamento, bensì è un Piano in netta discontinuità con quello precedente. Qualche esempio per farlo capire: il Piano precedente aveva introdotto la classificazione degli ospedali in hub e spoke, ridotto i posti letto ospedalieri (circa 1.300), promettendo la loro sostituzione con i posti letto delle strutture intermedie. 500 su 1.500: qualcosa è stato fatto.

Ora introducete con forza nel Piano socio-sanitario due provvedimenti. Da un lato il DM 70 del 2015, che obbliga ad organizzare gli ospedali in base agli standard in esso definiti. Dall’altro il Piano esiti, che misura la quantità dell’attività. Questi due provvedimenti rivoluzioneranno per forza di cose l’organizzazione ospedaliera: cambiate la logica degli ospedali di rete a due gambe, tanto per capirsi, rafforzando il rapporto dei singoli ospedali con l’hub e creando i dipartimenti ospedalieri con l’équipe che dovrà eseguire gli interventi in più ospedali per raggiungere le quantità previste dal Piano esiti.

Rafforzate le reti cliniche: nel Piano sono aumentate notevolmente. E puntate sulla specializzazione degli ospedali che spero sarà diversa come esito rispetto al Centro Traumatologico di Camposampiero. Ma tutto questo lascerà inalterate le schede.

Voi, in sede di presentazione, avete garantito che “nessun ospedale verrà toccato, le schede sostanzialmente rimarranno invariate”. Io dico che è impossibile. Ci sarà invece una rivisitazione forte delle strutture ospedaliere, anche nel territorio dove si gioca la vera sfida che è quella sul fronte della cronicità. Anche nel territorio infatti c’è discontinuità: non sono più le medicine di gruppo integrate o il medico di medicina generale a fare da punto di riferimento, ma il nuovo vertice organizzativo ed il direttore del Distretto cui avete dato un’enorme mole di responsabilità da sobbarcarsi. Ormai, dal punto di vista delle funzioni da svolgere, conta più il Direttore del Distretto rispetto al Direttore Generale.

intervento sul nuovo piano socio sanitario … c'è netta discontinuità con il piano precedente , ma soprattutto tanta…

Pubblicato da Claudio Sinigaglia su Mercoledì 19 dicembre 2018

Stupefacente è stata poi l’eliminazione delle medicine di gruppo integrate che invece di essere aperte 12 ore consecutivamente, dalle ore 8,00 alle ore 20,00, anche per ridurre gli interventi impropri al Pronto Soccorso, ora verranno ridimensionate ad un’attività di 8 ore. Ma soprattutto non erogheranno più i servizi concordati con il contratto di esercizio. Quindi niente più prevenzione, screening, presa in carico della BPCO, malattie asmatiche, diabete, cardiologia, erogazione del Tao e Coumadin. Perché le avete eliminate? Con quale alternativa? Le avete eliminate per introdurre le medicine di gruppo accreditate, concesse a qualche bel gruppo di medicina accreditata o a qualche Consorzio di medici accreditato che si attiverà per raggiungere gli obiettivi voluti dalla Regione. Non è uno scivolamento anche questo verso il privato?

E veniamo alla medicina legata alla cronicità: anche qui si riscontra una forte discontinuità. Nella presa in carico della cronicità complessa entra in gioco l’équipe multi-specialistica, estromettendo il medico di medicina generale, creando un percorso parallelo mai attivato finora, una proposta che ricopia in gran parte la proposta lombarda, che è clamorosamente fallita.

Altro tema: “Iso risorse”. Questo è il mantra del nuovo piano. Non so se prevarrà la linea della Donazzan, che vuole fare a tutti il test antidroga. Ma la vera domanda è: come finanzieremo tutta la partita tipica del sociale e del socio sanitario, dal piano dipendenze alla tutela dei minori e degli adolescenti, dai centri per le famiglie, all’affido, all’inserimento nelle comunità per i minori all’inserimento dei disabili?

Purtroppo la soluzione che sta per essere attuata è quella di ridurre i servizi. Tutto questo basandosi sull’idea che “tanto chi se ne accorge se un minore è stato affidato oppure no? Chi se ne accorge se un disabile è entrato in un CEOD oppure rimane in lista d’attesa?”

La “Iso risorse” dice poi un’altra cosa nel Piano: “Noi finanzieremo solo i LEA, nessun extra LEA”. Alla fine abbiamo i conti in ordine, addirittura quasi 50 milioni di risparmi: questo è il consuntivo 2017. Ma nel frattempo dal territorio si stanno levando grida di sofferenza che non sono ascoltate.

Grida che sollevano a loro volta questioni cruciali: lo facciamo oppure no il nuovo Piano per la Tutela dei minori? Perché abbiamo la spesa più bassa di tutte le Regioni per quanto riguarda la salute mentale, avendo a carico 70.000 persone adulte e 20.000 minori?

Non entro nell’ambito del clamoroso fallimento della gestione sul fronte della non-autosufficienza, lo farà dopo di me il Capogruppo Fracasso. Ma non avere ancora approvato la riforma delle IPAB è una scelta precisa che avvantaggia qualcuno a discapito di altri. Anche nel nuovo Piano le indicazioni pervenute sono incerte e generatrici non di chiarezza ma, piuttosto, di ulteriore confusione, e soprattutto danno la possibilità al privato commerciale di investire nella nostra Regione.

Il Gruppo del PD ha lavorato predisponendo un’organica serie di proposte per migliorare il Piano dare un apporto costruttivo. Per noi il diritto alla salute viene prima di tutto. Non ci siamo dilungati in tattiche ostruzionistiche e devo riconoscere che molto di ciò che abbiamo proposto ci è stato concesso, anche se alle volte non ci è stato riconosciuto il merito del contributo, preferendo, secondo la tattica dell’assessore Lanzarin, una riscrittura silenziosa.

La Commissione Sanità ha recepito queste nostre proposte: aumento delle strutture intermedie fino allo 0,8 per mille nelle zone con specificità; attivazione del Piano straordinario distrettuale per l’assistenza domiciliare; operazione trasparenza: sapremo a fine anno quali sono i finanziamenti che hanno ricevuto i privati; recepimento dell’accordo con i sindacati (in particolare per l’attività ispettiva dello SPISAL e l’assunzione di 30 Ispettori); l’obiettivo del fascicolo sanitario elettronico e della tessera sanitaria elettronica entro il 2019; l’attivazione di un registro in ogni ULSS delle liste d’attesa per i disabili, nei centri diurni e nelle comunità residenziali; la possibilità di attivare le fondazioni di comunità o di partecipazione per il “Dopo di noi”; spazi dedicati nei pronti soccorso alle persone disabili o non autosufficienti; attivazione della tessera elettronica per i celiaci; centri regionali di riferimento per la diagnosi precoce dell’autismo diagnosi; promozione della cultura della donazione sangue, midollo, organi; recepimento delle direttive europee per l’attività dei veterinari; percorso di rete preventivo per il West Nile virus: quest’anno ricordo che sono state 19 le vittime; riconoscimento delle specificità di Belluno, laguna di Venezia e Polesine; attivazione del 70% delle medicine di gruppo integrate nel prossimo biennio (ora sono attivate solo 70 su 350); inserimento del capitolo umanizzazione delle cure dei servizi; programmazione triennale degli investimenti; cooperazione allo sviluppo e solidarietà internazionale in sanità; attivazione della rete clinica dei disturbi del comportamento alimentare.

Abbiamo dunque apportato elementi costruttivi importanti, con l’obiettivo di ottenere risposte valide per gli indigenti, per l’innovazione del welfare, per il ruolo dei sindaci, per il personale sanitario, la non-autosufficienza, la medicina di gruppo integrata. Insisteremo con i nostri emendamenti, per evitare la deriva nel privato, nella finanza etica creativa affidata a fondi di varia natura. Per evitare un accentramento che depaupera e indebolisce il vasto e variegato territorio veneto.

Confidando in una maggiore autonomia del Consiglio nel prendersi la responsabilità delle decisioni senza abdicare continuamente alla volontà impositiva-legislativa della Giunta, auguro a tutti un buon lavoro.

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