Bilancio 2019, il bilancio del ‘non voglio, non vedo e non sento’

Venezia  11 dic. 2018 .     “Un parere assolutamente negativo. Il bilancio 2019 è impostato in modo molto ragionieristico, incapace di dare risposte al popolo veneto e all’ambiente. Un provvedimento all’insegna del non voglio, non vedo non sento, che andrebbe completamente rivisto. La mancanza di risposte aumenta il costo dei servizi, acuisce le distanze e disuguaglianze sociali, indebolisce lo sviluppo del Veneto, non sostiene i corpi intermedi, l’associazionismo e il terzo settore”. È fortemente negativo il giudizio di Claudio Sinigaglia, Consigliere del Partito Democratico e relatore di minoranza sul Bilancio di previsione 2019-2021.

“È inammissibile che di fronte alla tremenda calamità naturale che ha colpito le nostre montagne e le località balneari, la Giunta e la maggioranza che la sostiene non abbiano avvertito la necessità di modificare l’impostazione del bilancio. Alla fine l’unico vero investimento è sulla Pedemontana: 160 milioni di mutuo a cui si aggiungono i 140 già attivati per un totale di 300 milioni per un’opera che doveva essere costruita dal privato, con fondi privati. La Regione invece si è sostituita al concessionario per la riscossione del pedaggio, riconoscendogli la bellezza di 12 miliardi di euro in 39 anni attraverso il canone di disponibilità, e caricando sul proprio bilancio dal 2020 al 2028 la differenza tra pedaggio riscosso e canone di disponibilità erogato, per un totale di 76 milioni. Almeno la Giunta riveda la convenzione e azzeri per i primi otto anni la differenza tra canone di disponibilità erogato e pedaggio riscosso, tutto a sfavore della Regione”.

Il Vicepresidente della Prima commissione consiliare ha ribadito anche “l’assenza di misure per imprese e famiglie travolte dalla crisi delle Popolari Venete: in bilancio doveva essere istituito un fondo di garanzia, ma la Regione si è girata dall’altra parte. Una fretta eccessiva per non volersi assumersi nessuna responsabilità, soprattutto quando anche il ristoro previsto a livello nazionale, articolo 38 della Finanziaria approvata dalla Camera, sta facendo incazzare tutti, con un ristoro/risarcimento massimo del 30% fino al tetto massimo di 100mila euro, un bruttissimo passo indietro rispetto alla legge, la 205 del 2017, che prevedeva l’intero ristoro”. “Dopo anni di inadempienze e scelte sbagliate – ha aggiunto Sinigaglia sul tema della non autosufficienza – il quadro del sistema del centri servizi anziani appare irrimediabilmente compromesso. Ne è testimonianza l’ingresso numeroso e rumoroso dei Fondi immobiliari nella realizzazione e gestione delle case di riposo. Il sistema delle Ipab e del privato sociale è stato demolito, favorendo una deriva nel privato commerciale”.

Tra le altre critiche di Sinigaglia, “l’indifferenza nei confronti del servizio civile, dopo gli impegni presi solo tre mesi fa in Consiglio e gli scarsi finanziamenti alle scuole paritarie. La Regione ha tagliato i trasferimenti passando da 41 milioni a 32 e solo l’intervento del governo Gentiloni permette loro di continuare l’attività: nel 2017, 2018 e 2019 il Veneto ha ricevuto 18 milioni l’anno per il sistema educativo 0-6 anni”.   Il correlatore ha poi chiesto chiarezza sul nuovo polo ospedaliero di Padova: “C’è un tesoretto di 150 milioni, ma rimane molto da fare per arrivare ai 700 milioni circa, importo stimato per la costruzione, soprattutto in mancanza di qualsiasi straccio di progetto che innescherebbe l’accordo di programma, quindi la variante urbanistica e poi la decisione di come finanziare gli altri 550 milioni di euro che mancano per realizzare l’opera. La Giunta stanzi subito 50 milioni per far partire il progetto, visto che il Comune di Padova ha ceduto all’Azienda ospedaliera i 500mila metri quadri in località San Lazzaro”.

Infine l’appello sulle misure di contrasto alla povertà: “In Veneto le disuguaglianze sociali sono in crescita, 877mila residenti in difficoltà, 165mila minori a rischio povertà ed esclusione sociale, il 35% in più rispetto al 2009, inizio della crisi. La Regione ha impostato il piano triennale del contrasto alla povertà, ma un pilastro fondamentale è il Reddito di inclusione (Rei), strumento più efficace del Reddito di cittadinanza e che deve essere difeso e mantenuto, perché prevede la presa in carico da parte delle comunità locali delle famiglie in difficoltà, non solo sul versante occupazionale ma anche su quelli di formazione, educazione e salute”.

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