Scuole a pezzi e senza fondi, ma grazie alla Regione hanno il presepe

Perché limitarsi. Cinquantamila euro per incentivare le scuole pubbliche e private della regione a fare il presepio non sono molti (al massimo 250 euro a istituto ma in Veneto ci sono 5 mila scuole, se tutte insistono vien fuori 10 euro a testa) ma sono qualcosuccia. E dove vogliamo mettere la santa Pasqua? Uova di cioccolata per tutti ché non sarà un simbolo religioso da tutelare dagli invasori ma è simbolo di vita e rinascita e in qualche modo c’entra.E la domenica delle Palme? Perché non stanziare un tot acciocché i prèsidi acquistino tir di rami d’ulivo da distribuire a tutti gli studenti? E la festività dei morti? Crisantemi in tutte le scuole di ordine e grado, paga la Regione.

Per mantenere salde le tradizioni religiose vale la pena spendere 50 mila euro ché sennò i piccoli cinesi, i ragazzini di famiglie musulmane, protestanti, buddiste, induiste, animiste, laiche o atee dure e pure, schierati in formazione compatta a testa d’ariete, fanno polpette delle nostre feste religiose.Per fortuna ci pensa la Regione leghista, che del Veneto si occupa e soprattutto si preoccupa. Crocefissi appiccicati sui muri di scuole e edifici pubblici, perché da queste parti l’appartenenza religiosa è spartiacque, o sei di qua o di là, e fa parecchia differenza; e presepi come piovesse negli androni delle scuole. C’erano anche prima, mica dappertutto, ma c’erano: fatti spontaneamente con le manine o manone degli alunni magari insieme ai genitori o ai prof. Volendo. Metti che uno portava la culla col bambinello, un altro l’asino, quell’altro le palme e via andare. Così, frutto di collaborazione improvvisata ma che funziona. Oppure vai con la cartapesta, con i tappi di sughero, il materiale riciclato e tutti in classe a darci dentro con colla e colori. Parrebbe più creativo, meno dispendioso e più, come dire, facile. Chi vuole lo fa, chi non vuole non lo fa e in ogni caso nessuno, di qualsivoglia altra religione, si è mai offeso davanti ad un presepe.

Ma questo è voler semplificare, appianare le cose. Pare invece un filino provocatoria l’iniziativa della Regine, el presepe a casa nostra, noialtri veneti che semo religiosi ghe tegnemo e chissà che ‘staltri rumeghino amaro. Anche perché, a voler fare i conti del casolino, c’è da scommettere, sapendo di vincere, che a un bel po’ di scuole, venute a conoscenza dello stanziamento per la Natività in androne, sarà venuto un botto di nervi, dal preside ai muri portanti. Manca la carta per fotocopiare, mancano le lavagne Lim, i pennarelli li portano i genitori, si sono rotti i computer, manca pure la carta igienica, l’edificio è malconcio, senza contare che mancano gli insegnanti di sostegno e via: mica la Regione ha la bacchetta magica, per carità, e poi molto esula dalle sue competenze, ma proprio 50 mila per i presepi doveva stanziare?

Alberta Pierobon

Scuole a pezzi e senza fondi, ma grazie alla Regione hanno il presepe di Alberta Pierobon.Perché limitarsi….

Pubblicato da Claudio Sinigaglia su Sabato 10 novembre 2018

Ogni anno oramai si sta ripetendo l'indebita appropriazione del presepe da parte di qualche ben preciso schieramento…

Pubblicato da Claudio Sinigaglia su Venerdì 30 novembre 2018

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