E la flat tax non ripaga il bonus Renzi

Trasformare gli 80 euro di Renzi « da bonus a riduzione fiscale » , come vuole fare il governo, non è un’operazione a somma  zero. In teoria, dice a Repubblica il viceministro leghista all’Economia Massimo Garavaglia, « il netto in busta paga non cambia». In pratica però, i 10 milioni e 285 mila italiani che incassano il bonus Renzi da tre anni ormai potrebbero essere penalizzati. Un dipendente da 25 mila euro lordi annui ci perderebbe, ad esempio, almeno 400 euro.

Ma vediamo perché.Oggi gli 80 euro mensili arrivano nel cedolino dello stipendio dei soli lavoratori dipendenti che hanno redditi da 8 mila a 26.200 euro lordi annui. Sebbene, superati i 24.200 euro, si inneschi il décalage: il valore cala al crescere del reddito, da 80 euro a zero. Si tratta di una somma esentasse e distinta dalle altre dello stipendio con la dicitura “credito dl 66/2014”. E soggetta a un problema non da poco: va restituita se per qualunque motivo – una promozione in corso d’anno, qualche straordinario extra il reddito supera, anche di niente, quota 26.200 euro.

L’anno scorso lo hanno ridato indietro 1 milione e 722 mila italiani per un valore di 480 milioni di euro. Un difetto che a suo tempo aveva avvistato anche l’ex ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan.Il governo gialloverde vuole ora inglobare il bonus 80 euro nella flat tax. «Non salta affatto», spiega ancora Garavaglia. «Lo rimettiamo come riduzione delle tasse, proprio per superare quel problema: basta un piccolo aumento e lo perdi. In pratica trasformiamo le risorse, semplificando. Una partita di giro » . Tra l’altro, oggi il bonus è considerato spesa sociale, ovvero uscita che pesa sul deficit. Trasformato in sgravio fiscale, inglobato cioè nella nuova Irpef piatta, abbatterebbe quel numeretto scomodo che va sotto il nome di pressione fiscale.

È tutto oro quel che luccica? Il bonus costa allo Stato, al netto delle restituzioni, 8 miliardi e 742 milioni ogni anno. Se fosse ” requisito”, coprirebbe neanche un quinto di quanto serve per la flat tax, il cui progetto originario vale 50 miliardi. E il contribuente? Se ne gioverebbe? Prendiamo ad esempio un reddito lordo da 25 mila euro annui. Ora paga, anche grazie al bonus Renzi e alla detrazione per lavoro dipendente, il 16% di tasse: circa 4 mila euro. Con una flat tax, ad aliquota unica del 20% e detrazione da 3 mila euro, ne pagherebbe 4.400.

E poiché il progetto sponsorizzato dalla Lega prevede una clausola di salvaguardia – nessuno potrà versare più tasse di prima – quei 400 euro andrebbero scontati al povero contribuente, che in ogni caso non guadagnerebbe un centesimo. Si deve anche considerare che la flat tax, per quanto se ne sa, prevede l’abolizione di tutte o quasi le detrazioni e deduzioni. Parliamo di interessi del mutuo prima casa, spese mediche o per il figlio disabile, contributi versati alla previdenza integrativa, bonus mamma, bebé o trasporti. Sconti che oggi abbassano le tasse. Domani le alzano, se cancellati, soprattutto ai redditi medio- bassi che più se ne avvalgono. Nel nostro esempio, il meccanismo della flat tax dovrebbe farsi carico quindi non solo di coprire i 400 euro. Ma anche gli eventuali buchi generati dalla soppressione degli sconti. Cambiare volto agli 80 euro, senza fare danni, non è un pasto gratis.

dunque dunque… siccome gli 80 euro sono da intendere come diminuzione della tassazione, potranno essere ricompresi…

Pubblicato da Claudio Sinigaglia su Venerdì 10 agosto 2018

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