Sondaggio SWG: il clima interno M5S

Qualche mal di pancia. Un po’ di dubbi e incertezze. Qualche corposo fastidio. All’interno della base elettorale dei Cinquestelle l’avvio del nuovo governo giallo-verde non passa indenne, anche se non apre laceranti contraddizioni.
Tra gli elettori che il 4 marzo hanno apposto la croce sul simbolo del Movimento, oggi la stragrande maggioranza ripeterebbe quella scelta (72%). Il restante 28%, invece, è attraversato da diverse titubanze e incertezze. In questo magma troviamo almeno tre differenti pulsioni.
L’11% abbandonerebbe la nave pentastellata per approdare ad altri lidi. Di questi solo il 2% tornerebbe a votare per il PD, mentre il 9% emigrerebbe, armi e bagagli, direttamente sulle coste salviniane. Il restante 17% si suddivide, a sua volta, in due tipologie differenti.
Una parte (il 7%, per l’esattezza) deluso dall’esperienza di questi mesi potrebbe decidere di rifugiarsi nell’astensione.
Il restante 10%, invece, per il momento si colloca in una sorta di limbo: non più convinto pienamente della scelta pentastellata, ma non ancora convinto a cambiare bandiera e dare il proprio voto ad un’altra formazione politica.

Il blocco sociale di riferimento che sorregge l’esperienza pentastellata mantiene la sua dimensione di popolo composito, di moltitudine dalle pulsioni e dalle provenienze composite e ambivalenti. Al suo interno una quota maggioritaria di elettori (il 41%) ritiene M5S un agglomerato politico che fa riferimento, in modo non organico e con forme innovative, ai temi e ai valori della sinistra.
Una quota minoritaria, il 29%, giudica il movimento espressione di un portato politico e valoriale di destra, mentre il 30% non si esprime o giudica il movimento estraneo a entrambe le vecchie culture.
Il portato di questa complessità identitaria genera, all’interno del corpo elettorale grillino, reazioni differenti

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