Nuovo Piano Sociosanitario: fa sparire i medici di medicina generale spinge verso i privati e non garantisce sulla tenuta dell’attuale numero di ospedali”

Nuovo Piano Sociosanitario. Fracasso e Sinigaglia (Pd): “Attesta il fallimento del precedente: fa sparire i medici di medicina generale spinge verso i privati e non garantisce sulla tenuta dell’attuale numero di ospedali”.

“Con questo piano sociosanitario (CLICCA QUI per leggerlo) i medici di medicina generale spariscono dai radar, il coordinamento tra servizi sociali e sanitari si sbilancia verso i privati e si apre un’enorme punto interrogativo circa il numero di ospedali che continueranno a rimanere attivi sul territorio. Ma soprattutto si sancisce il fallimento degli obiettivi di gestione della cronicità che erano previsti nel Piano 2012-2016”.
Il giudizio è del capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Stefano Fracasso, e del vice presidente della prima commissione , il dem Claudio Sinigaglia, alla luce dell’approvazione da parte della Giunta del provvedimento di revisione del Piano.

“Se in quello precedente i due pilastri erano l’ospedale per le acuzie e il medico di medicina generale per il territorio, ora il protagonista del territorio diventa il direttore del distretto (26 distretti) che addirittura stabilisce il budget per la specialistica convenzionata con i privati. Ci chiediamo a questo punto cosa ci stia a fare il direttore generale. Stupisce poi il fatto che non si prenda in considerazione la riduzione delle Ulss, da 21 a 9, attuata con la riforma sanitaria. Si fa finta che questa rivoluzione non ci sia mai stata, mentre doveva essere proprio questo il punto di partenza di ogni riprogettazione”.

I due esponenti definiscono inoltre “novità sconcertante la possibilità che i privati accreditati possano gestire le medicine di gruppo integrate, di fatto in sostituzione dei medici di base, con la possibilità di assumere medici e di svolgere, rispetto a prima, una molteplicità di prestazioni in più”.
I consiglieri democratici si chiedono quindi “quali garanzie ci sono che non verranno toccati i 68 ospedali attualmente operanti in Veneto? Il Piano varato dalla Giunta fa riferimento a precise direttive (il DM 70/2015 e il Piano nazionale esiti) che inevitabilmente obbligano a fare i conti con parametri standard e volumi di attività. Non solo: il Piano prevede 5 “Hub” regionali da 1 milione di abitanti cui se ne aggiungono altri due provinciali (Rovigo e Belluno). La somma è di 5,5 milioni di abitanti, cifra che non corrisponde all’attuale popolazione veneta. Non solo: il Piano dice che gli ospedali “Spoke” (centri ospedalieri periferici) saranno tarati per servire 200mila abitanti ciascuno. Dunque ne servirebbero appena 25, con una differenza complessiva abissale rispetto agli attuali 68 ospedali. Si tratta di contraddizioni che la Giunta Zaia non può pensare di risolvere limitandosi a lanciare messaggi tranquillizzanti”.
Tra le altre osservazioni critiche del Pd “l’assenza, tra gli investimenti previsti, del nuovo ospedale di Padova, mentre si annuncia invece che ci saranno Centri di Riferimento ospedalieri dove orientare per via informatica i pazienti per ricevere i migliori interventi di assistenza. Un meccanismo che andrà a favorire un processo di accentramento dell’utenza solo attorno ad alcuni poli super specializzati”.
Fracasso e Sinigaglia puntano infine l’indice sul fatto che “le Ipab, sempre in attesa della riforma, verranno ridotte ad una per distretto e saranno costrette ad aggregarsi. Un processo semplicistico, più che di semplificazione, perché non vengono presi in considerazione i bisogni della cronicità e dei centri di servizio per anziani per i quali stiamo preparando un apposito Libro Bianco per denunciare l’attuale incredibile situazione”.

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