Lega contro sindaco dem: chiede opere, ma non ha votato

L’ATTACCO
VENEZIA Ma un sindaco che non ha partecipato al referendum sull’autonomia ha ancora il diritto di relazionarsi con la Regione? È l’interrogativo a cui sembra alludere il volantino infilato nelle cassette della posta di Casier, centro di undicimila abitanti alle porte di Treviso, con cui la Lega Nord ha messo in contraddizione l’astensione professata dalla prima cittadina del Partito Democratico rispetto alla sua richiesta di fondi per un’opera infrastrutturale. Una vicenda locale sfociata ben presto in una polemica veneta (e pure in una querela).

IL TESTO
L’accusa campeggia in verde padano sul manifestino: «Chiede alla Regione il prolungamento del Terraglio Est!! Ma non è andata a votare al referendum per dare maggiori competenze e risorse al Veneto». Chi? «Miriam Giuriati, 57 anni, sindaco di Casier, Partito Democratico», ritratta in foto. Firmato: «Lega Nord». Secondo la diretta interessata, si tratta di «un volantino squallido, che incita al voto di scambio», al punto da meritata una denuncia ai carabinieri contro i suoi promotori. Non c’è stato bisogno di indagare per identificarli. «Sono io l’autore», è infatti uscito allo scoperto il trevigiano Riccardo Barbisan, vicecapogruppo del Carroccio in consiglio regionale, pur precisando: «Non ho mai pensato che i cittadini, e così gli amministratori, possano essere trattati in modo diverso a seconda del fatto che abbiamo votato o meno. Ho solo voluto ricordare quello che a Giuriato scoccia ammettere: malgrado il suo non-voto, gli elettori si sono espressi a valanga per il Sì. Detto questo assicuro tutto il mio impegno in Regione per portare avanti il completamento del Terraglio Est, un’opera strategica».

LE REAZIONI
Ma intanto il Partito Democratico è insorto. La deputata Floriana Casellato: «Mi risulta che la nostra sia una democrazia, non un regime autoritaristico, come invece traspare dai comportamenti della Lega». La senatrice Laura Puppato, pronta ad interpellare il ministro Marco Minniti: «Questa schedatura è un nuovo passo nella deriva leghista già denunciata verso il fascismo; è tipico delle dittature utilizzare questi metodi e ledere la sacralità del voto». Il capogruppo regionale Stefano Fracasso: «Sono passati appena nove giorni dal referendum e dalle minacce la Lega è passata ai fatti con le liste di proscrizione». Il consigliere regionale Andrea Zanoni: «Dopo la schedatura passeranno all’olio di ricino?». Il collega Graziano Azzalin: «Un comportamento del genere come lo chiamerebbe la maggioranza, voto di scambio o ricatto mafioso?». Il segretario veneto Alessandro Bisato: «Spero non siamo di fronte all’avvio di una campagna di odio e violenza, la Lega sta alimentando un clima di caccia alle streghe». In campagna elettorale il governatore Luca Zaia aveva detto in tivù: «Dal giorno dopo, se sei andato a votare parliamo, sennò via ». Ma poi aveva puntualizzato: «È chiaro che mi riferivo all’autonomia».
A.Pe.

 

Volgare… Zaia e la Lega prendano le distanze… Commisarino il responsabile…

Pubblicato da Claudio Sinigaglia su Martedì 31 ottobre 2017

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