Autonomia, si parte dalla scuola

VENEZIA
Anche l’Ufficio scolastico regionale del Veneto al tavolo della Consulta per l’autonomia convocato per oggi, dal governatore Luca Zaia, a Palazzo Grandi Stazioni di Venezia. A richiederne la presenza l’assessore regionale all’Istruzione Elena Donazzan che a breve giro di boa inviterà le parti sociali della scuola per un incontro ad hoc. «Tra una decina di giorni conto di confrontarmi con sindacati della scuola e uffici scolastici perché questo è il settore che più si presta all’autonomia», dice l’assessore.

IL MODELLO
Il modello a cui ispirarsi già c’è, ed è quello della provincia autonoma di Trento. «Pur essendo il Trentino Alto Adige una regione a statuto speciale, la scuola rimane di competenza statale. Malgrado questo, all’interno dell’articolo 116 della Costituzione, sono riusciti ad ottenere una maggiore autonomia nella gestione scolastica – spiega Donazzan – ed è a questa che noi ci ispiriamo».
I fronti autonomi della scuola trentina, che la Regione Veneto vorrebbe mutuare, sono sostanzialmente tre. Si parte dal personale: quindi insegnanti, amministrativi e presidi non sono più dipendenti statali, ma regionali. Un secondo fronte riguarda i concorsi: che pure questi hanno un’organizzazione regionale. Questo non significa che vengono riservati solo ai veneti, sono infatti concorsi a cui possono partecipare da qualsiasi regione italiana, ma saranno predisposti a livello territoriale. Il terzo e ultimo punto dell’autonomia scolastica in Trentino coinvolge i dirigenti scolastici che vengono selezionati sulla base del concorso, dei titoli e dei colloqui fatti da una commissione esaminatrice della regione.

GLI OBIETTIVI
«In Trentino il personale della scuola è molto soddisfatto – commenta Donazzan – e sono sicura che con questo tipo di organizzazione non mancherebbero insegnanti di sostegno, come accade ora, e non ci sarebbero le inefficienze organizzative e le carenze di personale che gravano ora sulle nostre scuole. Da non trascurare che gli insegnanti trentini vengono pagati di più rispetto ai colleghi del resto d’Italia. Tutto questo può essere raggiunto proprio in virtù dell’articolo 116».
Quindi l’assessore regionale guarda all’autonomia scolastica del Trentino che è stata costruita non in quanto regione a statuto speciale, ma perché all’interno della Costituzione è riuscita a costruire un percorso con maggiori margini di gestione.

LA SENTENZA
«Il governo tenterà di dirci di no e sono convinta che cercherà di ostacolare questo percorso» dice l’assessore regionale all’Istruzione che si avvale però anche di un altro precedente. Si tratta di una sentenza della Corte costituzionale su un disegno di legge della Regione Emilia Romagna che aveva a suo tempo guardato al modello scuole di Trento, come un lavoro valido da esportare. La Corte Costituzionale, pur dando ragione al governo che aveva impugnato la legge, aveva accordato dei margini di ragione alla Regione ed è proprio a questi che Donazzan conta di agganciarsi.
«Sono consapevole che questo percorso non sarà breve e nemmeno facile, sono però convinta che si possa fare. La scuola è sicuramente il settore più complesso, ma anche il più rivoluzionario e quello che meglio si presta all’autonomia sempre nell’ambito di un disegno che rientra nella Costituzione e che si può realizzare grazie agli articoli 116 e 117 – conclude l’assessore – come ho detto non sarà semplice, ma ci metteremo subito al lavoro e a breve convocherò le parti sociali della scuola. Sono sicura che pure loro riconosceranno e apprezzeranno i vantaggi che questo modello autonomo porterà alla scuola veneta».
Raffaella Ianuale

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