Autonomia, i dubbi del professor Buratti: «Difficile ottenere tutto»

IL RETROSCENA
VENEZIA Giovedì scorso il professor Carlo Buratti era stato nominato dal governatore Luca Zaia quale componente della delegazione trattante per l’autonomia. Una scelta che non aveva suscitato alcuna meraviglia: insieme ai costituzionalisti Luca Antonini e Mario Bertolissi, l’ordinario di Scienza delle finanze all’Università di Padova faceva già parte del comitato strategico che aveva curato il percorso del referendum. Quello che ha stupito molti è stato piuttosto l’intervento del docente ieri, nella seduta della prima commissione a Palazzo Ferro Fini, dove ha espresso dubbi sull’attuale impostazione della trattativa con il governo.

LE RETI
Buratti ha preso la parola dopo che vari esponenti dell’opposizione avevano lamentato la mancata indicazione delle risorse necessarie per le singole materie richieste. «È assurdo ha premesso l’esperto che Regioni così diverse abbiano le stesse competenze. Non è una questione di egoismo, è che Roma deve prendere atto che l’economia italiana si regge solo su Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, Regioni che hanno bisogno di ossigeno». Fin qui tutto bene. Ma arrivando al progetto di legge statale in esame, il professore ha spiazzato diversi dei presenti, sia nell’aula del consiglio che nella saletta del pubblico: «L’ho letto frettolosamente, ma questo pdl mi sembra molto ambizioso, non sarà facile ottenere tutto». Pura cautela negoziale? Buratti è andato oltre: «Non aspettatevi che sulle reti di trasporto dell’energia elettrica e del gas e sulla rete stradale dell’Anas ci sarà una risposta positiva da parte di Roma, perché non è pensabile un loro smembramento, come difatti era emerso nella formulazione della riforma costituzionale Renzi-Boschi». E ancora: «In parlamento non troverete un ambiente molto favorevole al trasferimento alla Regione della competenza su quelle reti. Può darsi che io mi sbagli, ma questa è la mia forte impressione».

I COSTI
Buratti ha mostrato di nutrire perplessità anche sulla condizione dei nove decimi: «Si è detto che saremmo simili al Trentino Alto Adige, ma se nella trattativa il governo cominciasse a tagliare qualche funzione, saremmo un po’ meno simili… e attenzione, perché i ministeri sono molto furbi nel quantificare i costi». Per questo l’accademico ha auspicato una sollecita indicazione delle singole risorse: «Mi associo alla richiesta dei consiglieri, ci dobbiamo costi per ciascuna funzione. Certi slogan sono buoni per il popolo, ma non per i palazzi romani». Oltre alle parole messe a verbale, ci sono poi quelle pronunciate a microfono spento, in risposta al dem Graziano Azzalin che chiedeva cosa succederebbe se anche Lombardia ed Emilia Romagna trattenessero i nove decimi: «Fallirebbe l’Italia»

Posted in Notizie and tagged .