Autonomia del Veneto… facciamo due conti!

VENEZIA Ma in soldoni, cosa vorrà dire l’autonomia? La domanda che dal 22 ottobre si fanno tutti è stata al centro ieri della seduta della commissione Affari Istituzionali del consiglio regionale, dove si è incardinato il progetto di legge statale su cui sarà costruita la trattativa con il governo. La risposta di Palazzo Balbi è che i famosi «nove decimi di Trento e Bolzano» varranno per il Veneto 18 miliardi e 803 milioni di euro, ma è un conto che non soddisfa l’opposizione, secondo cui prima di andare a Roma servirà anche una quantificazione delle risorse necessarie per ciascuna delle 23 competenze richieste.

LA PRESENTAZIONE
In programma c’era la presentazione, in sede referente, della proposta della giunta. «Un testo che rende concreta l’indicazione ricevuta dal referendum», ha esordito il presidente della commissione Marino Finozzi (Lega Nord). «Un momento fondamentale per la nostra Regione», ha aggiunto l’assessore ai Rapporti con il consiglio Manuela Lanzarin (Zaia Presidente). Inevitabilmente l’attenzione si è concentrata sulle finanze, tema tanto cruciale quanto mutevole nel corso del negoziato: «Come direbbero gli azzeccagarbugli, si tratta di una fattispecie a formazione progressiva», ha (auto)ironizzato al riguardo il costituzionalista Mario Bertolissi, ospite di Palazzo Ferro Fini insieme all’economista Carlo Buratti, entrambi componenti della delegazione trattante. In aula c’erano anche i dirigenti regionali Maurizio Gasparin (Programmazione e sviluppo strategico) e Gianluigi Masullo (Risorse strumentali). Ed è stato proprio quest’ultimo ad illustrare la scheda di analisi economico-finanziaria del pdl 43, documento su cui si basano le aspettative autonomiste.

IL GETTITO
Masullo ha premesso che non è stato un conteggio facile, frutto com’è di un complesso intreccio fra analisi delle dichiarazioni dei redditi, estrapolazione delle statistiche fiscali, stima dei consumi delle famiglie. Il tutto, peraltro, su dati relativi all’ultimo anno disponibile che è il 2015, quando i nove decimi del gettito significavano 12.546 milioni di Irpef, 2.461 di Ires e 9.506 di Iva, per un totale di 24.512 milioni, dai quali vanno però detratti i 5.709 di Imposta sul valore aggiunto già corrisposti dallo Stato alla Regione per il finanziamento del servizio sanitario nazionale e di alcuni trasferimenti extra-sanitari. Conclusione: «Le maggiori risorse per il bilancio regionale derivanti dalla devoluzione dei nove decimi di Irpef, Ires e Iva, al netto delle quote attualmente attribuite, risultano stimabili pertanto in 18 miliardi e 803 milioni».

IL DIBATTITO
Il calcolo ha lasciato insoddisfatte le minoranze. «Mi sarei aspettato delle tabelle puntuali sulle singole materie: stiamo chiedendo allo Stato di acquisire dei pezzi di azienda, ma solo un pazzo comprerebbe un’azienda senza conoscere i suoi bilanci», ha lamentato Marino Zorzato (Area Popolare). «Serve un piano economico-finanziario dettagliato, altrimenti rischiamo di ritrovarci brutte sorprese alla trattativa», ha concordato Jacopo Berti (Movimento 5 Stelle). Una posizione condivisa a valanga dal Partito Democratico. Stefano Fracasso: «Se al gettito dei nove decimi sommiamo gli 804 milioni di addizionale Irpef, i 2.753 di Irap e i 594 del bollo auto, otteniamo 22.954 milioni di entrate, contro gli attuali 14.383, dunque con una differenza di 8.571: siamo sicuri che 8 miliardi e mezzo saranno sufficienti per gestire le 23 competenze?». Claudio Sinigaglia: «Non bisogna partire dai nove decimi, ma dalle funzioni che si intende incamerare, per valutare quanti soldi richiedono». Bruno Pigozzo: «Certe materie comporteranno trasferimenti di fondi, certe altre solo di poteri di nomina: i numeri certi ci servono per non arrivare deboli al negoziato».
Queste argomentazioni hanno irritato Alessandro Montagnoli (Lega Nord): «Fino a dieci giorni fa per qualcuno il referendum non serviva a nulla perché l’Emilia Romagna aveva già l’autonomia, invece ora vi dimostriamo con un documento di 128 pagine quanto seria è la nostra proposta e voi sapete collaborare solo in senso negativo?». Boato di dissenso dai banchi delle minoranze, quindi replica delle dem Francesca Zottis («Vogliamo solo essere sicuri che 8 miliardi basteranno per gestire tutto quello che chiediamo?») e Orietta Salemi («È interesse di tutti arrivare al negoziato il più forti possibili»). Il presidente Finozzi ha cercato un punto di equilibrio: «Fissare i nove decimi è importante per non essere costretti ad elemosinare anno per anno le disponibilità finanziarie, dopodiché sono d’accordo sul fatto di quantificarle competenza per competenza». Troppo poco per convincere Graziano Azzalin (Pd): «Il quesito referendario non verteva sui nove decimi. Se bastasse un referendum per consentire ad ogni Regione di trattenere quel gettito, il giochetto verrebbe scoperto subito». Punzecchiatura di Sergio Berlato (Fratelli d’Italia): «Il referendum c’è già stato, lo dico ai colleghi rodigini che hanno ancora dei dubbi…».
L’assessore Lanzarin ha assicurato che «ci sarà il momento per approfondire la parte finanziaria». Non adesso, ha però spiegato il dirigente Masullo, «perché è impossibile avere dati certi dal bilancio dello Stato: contiamo di ottenerli in fase di trattativa».
Angela Pederiva

Posted in Notizie and tagged .