Comunali, l’analisi del voto

Secondo l’analisi effettuata dall’Istituto Cattaneo, la sfida maggioritaria nel voto, almeno al Nord, ha assunto una conformità assai più simile a quella di qualche anno fa, quando il M5s non era ancora forza di prima grandezza a livello nazionale. Per lo meno a livello comunale, ed esclusivamente in riferimento ai comuni qui analizzati, quella che era pronosticata come una competizione chiaramente tripolare ha visto il riaffermarsi delle coalizioni, per così dire, tradizionali (centrodestra e centrosinistra) e la marginalizzazione del partito dei cinquestelle, che perde anche l’unico comune superiore (Mira) che amministrava dal 2012. Infine, l’ultimo tema sul quale intendiamo soffermarci ha a che fare con i risultati di lista. Nuovamente, la comparazione è doppia: sia rispetto alle comunali del 2012, sia in riferimento alle politiche del 2013.

Da questo punto di vista, il Pd ha lievemente peggiorato il risultato del 2012, perdendo 1,7 punti percentuali rispetto alle precedenti amministrative, e ha fatto assai peggio che non alle ultime politiche, con 9,3 punti in meno rispetto al dato di febbraio 2013. Il vero sconfitto di questa tornata di comunali è tuttavia il M5s, che è tornato sulle posizioni di cinque anni fa, quando ancora non si era affermato a livello nazionale quale forza politica di prima grandezza. Se, da un lato, i cinquestelle sostanzialmente ricalcano il risultato proporzionale conseguito alla precedente tornata di amministrative (avendo guadagnato appena 0,8 punti sul risultato 2012), il confronto con le politiche è d’altro canto impietoso: nelle cinque regioni qui analizzate, il calo per il M5s è infatti stato pari a 14,9 punti percentuali (dal 25,3% al 10,4%). In termini assoluti, nei 55 comuni qui analizzati i voti persi dal partito di Grillo tra 2013 e 2017 sono stati oltre 300.000.

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