Nuovo Ospedale di Padova, esclusi i comuni limitrofi dalla decisione

È bastato modificare un comma del “collegato” alla legge di stabilità della Regione. Nessuna necessità di condividere le scelte con i comuni della cintura: la variante urbanistica sul nuovo ospedale a San Lazzaro potrà essere votata solo dal consiglio comunale di Padova che così modificherà il Pati (cioè il piano di assetto territoriale intercomunale) sottoscritto in realtà da 18 comuni.

Il più grande sceglie per tutti. E i 200 mila padovani della cintura urbana non saranno mai rappresentati. È la denuncia di Pd e Movimento Cinque Stelle, dopo l’approvazione ieri pomeriggio in consiglio regionale del famoso comma annulla-Pati. Il primo ad accorgersene, e a protestare, è il consigliere regionale pentastellato Manuel Brusco: «Il comune in cui deve avvenire la trasformazione, che è comunque un’opera di interesse regionale, può anche non avere alcun accordo con gli altri comuni che compongono il Pati – spiega – Il voto di ieri contrasta un principio democratico e quindi di condivisione, visto che solo un comune prenderà la decisione finale senza interpellare gli altri».

La norma approvata in consiglio regionale ovviamente è universale, non vale solo per il caso Padova. Ma altrettanto ovviamente tutti hanno pensato a San Lazzaro, anche se Cristiano Corazzari, assessore all’urbanistica della giunta Zaia ha smentito questa eventualità. «Approvare una modifica alla legge urbanistica solo per sistemare un problema non è rispettoso degli altri comuni. Anche perché la scelta potrebbe avere gravi ripercussioni sulla viabilità dei comuni confinanti con l’area del nuovo ospedale padovano – affonda ancora il “grillino” Brusco – E poi, Padova a parte, non ci sono altre criticità che necessitano di usufruire di questa deroga alla legge, tenendo in considerazione che la stessa modifica della legge regionale sull’urbanistica vale solo per le opere di interesse regionale come possono essere ospedali, caserme e strutture di questa classificazione».

«A questo punto ci chiediamo che senso ha continuare a parlare di programmazione urbanistica», aggiungono i due consiglieri regionali del Pd Claudio Sinigaglia e Piero Ruzzante, che contestano anche l’approvazione di questo comma nell’ambito della discussione della legge di bilancio. «Norme di materia urbanistica non dovrebbero trovare spazio all’interno di un collegato – puntualizzano i due esponenti dem padovani – Ma questa maggioranza ci ha abituato ormai a tutto. È un argomento che va ad incidere pesantemente su un territorio che invece dovrebbe essere ascoltato. Senza dimenticare che il consiglio comunale di Padova è stato sciolto prima di potersi esprimere sulla variante relativa al nuovo ospedale. Nessun commissario straordinario, o altri per lui, possono assumere decisioni di questo tipo: è un vulnus dal punto di vista democratico”.

Secondo gli esponenti del Pd dunque la scelta va riportata ai cittadini con le elezioni e neppure il commissario Penta, seppure con i poteri straordinari, dovrebbe avallare l’operazione. «Con il comma approvato ieri siamo all’annullamento dei Pati: perché continuare a farli se possono essere aggirati così facilmente da questa normativa? – concludono Sinigaglia e Ruzzante – Servono soluzioni condivise con i territori e non scorciatoie urbanistiche rispetto a percorsi che sono ben delineati dalla legislazione regionale. Non si può stravolgere tutto mentre altre norme consentono in maniera trasparente di attivare accordi di programma tra pubblico e privato, garantendo il coinvolgimento della Provincia e di tutti i comuni che hanno sottoscritto il Pati».

da “Il Mattino di Padova” 

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