Regno Unito e Brexit: l’analisi

PoliticAPP_speciale_1lug2016SWG ha rilasciato le ultime statistiche riguardanti il Brexit: una analisi approfondita di cosa è successo, dati alla mano! Di seguito le due analisi presenti nel documento, che si può leggere integralmente a questo link.

Dietro la Brexit la delusione per un’Europa matrigna

Leave. Il segnale da oltre Manica è inequivocabile. L’Unione europea non è più vissuta come un’esperienza propulsiva, capace di generare una sinergia tra popoli, uniti in una condivisione di destino. Un dato presente anche nel nostro Paese, tanto che oggi la fiducia verso l’Unione si attesta sotto la soglia del 40% (17 pun- in meno rispe:o al 2010). La divisione tra eurofan e euroscettici, nel nostro Paese, corre lungo tre faglie: generazionale, politica e di classe.

In Gran Bretagna a votare in massa per restare nella UE sono stati i giovani (75%), mentre gli over 65 hanno votato per l’uscita (61%). Nel nostro Paese ad avere fiducia nell’Europa sono i Millennials (43%, contro il 32% degli anziani), anche se di fronte all’ipotesi di lasciare l’Unione il quadro è meno spaccato, con una buona quota di adulti contraria. Dal punto di vista politico, in Italia, la faglia di adesione o rigetto dell’Unione non corre lungo l’asse destra-sinistra, ma si polarizza in modo asimmetrico: da un lato gli elettori Pd e Fi: il 70% dei primi esprime un giudizio nega-vo sulla scelta britannica e sulla stessa lunghezza d’onda è il 52% degli elettori di Forza Italia; dall’altro lato, Lega Nord e M5S: giudicano positivamente la scelta britannica il 67% degli elettori della Lega e il 50% di quelli dei M5S. Infine, dal punto di vista sociale, gli anti-europeisti sono maggiori tra i ceti sociali economicamente più deboli, rispetto al ceto medio agiato. Per comprendere che cosa sta accadendo alla relazione tra cittadini e Unione occorre individuare i fa:ori che hanno gravemente ferito il sogno europeo. L’UE, in questi anni, ha assunto una duplice identtità: da un lato, è diventata lontana e matrigna per quei segmen- della popolazione esclusi dalla modernizzazione, colpiti e infragiliti dalla crisi, impauriti dai flussi migratori e dall’accrescersi delle incertezze sociali. Dall’altro lato, essa ha cambiato la propria matrice cultural-valoriale: da espressione dei popoli, dall’impulso a condividere un destino di pace, sviluppo e armonia, è divenuta espressione politica delle identità, delle aspirazioni e degli interessi delle élite (69%).

I tre fattori che sospingono la voglia di meno Europa

Ai cittadini non è piaciuta l’Europa che salva le banche e non investe per ridurre le diseguaglianze sociali; non hanno amato il volto sordo, vincolistico e regolamentare di troike e burocrazie senza alcuna proposta in termini di nuove tutele e di innovative politiche di welfare.

Alle persone non è piaciuto il modello fragile di governance europea, di sommatoria di stati inabili di fronte alla possibilità di costruire una nuova iden-tà condivisa, una strategia nello scacchiere mondiale e un governo unitario del continente. Gli italiani, infine, hanno avvertito il vuoto e l’incapacità comunitaria di disegnare un nuovo modello di sviluppo economico e sociale. All’origine della perdita di presa politica dell’Unione vi sono, quindi, 4 grandi temi.

Il primo è la crisi economica che dal 2007 ha imperversato. L’Unione non ha saputo mettere in piedi un’azione unitaria in grado di contenere gli effetti disastrosi della crisi, frenando l’impoverimento del ceto medio e il processo di infragilimento e pauperizzazione di parte della società. Il secondo tarlo si è avuto con la ges-one della crisi finanziaria, del debito sovrano. Il punto di rottura con i cittadini si è consolidato nell’incapacità della UE di mantenere l’equilibrio tra rigore, solidarietà e sostegno alla rigenerazione dei Pil. Terzo fattore di caduta è la gestione dei flussi migratori.

Non si tratta solo dei ritardi nell’affrontare le emergenze, ma della mancanza di una politica unitaria sui temi migratori e, soprattutto, della sottovalutazione dei mutamenti sociali che, nei diversi Paesi, i flussi stavano determinando, alimentando un sottofondo mixofobico generalizzato.

Infine, il vuoto di progettualità e classe dirigente. All’Unione è mancata la politica e una classe dirigente in grado di generare quella che, con un gioco di parole, possiamo definire una visione europeista e dello sviluppo europeo.

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