Area di S. Lazzaro, mancano 46 mila mq!

image«La scelta sarà tecnica e non politica». L’hanno assicurato più volte il governatore Luca Zaia e l’assessore regionale alla Sanità Luca Coletto. Il problema è che, da quanto emerge in vista del prossimo incontro del comitato di coordinamento sul nuovo ospedale, oltre al caso politico l’individuazione dell’area rischia di finire in tribunale. Le reali dimensioni dell’area di Padova Est, scrive la Provincia nello studio inviato a Regione e Azienda ospedaliera, non corrispondono alla superficie richiesta dall’Università (470mila metri quadrati) e alla documentazione agli atti: l’estensione totale delle aree di proprietà del Comune e in futura disponibilità (accordo con i privati) «è pari a 385mila mq rispetto ai 431mila metri quadrati riferiti al perimetro e aree di nuovo ambito ospedaliero indicati nei documenti agli atti». 

Le relazioni. Come da cronoprogramma fissato dopo la riunione del 16 dicembre scorso, i diversi enti che fanno parte del comitato di coordinamento hanno iniziato a inviare ad Azienda ospedaliera e Regione i loro approfondimenti così come richiesto dalla stazione appaltante. Alla Provincia, l’allora dg Claudio Dario ha chiesto di «fornire le informazioni e la documentazione necessarie per l’approfondita valutazione dell’area denominata Padova Aeroporto». Richiesta abbastanza singolare visto che sarebbe nell’interesse della stazione appaltante verificare la sussistenza e quindi l’economicità di eventuali aree interamente demaniali. In ogni caso la Provincia ha risposto facendo una verifica catastale e della disponibilità dell’Allegri ma lo stesso ha fatto anche su Padova Est. Ed è alla luce di questo confronto che, racconta chi frequenta Palazzo Balbi, è tornata ad alzarsi la “tensione” in vista del prossimo incontro che, salvo ulteriori slittamenti, si terrà il 2 febbraio.

Verifica catastale. Sulla base «della delibera di Giunta comunale, delle linee guida redatte dall’Università e delle determinazioni assunte dalla Commissione tecnica Regione, Provincia, Comune e Università (verbale conclusivo del febbraio 2015)» la Provincia ha preso le planimetrie catastali delle due aree e verificato le proprietà. L’Allegri si estende su totali 718mila metri quadrati così divisi: oltre 711mila metri quadrati del Demanio dello Stato (ministero della Difesa, Demanio dello Stato ramo aereonautica e Demanio dello Stato); 517 metri quadrati del Consorzio di bonifica; 910 metri quadrati di un privato. Foglio, mappali e superficie relativi al perimetro dell’area San Lazzaro alla mano, la superficie complessiva del progetto Padova Est è di oltre 431mila metri quadrati così divisa: 253mila metri quadrati del Comune, 3.250 metri quadrati del Demanio dello Stato, oltre 156mila metri quadrati dei privati e 19mila metri quadrati circa di proprietà non definita di cui circa 14.288 facenti parte del complesso universitario residenziale di via Einaudi. Ma in base al pre-accordo dell’agosto 2015 relativo al Piano urbanistico attuativo area IR2 San Lazzaro, la «superficie reale delle aree di proprietà (o in cessione) del Comune risulta di 385mila metri quadrati di cui, per altro, una parte da destinare alle opere dell’Arco di Giano».

Gli altri nodi. L’area di Padova Est, dunque, secondo i tecnici della Provincia non ha i requisiti minimi chiesti dal Bo (1.200 posti letto, almeno 3.600 posti auto su una superficie di parcheggio di 90mila metri quadrati), non è “espandibile” (se non attraverso espropri) e non rispetta l’esigenza di “integrità funzionale” (è tagliata da via Einaudi). C’è di più. È inserita in un contesto che ha una rete stradale qualificata urbanisticamente come congestionata – al punto che il previsto Arco di Giano è chiamato proprio a risolvere tale problema – e vede la presenza di elettrodotti e stabilimenti industriali a rischio rilevante. Significativa, infine, la presenza di un paleoalveo (tratto di un corso d’acqua antico non più collegato al fiume). Una presenza nota, che impone dei vincoli urbanistici e che è stata stralciata attraverso una variante approvata il consiglio comunale a novembre 2015. «La variante non è ammissibile in quanto in contrasto con i livelli di pianificazione sovraordinata (Pati e Pat), dove è previsto il divieto di eliminazione» dicono i tecnici della Provincia. Una variante, quindi, che allo stato presta il fianco al contenzioso.

m.marian@mattinopadova.it

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