Sociale e sanità: il mio intervento in Consiglio Regionale

sede-del-consigio-regionale-venetoIn questo articolo potete leggere il testo del mio intervento durante la discussione sul programma di governo presentato da Zaia il 12 luglio in Consiglio Regionale. Un breve commento riguardante i due temi principali della mia campagna elettorale: la sanità e il sociale!
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Claudio SINIGAGLIA (Partito Democratico)  

Grazie, Presidente.  

Mi soffermo su un paio di temi che mi sono particolarmente cari: il sociale e la sanità.  

Sul sociale il Presidente Zaia ha compiuto delle scelte a mio giudizio già nette, conferendo all’Assessore alla sanità Coletto il Fondo per la non autosufficienza. Sono circa 730 milioni per anziani, disabili e per la domiciliarità. Averli conferiti alla sanità, creando l’Assessorato alla Sanità e al welfare, di per sé già marginalizza il sociale. 

Mi chiedo: l’assessore al sociale Manuela Lanzarin, di quali risorse potrà disporre per organizzare le politiche per gli anziani, le politiche per i disabili, le politiche per la famiglia?  Aggiungendo poi che anche i 42 milioni  per le scuole paritarie, asili nido e scuole materne, finwora di competenza del sociale, sono stati conferiti all’assessore Elena Donazzan e quindi all’istruzione e alla formazione. L’Assessorato al Sociale viene marginalizzato in termini di risorse e quindi di capacità politiche.

Come fare la riforma, per esempio, delle IPAB, che è invocata un po’ da tutti e che è anche stata presentata in uno dei progetti di legge di Zaia, da chi verrà seguita in maniera particolare? Perché questa è una riforma fondamentale che ci vede al palo dal 2000 e non averla effettuata vuol dire aver caricato le famiglie di un costo enorme in più. Prima un intervento da parte di un nostro Consigliere, poneva in luce come la spesa sanitaria da parte delle famiglie sia cresciuta, l’indice ISTAT ci dice questo: le spese della sanità sono cresciute da parte delle famiglie venete molto di più rispetto al 5%  delle altre Regioni. 

 Sicuramente la mancata riforma delle IPAB incide molto perché facciamo pagare altre nostre famiglie di media per l’inserimento di un anziano in casa di riposo 1.800-1.900 euro al mese. Guardate che è una cifra enorme rispetto ai 1.400-1500 euro che le famiglie pagavano nel 2010. L’aumento di 4–500 euro al mese è legato al fatto che lo stanziamento della Regione per le impegnative sanitarie è fermo dal 2009. Questa riforma non realizzata  mette in difficoltà la nostra popolazione veneta. 

Evidenzio il tema di quanto abbiamo stanziato per le province per gestire la disabilità sensoriale. Durante l’ultima Finanziaria abbiamo stanziato 6 milioni e mezzo imputandoli nei capitoli del Fondo della sanità e il Governo ci ha detto che non si può. Adesso noi abbiamo la necessità di trovare questi 6 milioni e mezzo entro il mesi di luglio, altrimenti a settembre centinaia di ragazzi non potranno più proseguire il loro ciclo di studi e centinaia di operatori saranno a spasso perché le province non potranno più assumere questi operatori. E’ una emergenza.

Allora chiedo al Presidente Zaia, forte anche della sua sensibilità, di intervenire per fare questa variazione di Bilancio immediatamente in modo tale da imputare quei 6 milioni e mezzo non sulla sanità ma, come richiesto, in altri capitoli di spesa. 

Ci sono, poi, importanti interventi da fare nell’ambito dei minori! Sono stati chiusi i centri regionali per i minori vittime di sfruttamento e di maltrattamento. Questo ci chiama ad una responsabilità enorme, perché dobbiamo dare una risposta a circa un migliaio di bambini che hanno di queste sofferenze, sono chiaramente sofferenze che poi si portano per tutta la vita. Ma soprattutto dobbiamo ristabilire un principio importante che è quello della programmazione, è saltata nei 5 anni precedenti la programmazione legata ai piani di zona, ai piani a dipendenze, al piano infanzia, adolescenza e famiglia e qui l’Assessore al sociale veramente ha un compito fondamentale di recuperare questi strumenti di programmazione. Laddove manca la programmazione vince la discrezionalità e quando c’è la discrezionalità vincono le differenze e c’è la possibilità che ci siano zone, U.L.S.S., comuni dove c’è una attenzione maggiore e dove c’è una attenzione minore a scapito, chiaramente, dei soggetti più fragili e deboli.  

Vengo velocemente alla sanità. Noi abbiamo il Piano socio sanitario 2012-2016, un Piano che non è stato attuato nella parte fondamentale che è quella del potenziamento dei servizi territoriali: strutture intermedie, medicine di gruppo integrate, ospedali di comunità, URT, unità riabilitative territoriali… Qui bisogna fare l’investimento perché, come è stato detto, è fondamentale l’appropriatezza della presa in carico. Questo si ottiene solo se distinguiamo: la cronicità va nel territorio, le acuzie vanno nell’ospedale; bisogna mantenere fede a questo principio e si mantiene fede a questo principio se ci sono le strutture nel territorio che danno una risposta alla cronicità. Molto poco è stato fatto rispetto agli obiettivi che direi abbiamo condiviso e che sono nel Piano socio sanitario. 

Ci sono degli aspetti di criticità per quello che riguarda le liste d’attesa, mi ricordo che lo stesso discorso è stato fatto cinque anni fa, anche noi cerchiamo di ridurre le liste d’attesa; vorremmo anche sapere i risultati legati alle liste d’attesa con l’apertura serale e prefestiva e festiva, perché ci risulta che solo un 2% sia stato trasferito di queste visite. A quale prezzo? Con quale efficacia?  Vorremmo  essere messi a conoscenza di questi risultati di questi esiti

Altra cosa, noi siamo d’accordo sulla riduzione delle U.L.S.S., però mettetevi d’accordo anche vo, perché il Presidente Zaia ha presentato un progetto dove le U.L.S.S. sono ridotte a 7, l’assessore Coletto in una recente intervista ha parlato di 12 U.L.S.S., il piano programmatico che è stato depositato parla di U.L.S.S. di 2-300 mila abitanti, come è scritto nel Piano socio sanitario, quindi sarebbero ben di più. Probabilmente ci dobbiamo ragionare insieme, è un rinvio che chiaramente viene fatto con proposte diverse in Commissione, però ci piacerebbe ci fosse una identità di vedute da parte di chi fa la proposta.  

Sull’Azienda zero dico solo una cosa: non abbiamo nessun comportamento pregiudiziale, però vorrei capire una cosa: sono le U.L.S.S. che si servono dell’Azienda zero oppure è l’Azienda zero che governerà le U.L.S.S.? Questo è l’interrogativo fondamentale per capire da che parte andiamo, se è un accentramento di tutte le competenze presso l’Azienda zero, se disporrà, non so, di 3 miliardi, 4 miliardi e farà gli investimenti, la programmazione stabilirà gli obiettivi di tutte le U.L.S.S., oppure sarà uno strumento delle U.L.S.S. per fare gli acquisti, per gestire il personale, per attivare l’informatizzazione e tutto il resto.  

Chiudo con un tema che non ho sentito citare che però è molto importante: la realizzazione del nuovo polo ospedaliero di Padova. Non l’ho sentito citare e non lo vedo scritto nel piano programmatico, eravamo arrivati a buon punto e poi è saltato tutto. E’ un obiettivo di questa Legislatura? Perché è un obiettivo non solo di Padova non tanto di Padova, non è neppure del Veneto, è l’obiettivo di un ospedale a livello internazionale dove si fanno i grandi interventi, gli interventi di elevata complessità, dalla neurochirurgia alla cardiochirurgia, ai trapianti; è qualcosa legato alla ricerca, alla didattica, a quegli 8 secoli della storia di medicina di Padova che sono 8 secoli di storia di medicina internazionale. È questo il grande traguardo che dobbiamo raggiungere e su questo noi saremo oltre modo d’accordo se troviamo gli strumenti, se troviamo la volontà e se troviamo l’impegno concreto da parte di questa maggioranza nel realizzare qualcosa che ormai da dieci, quindici anni, sfugge 

Chiudo dicendo che nella sanità l’obiettivo è quello di mantenere da parte nostra, ma mi auguro da parte di tutto questo Consiglio, il modello Veneto che è stato un modello vincente in tutti questi anni, cioè quello dell’integrazione socio sanitaria. Noi abbiamo le U.L.S.S. non le aziende, abbiamo le U.L.S.S., unità locale socio sanitario; vuol dire integrazione territorio ospedale, integrazione territorio comunità e privato sociale. Questo è il modello  vincente e che ci consente  di affrontare con serenità anche la riduzione di finanziamenti. Mi auguro che questo rimanga il modello della

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