Terzo Settore, ecco le novità dei decreti riforma

LO CHIAMANO TERZO SETTORE MA IN REALTA’ E’ IL PRIMO
Esiste un’Italia generosa e laboriosa che tutti i giorni opera silenziosamente per migliorare la qualità della
vita delle persone. E’ l’Italia del volontariato, della cooperazione sociale, dell’associazionismo no‐profit, delle fondazioni e delle imprese sociali.
Un settore che si colloca tra lo Stato e il mercato, tra la finanza e l’etica, tra l’impresa e la cooperazione, tra l’economia e l’ecologia, che dà forma e sostanza ai principi costituzionali della solidarietà e della sussidiarietà. E che alimenta quei beni relazionali che, soprattutto nei momenti di crisi, sostengono la coesione sociale e contrastano le tendenze verso la frammentazione e disgregazione del senso di appartenenza alla comunità nazionale.

==>Leggi le novità dei decreti attuativi

Nuovo Ospedale, relazione dell’Azienda Ospedaliera sullo stato del progetto

La decisione finale su dove verrà realizzato il nuovo policlinico di Padova sarà assunta il 27 novembre. Il nuovo rinvio è stato deciso oggi dopo la riunione convocata in Regione a palazzo Balbi, a Venezia. Da domani un comitato tecnico congiunto vaglierà tre ipotesi: il sito attuale con ‘nuovo su vecchio’, Padova est e Via dei Colli, dove sorgerà l’ex ospedale psichiatrico.

Alla riunione di oggi a Palazzo balbi erano presenti tutti i rappresentanti delle Istituzioni interessate, accompagnati dai tecnici. Per la Regione, con il presidente Luca Zaia, erano presenti l’assessore alla Sanità Luca Coletto e gli assessori padovani Roberto Marcato e Giuseppe Pan; il Presidente della Commissione Sanità del Consiglio regionale Fabrizio Boron; per il Comune di Padova, il sindaco Sergio Giordani e il vicesindaco Arturo Lorenzoni; per la Provincia di Padova il Presidente Enoch Soranzo; per l’Azienda Ospedaliera di Padova, il direttore generale Luciano Flor, per l’Università di Padova, il Rettore Rosario Rizzuto e il Presidente della Scuola di Medicina Mario Plebani, per l’Istituto Oncologico Veneto, il direttore amministrativo Maria Oliviera Cordiano.

LEGGI:

Presentato il Progetto di legge statale n. 43 sull’Autonomia del Veneto

Venezia, 30 ottobre 2017 – Presentato alla Prima commissione del Consiglio regionale del Veneto presieduta da Marino Finozzi (Lega Nord) il Progetto di legge statale n. 43 di iniziativa della Giunta regionale, da trasmettere al Parlamento nazionale, sui percorsi e sui contenuti per il riconoscimento di ulteriori e specifiche forme di autonomia per la Regione del Veneto, in attuazione dell’art. 116, terzo comma, della Costituzione.

“Importante passaggio oggi in Prima commissione – dichiara il Presidente Finozzi – perché da qui inizia l’iter che ci porterà verso la metà di novembre all’approvazione da parte del Progetto di legge statale n. 43 da parte dell’Aula. L’iter infatti, da qui in avanti, sarà molto serrato: la prossima settimana contiamo di esaurire la fase delle audizioni e dei passaggi nelle altre commissioni, per giungere al parere definitivo in Prima commissione entro venerdì. A metà novembre, quindi, contiamo di approvare la legge, passaggio importante, questo, che marca la differenza tra Veneto ed Emilia Romagna e Lombardia perché nel Veneto il percorso si incardina in un iter legislativo vero e proprio, laddove nelle altre Regioni l’iter dovrebbe concludersi con l’approvazione di una mozione. Una legge regionale è senza dubbio atto politico con rilevanza ben diversa rispetto agli altri”.Leggi tutto

Bilancio di previsione 2018, ecco le slide illustrative

Il Vicepresidente della Giunta regionale ha presentato in Aula Consiliare il bilancio di previsione 2018.

==> LEGGI LE SLIDE DELLA MANOVRA DI BILANCIO 2018-2020

Un bilancio di solo 25 articoli, mentre verrà presentato a parte un disegno di legge dedicato alle norme di semplificazione, per una manovra che si attesta per il 2018 su un valore complessivo (comprese le partite di giro) di 15 miliardi 585 milioni di euro, di cui 8 miliardi 904 milioni relativi al Fondo sanitario regionale.

Autonomia, i dubbi del professor Buratti: «Difficile ottenere tutto»

IL RETROSCENA
VENEZIA Giovedì scorso il professor Carlo Buratti era stato nominato dal governatore Luca Zaia quale componente della delegazione trattante per l’autonomia. Una scelta che non aveva suscitato alcuna meraviglia: insieme ai costituzionalisti Luca Antonini e Mario Bertolissi, l’ordinario di Scienza delle finanze all’Università di Padova faceva già parte del comitato strategico che aveva curato il percorso del referendum. Quello che ha stupito molti è stato piuttosto l’intervento del docente ieri, nella seduta della prima commissione a Palazzo Ferro Fini, dove ha espresso dubbi sull’attuale impostazione della trattativa con il governo.

LE RETI
Buratti ha preso la parola dopo che vari esponenti dell’opposizione avevano lamentato la mancata indicazione delle risorse necessarie per le singole materie richieste. «È assurdo ha premesso l’esperto che Regioni così diverse abbiano le stesse competenze. Non è una questione di egoismo, è che Roma deve prendere atto che l’economia italiana si regge solo su Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, Regioni che hanno bisogno di ossigeno». Fin qui tutto bene. Ma arrivando al progetto di legge statale in esame, il professore ha spiazzato diversi dei presenti, sia nell’aula del consiglio che nella saletta del pubblico: «L’ho letto frettolosamente, ma questo pdl mi sembra molto ambizioso, non sarà facile ottenere tutto». Pura cautela negoziale? Buratti è andato oltre: «Non aspettatevi che sulle reti di trasporto dell’energia elettrica e del gas e sulla rete stradale dell’Anas ci sarà una risposta positiva da parte di Roma, perché non è pensabile un loro smembramento, come difatti era emerso nella formulazione della riforma costituzionale Renzi-Boschi». E ancora: «In parlamento non troverete un ambiente molto favorevole al trasferimento alla Regione della competenza su quelle reti. Può darsi che io mi sbagli, ma questa è la mia forte impressione».
Leggi tutto

Autonomia del Veneto… facciamo due conti!

VENEZIA Ma in soldoni, cosa vorrà dire l’autonomia? La domanda che dal 22 ottobre si fanno tutti è stata al centro ieri della seduta della commissione Affari Istituzionali del consiglio regionale, dove si è incardinato il progetto di legge statale su cui sarà costruita la trattativa con il governo. La risposta di Palazzo Balbi è che i famosi «nove decimi di Trento e Bolzano» varranno per il Veneto 18 miliardi e 803 milioni di euro, ma è un conto che non soddisfa l’opposizione, secondo cui prima di andare a Roma servirà anche una quantificazione delle risorse necessarie per ciascuna delle 23 competenze richieste.

LA PRESENTAZIONE
In programma c’era la presentazione, in sede referente, della proposta della giunta. «Un testo che rende concreta l’indicazione ricevuta dal referendum», ha esordito il presidente della commissione Marino Finozzi (Lega Nord). «Un momento fondamentale per la nostra Regione», ha aggiunto l’assessore ai Rapporti con il consiglio Manuela Lanzarin (Zaia Presidente). Inevitabilmente l’attenzione si è concentrata sulle finanze, tema tanto cruciale quanto mutevole nel corso del negoziato: «Come direbbero gli azzeccagarbugli, si tratta di una fattispecie a formazione progressiva», ha (auto)ironizzato al riguardo il costituzionalista Mario Bertolissi, ospite di Palazzo Ferro Fini insieme all’economista Carlo Buratti, entrambi componenti della delegazione trattante. In aula c’erano anche i dirigenti regionali Maurizio Gasparin (Programmazione e sviluppo strategico) e Gianluigi Masullo (Risorse strumentali). Ed è stato proprio quest’ultimo ad illustrare la scheda di analisi economico-finanziaria del pdl 43, documento su cui si basano le aspettative autonomiste.Leggi tutto

Autonomia, si parte dalla scuola

VENEZIA
Anche l’Ufficio scolastico regionale del Veneto al tavolo della Consulta per l’autonomia convocato per oggi, dal governatore Luca Zaia, a Palazzo Grandi Stazioni di Venezia. A richiederne la presenza l’assessore regionale all’Istruzione Elena Donazzan che a breve giro di boa inviterà le parti sociali della scuola per un incontro ad hoc. «Tra una decina di giorni conto di confrontarmi con sindacati della scuola e uffici scolastici perché questo è il settore che più si presta all’autonomia», dice l’assessore.

IL MODELLO
Il modello a cui ispirarsi già c’è, ed è quello della provincia autonoma di Trento. «Pur essendo il Trentino Alto Adige una regione a statuto speciale, la scuola rimane di competenza statale. Malgrado questo, all’interno dell’articolo 116 della Costituzione, sono riusciti ad ottenere una maggiore autonomia nella gestione scolastica – spiega Donazzan – ed è a questa che noi ci ispiriamo».
I fronti autonomi della scuola trentina, che la Regione Veneto vorrebbe mutuare, sono sostanzialmente tre. Si parte dal personale: quindi insegnanti, amministrativi e presidi non sono più dipendenti statali, ma regionali. Un secondo fronte riguarda i concorsi: che pure questi hanno un’organizzazione regionale. Questo non significa che vengono riservati solo ai veneti, sono infatti concorsi a cui possono partecipare da qualsiasi regione italiana, ma saranno predisposti a livello territoriale. Il terzo e ultimo punto dell’autonomia scolastica in Trentino coinvolge i dirigenti scolastici che vengono selezionati sulla base del concorso, dei titoli e dei colloqui fatti da una commissione esaminatrice della regione.Leggi tutto