Mozione Pd sui Vaccini: Zaia si schieri per il mantenimento dell’obbligo, anziché difendere un modello fallimentare

Venezia, 10 agosto 2018 “Sui vaccini regna il caos più assoluto, tra irresponsabili autocertificazioni e un imprecisato obbligo flessibile. Lo scontro con i prèsidi scolastici è solo l’ultimo in ordine di tempo. Su questo tema la china del Governo è pericolosa ed è necessario mettere in campo tutte le azioni di sensibilizzazione e informazione sull’importanza e i vantaggi della prevenzione vaccinale. Zaia esca dall’ambiguità e scenda in campo a sostegno del mantenimento dell’obbligo”.

La richiesta è contenuta in una risoluzione presentata dal gruppo consiliare regionale del Partito Democratico, in cui si chiama direttamente in causa il governatore. “Zaia ha più volte sottolineato la bontà del modello veneto, auspicando che venga preso ad esempio dal Governo. In realtà i dati degli Uffici regionali dicono ben altro, ma Zaia finge di non conoscerli. La sospensione dell’obbligo con la legge regionale 7/2007 ha portato a un abbassamento del tasso medio di copertura, sceso ben al di sotto del 95% della soglia di sicurezza, quella che garantisce l’immunità di gregge, arrivando al 91,3% nel 2013.Leggi tutto

Bandiere Venete ai nuovi nati? Meglio consegnare pannolini!

E’ di pochi giorni fa la proposta di legge regionale del leghista Michieletto di donare il vessillo col Leone a tutti i nuovi nati in Veneto. Una proposta sicuramente di propaganda, a cui il Pd non ci sta. Il consigliere Claudio Sinigaglia ha infatti annunciato un’altra proposta di legge a favore dei bambini e delle loro famiglie proponendo con lo stesso identico importo di quello di Michieletto la donazione di una scorta di pannolini. Lo scontro viene a questo punto a spostarsi in Consiglio Regionale, in emendamenti al prossimo bilancio di previsione.Leggi tutto

E la flat tax non ripaga il bonus Renzi

Trasformare gli 80 euro di Renzi « da bonus a riduzione fiscale » , come vuole fare il governo, non è un’operazione a somma  zero. In teoria, dice a Repubblica il viceministro leghista all’Economia Massimo Garavaglia, « il netto in busta paga non cambia». In pratica però, i 10 milioni e 285 mila italiani che incassano il bonus Renzi da tre anni ormai potrebbero essere penalizzati. Un dipendente da 25 mila euro lordi annui ci perderebbe, ad esempio, almeno 400 euro.

Ma vediamo perché.Oggi gli 80 euro mensili arrivano nel cedolino dello stipendio dei soli lavoratori dipendenti che hanno redditi da 8 mila a 26.200 euro lordi annui. Sebbene, superati i 24.200 euro, si inneschi il décalage: il valore cala al crescere del reddito, da 80 euro a zero. Si tratta di una somma esentasse e distinta dalle altre dello stipendio con la dicitura “credito dl 66/2014”. E soggetta a un problema non da poco: va restituita se per qualunque motivo – una promozione in corso d’anno, qualche straordinario extra il reddito supera, anche di niente, quota 26.200 euro.Leggi tutto

Slittano i fondi del Bando Periferie, a rischio 18 milioni per Padova

 

“Lo stop di Lega e M5s al bando periferie dei governi Renzi e Gentiloni, per riqualificare le aree più difficili delle nostre città, è uno schiaffo ai cittadini e un danno ai Comuni”. A far scoppiare il caso – con questa dichiarazione – è stato un gruppo di deputati del Partito democratico. “Nel silenzio degli emendamenti del decreto Milleproroghe – questa la denuncia – il governo di Salvini e Di Maio blocca il primo intervento di carattere strutturale per mettere mano alle periferie italiane. Un piano per cui 120 Comuni e Città metropolitane hanno ricevuto fondi per poter intervenire in situazioni come Corviale a Roma, Scampia a Napoli, l’hinterland milanese”. In poche ore esplode la polemica. E interviene anche l’ex presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni: “L’ossessione di smontare le decisioni dei governi precedenti ora prende di mira le periferie. Togliere i soldi alle città per ripicca politica sarebbe una follia”.Leggi tutto

Riparto dei fondi della Sanità per il 2018: mai così tanti soldi al Veneto… ma non basta!

l primo di agosto la Conferenza Stato Regioni ha raggiunto l’intesa sul riparto 2018 dei 113 Miliardi 404milioni del Fondo sanitario nazionale (nel 2017 erano 112 MLDcirca).

Al Veneto arrivano la bellezza di 9Mld 71 milioni, mai così tanto, ma sicuramente al limite rispetto al fabbisogno, soprattutto del personale. A questo importo si aggiungeranno altri stanziamenti legati a fondi vincolati, come farmaci innovativi e oncologici, spese per gli specializzandi, sanità penitenziaria, istituto zooprofilattico, gioco d’azzardo … e così via. Alla fine il Veneto raggiungerà quota 9 Mld e mezzo.

Servirebbero almeno 116 Mld al sistema sanitario nazionale( 3 Mld in più) ma su questo il neo ministro Grillo è purtroppo silente, sopraffatta dalle richieste della flat tax, riforma Fornero, reddito di cittadinanza. Servirebbero in particolare almeno 2000 borse di studio in più per specializzandi per evitare di trovarci senza medici. Oggi sono le borse di studio sono 6000 circa.Leggi tutto

“Popolari Venete, il decreto sul Fondo salva risparmiatori è un’urgenza assoluta, va approvato al più presto”

Venezia, 8 ago. 2018 – “Occorre agire più in fretta per rimborsare gli azionisti truffati dalla crisi delle banche venete e garantire uno stanziamento adeguato, i 100 milioni già stanziati devono essere incrementati”. Lo chiede il consigliere regionale del Partito Democratico, Claudio Sinigaglia, che commenta così “l’impegno del Governo a emanare entro il 31 ottobre il Fondo salva risparmiatori, vittime del crac della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca. Impegno che è contenuto all’interno del ‘Milleproproghe’”. “È una decisione, questa – esordisce il rappresentante dei Democratici in seno alla Commissione speciale d’inchiesta della Regione sul sistema bancario veneto – che da un lato ci soddisfa perché si prosegue positivamente sulla linea tracciata dal provvedimento approvato all’unanimità dal Parlamento della precedente legislatura, tuttavia i tempi sono ancora troppo lunghi. Non si vuol tener conto della drammatica urgenza di questo decreto- ristoro”.Leggi tutto

Da Chiesanuova a Rubano: La strada statale 11 è in una situazione disastrosa

Venezia, 7 ago. 2018 – “Finora è andata bene perché non ci sono stati incidenti con conseguenze gravi, ma la situazione della Statale Padova- Rubano è semplicemente disastrosa per il cedimento del manto stradale per un tratto lungo almeno cinque chilometri. Ho presentato oggi una interrogazione a risposta immediata in merito: la Regione non deve restare inerte ma sollecitare il pronto intervento di Anas-Veneto Strade”.

Ne dà notizia il consigliere regionale del Partito Democratico, Claudio Sinigaglia, per il quale “la questione della sicurezza stradale è riemersa in maniera tragica in questi giorni. E la Padova- Rubano non fa eccezione, anzi. Si tratta di un’arteria importante, da dove transitano quotidianamente circa 45mila vetture, oltre ai mezzi pesanti e occorre una manutenzione conseguente”. “Il sedime stradale deve essere consolidato in fretta – aggiunge l’esponente dei Democratici – soprattutto nel tratto che va da Chiesanuova a Rubano, dove si è formato un avvallamento profondo oltre 20 centimetri”.

“Un manto in simili condizioni è un pericolo in primis per ciclisti e motociclisti, ma anche le auto rischiano di finire fuori strada – conclude Claudio Sinigaglia –  Zaia ha magnificato l’accordo Anas- Veneto Strade poiché avrebbe garantito una maggiore e migliore fruibilità delle infrastrutture da parte di cittadini e imprese. Un motivo in più per passare dalle parole ai fatti”.

“Non sarebbe anche il caso, vista la pericolosità, di proibire il passaggio del traffico pesante nel tratto da Chiesanuova a Rubano? Il traffico pesante potrebbe uscire tranquillamente a Grisignano di Zocco. Io penso proprio di sì e sollecito le due amministrazioni, Padova e Rubano, di prendere in considerazione la soluzione prospettata.”

Siglato in Regione l’accordo per il nuovo Ospedale di Padova

VENEZIA Lo cunto dei cunti è giunto forse alla sua ultima novella. O giù di lì. Dopo ventidue anni di discussioni, carte e intese — ven-ti-due, come ha sillabato non senza un qualche risentimento il governatore del Veneto Luca Zaia — finalmente l’iter di realizzazione del nuovo ospedale di Padova (o «Nuovo Polo della Salute Ospedale Policlinico», secondo l’ultima, ambiziosa declinazione) sembra aver imboccato la giusta china. «Da oggi non si torna indietro, è come se si fosse trascritto un preliminare dal notaio», ha detto martedì mattina Zaia, appena uscito dalla sala di Palazzo Balbi, nella quale poco prima aveva radunato l’intero parterre dei soggetti istituzionali coinvolti nella partita — dal sindaco Sergio Giordani, al rettore dell’Università Rosario Rizzuto, al presidente della Provincia Enoch Soranzo, fino al direttore generale dell’Azienda ospedaliera Luciano Flor e all’assessore alla Sanità Luca Coletto — per definire i dettagli dell’accordo. Perché sì, sebbene la sala fosse proprio la stessa di quella dove nel 2010, attorno ad un faraonico progetto da 1,2 miliardi di euro, poi naufragato, si strinsero le mani i protagonisti dell’epoca (Giancarlo Galan, Flavio Zanonato, Giuseppe Zaccaria, Adriano Cestrone), ora forse lo si può dire apertamente: questa dovrebbe essere davvero la volta buona. O almeno, questo è quello che è stato promesso.

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