Consiglio regionale approva il pdls 43 sull’autonomia, al via le trattative con lo stato

Venezia 15 nov. 2017

Nel corso della giornata odierna, dopo la discussione di ieri, e l’esame oggi dell’articolato e dei relativi emendamenti depositati, il Consiglio regionale del Veneto ha approvato, con 40 voti favorevoli (10 consiglieri non hanno partecipato alla votazione) il Progetto di Legge Statale – pdls 43, di iniziativa della Giunta, da trasmettere al Parlamento nazionale, relativo all’individuazione di percorsi e contenuti per il riconoscimento di ulteriori e specifiche forme di autonomia per la Regione del Veneto, in attuazione dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione.

Nel corso dei lavori in aula consiliare, alla presenza del Presidente Luca Zaia, si è sviluppato il dibattito soprattutto in ordine all’articolo 2 del PdLS n. 43, relativo alle modalità di finanziamento del nuovo assetto delle autonomie.


Stefano Fracasso (PD): “Non abbiamo partecipato al voto. Questa Legge rende più difficile raggiungere l’obiettivo. La Corte Costituzionale ha già bocciato la richiesta di trattenere gli otto decimi”

 “Aver scritto la Legge in questo modo la rende più debole, rende più difficile convincere Governo e Parlamento delle nostre ragioni e raggiungere così il risultato. Quello che dovevamo esprimere, l’abbiamo già fatto votando favorevolmente oltre l’80% degli articoli, ma non abbiamo partecipato al voto finale”.Leggi tutto

Presentato il Progetto di legge statale n. 43 sull’Autonomia del Veneto

Venezia, 30 ottobre 2017 – Presentato alla Prima commissione del Consiglio regionale del Veneto presieduta da Marino Finozzi (Lega Nord) il Progetto di legge statale n. 43 di iniziativa della Giunta regionale, da trasmettere al Parlamento nazionale, sui percorsi e sui contenuti per il riconoscimento di ulteriori e specifiche forme di autonomia per la Regione del Veneto, in attuazione dell’art. 116, terzo comma, della Costituzione.

“Importante passaggio oggi in Prima commissione – dichiara il Presidente Finozzi – perché da qui inizia l’iter che ci porterà verso la metà di novembre all’approvazione da parte del Progetto di legge statale n. 43 da parte dell’Aula. L’iter infatti, da qui in avanti, sarà molto serrato: la prossima settimana contiamo di esaurire la fase delle audizioni e dei passaggi nelle altre commissioni, per giungere al parere definitivo in Prima commissione entro venerdì. A metà novembre, quindi, contiamo di approvare la legge, passaggio importante, questo, che marca la differenza tra Veneto ed Emilia Romagna e Lombardia perché nel Veneto il percorso si incardina in un iter legislativo vero e proprio, laddove nelle altre Regioni l’iter dovrebbe concludersi con l’approvazione di una mozione. Una legge regionale è senza dubbio atto politico con rilevanza ben diversa rispetto agli altri”.Leggi tutto

Autonomia, i dubbi del professor Buratti: «Difficile ottenere tutto»

IL RETROSCENA
VENEZIA Giovedì scorso il professor Carlo Buratti era stato nominato dal governatore Luca Zaia quale componente della delegazione trattante per l’autonomia. Una scelta che non aveva suscitato alcuna meraviglia: insieme ai costituzionalisti Luca Antonini e Mario Bertolissi, l’ordinario di Scienza delle finanze all’Università di Padova faceva già parte del comitato strategico che aveva curato il percorso del referendum. Quello che ha stupito molti è stato piuttosto l’intervento del docente ieri, nella seduta della prima commissione a Palazzo Ferro Fini, dove ha espresso dubbi sull’attuale impostazione della trattativa con il governo.

LE RETI
Buratti ha preso la parola dopo che vari esponenti dell’opposizione avevano lamentato la mancata indicazione delle risorse necessarie per le singole materie richieste. «È assurdo ha premesso l’esperto che Regioni così diverse abbiano le stesse competenze. Non è una questione di egoismo, è che Roma deve prendere atto che l’economia italiana si regge solo su Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, Regioni che hanno bisogno di ossigeno». Fin qui tutto bene. Ma arrivando al progetto di legge statale in esame, il professore ha spiazzato diversi dei presenti, sia nell’aula del consiglio che nella saletta del pubblico: «L’ho letto frettolosamente, ma questo pdl mi sembra molto ambizioso, non sarà facile ottenere tutto». Pura cautela negoziale? Buratti è andato oltre: «Non aspettatevi che sulle reti di trasporto dell’energia elettrica e del gas e sulla rete stradale dell’Anas ci sarà una risposta positiva da parte di Roma, perché non è pensabile un loro smembramento, come difatti era emerso nella formulazione della riforma costituzionale Renzi-Boschi». E ancora: «In parlamento non troverete un ambiente molto favorevole al trasferimento alla Regione della competenza su quelle reti. Può darsi che io mi sbagli, ma questa è la mia forte impressione».
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Autonomia del Veneto… facciamo due conti!

VENEZIA Ma in soldoni, cosa vorrà dire l’autonomia? La domanda che dal 22 ottobre si fanno tutti è stata al centro ieri della seduta della commissione Affari Istituzionali del consiglio regionale, dove si è incardinato il progetto di legge statale su cui sarà costruita la trattativa con il governo. La risposta di Palazzo Balbi è che i famosi «nove decimi di Trento e Bolzano» varranno per il Veneto 18 miliardi e 803 milioni di euro, ma è un conto che non soddisfa l’opposizione, secondo cui prima di andare a Roma servirà anche una quantificazione delle risorse necessarie per ciascuna delle 23 competenze richieste.

LA PRESENTAZIONE
In programma c’era la presentazione, in sede referente, della proposta della giunta. «Un testo che rende concreta l’indicazione ricevuta dal referendum», ha esordito il presidente della commissione Marino Finozzi (Lega Nord). «Un momento fondamentale per la nostra Regione», ha aggiunto l’assessore ai Rapporti con il consiglio Manuela Lanzarin (Zaia Presidente). Inevitabilmente l’attenzione si è concentrata sulle finanze, tema tanto cruciale quanto mutevole nel corso del negoziato: «Come direbbero gli azzeccagarbugli, si tratta di una fattispecie a formazione progressiva», ha (auto)ironizzato al riguardo il costituzionalista Mario Bertolissi, ospite di Palazzo Ferro Fini insieme all’economista Carlo Buratti, entrambi componenti della delegazione trattante. In aula c’erano anche i dirigenti regionali Maurizio Gasparin (Programmazione e sviluppo strategico) e Gianluigi Masullo (Risorse strumentali). Ed è stato proprio quest’ultimo ad illustrare la scheda di analisi economico-finanziaria del pdl 43, documento su cui si basano le aspettative autonomiste.Leggi tutto

Autonomia, si parte dalla scuola

VENEZIA
Anche l’Ufficio scolastico regionale del Veneto al tavolo della Consulta per l’autonomia convocato per oggi, dal governatore Luca Zaia, a Palazzo Grandi Stazioni di Venezia. A richiederne la presenza l’assessore regionale all’Istruzione Elena Donazzan che a breve giro di boa inviterà le parti sociali della scuola per un incontro ad hoc. «Tra una decina di giorni conto di confrontarmi con sindacati della scuola e uffici scolastici perché questo è il settore che più si presta all’autonomia», dice l’assessore.

IL MODELLO
Il modello a cui ispirarsi già c’è, ed è quello della provincia autonoma di Trento. «Pur essendo il Trentino Alto Adige una regione a statuto speciale, la scuola rimane di competenza statale. Malgrado questo, all’interno dell’articolo 116 della Costituzione, sono riusciti ad ottenere una maggiore autonomia nella gestione scolastica – spiega Donazzan – ed è a questa che noi ci ispiriamo».
I fronti autonomi della scuola trentina, che la Regione Veneto vorrebbe mutuare, sono sostanzialmente tre. Si parte dal personale: quindi insegnanti, amministrativi e presidi non sono più dipendenti statali, ma regionali. Un secondo fronte riguarda i concorsi: che pure questi hanno un’organizzazione regionale. Questo non significa che vengono riservati solo ai veneti, sono infatti concorsi a cui possono partecipare da qualsiasi regione italiana, ma saranno predisposti a livello territoriale. Il terzo e ultimo punto dell’autonomia scolastica in Trentino coinvolge i dirigenti scolastici che vengono selezionati sulla base del concorso, dei titoli e dei colloqui fatti da una commissione esaminatrice della regione.Leggi tutto

Nuova Consulta per l’autonomia del Veneto

VENEZIA

Il 9 novembre… il presidente della Regione, Luca Zaia, alla riunione di insediamento della Consulta per l’autonomia del Veneto.
L’INSEDIAMENTO«Questa non è un messa cantata», dice il governatore Luca Zaia guardando i componenti della Consulta per l’autonomia. Ad affollare la sala riunioni del Palazzo Grandi Stazioni sono i rappresentanti del mondo economico e sociale, ci sono i Comuni con l’Anci e le Province con l’Upi, in tutto più di quaranta enti e organismi. Zaia – che al tavolo ha voluto gli esperti della delegazione trattante: Mario Caramel, Ezio Zanon, Carlo Buratti, Mario Bertolissi, Mazzaroli, Andrea Giovanardi, Dario Stevanato, Maurizio Gasparin, assente giustificato Luca Antonini – ripercorre le tappe che hanno portato al referendum: «Dicevano che chiedere se si vuole maggiore autonomia era come dire se si vuole bene alla mamma? Beh, è bene dirlo ogni tanto. Il 57,2% di affluenza e il 98,1% di sì sono un risultato che nessun partito e nessun politico può raggiungere da solo. Quindi ha vinto un’idea di futuro e di progresso, sulla quale chiedo a tutti di non voler imporre la propria casacca». Il governatore avverte: «Non vogliamo la rissa, ma non firmeremo mai un’intesa farsa solo per fare una conferenza stampa e un paio di foto». Di lì a a qualche ora scoppierà una polemica a distanza con il governatore dell’Emilia Romagna (si veda l’articolo qui sotto), ma a Venezia nessuno batte ciglio.Leggi tutto

Lega contro sindaco dem: chiede opere, ma non ha votato

L’ATTACCO
VENEZIA Ma un sindaco che non ha partecipato al referendum sull’autonomia ha ancora il diritto di relazionarsi con la Regione? È l’interrogativo a cui sembra alludere il volantino infilato nelle cassette della posta di Casier, centro di undicimila abitanti alle porte di Treviso, con cui la Lega Nord ha messo in contraddizione l’astensione professata dalla prima cittadina del Partito Democratico rispetto alla sua richiesta di fondi per un’opera infrastrutturale. Una vicenda locale sfociata ben presto in una polemica veneta (e pure in una querela).

IL TESTO
L’accusa campeggia in verde padano sul manifestino: «Chiede alla Regione il prolungamento del Terraglio Est!! Ma non è andata a votare al referendum per dare maggiori competenze e risorse al Veneto». Chi? «Miriam Giuriati, 57 anni, sindaco di Casier, Partito Democratico», ritratta in foto. Firmato: «Lega Nord». Secondo la diretta interessata, si tratta di «un volantino squallido, che incita al voto di scambio», al punto da meritata una denuncia ai carabinieri contro i suoi promotori. Non c’è stato bisogno di indagare per identificarli. «Sono io l’autore», è infatti uscito allo scoperto il trevigiano Riccardo Barbisan, vicecapogruppo del Carroccio in consiglio regionale, pur precisando: «Non ho mai pensato che i cittadini, e così gli amministratori, possano essere trattati in modo diverso a seconda del fatto che abbiamo votato o meno. Ho solo voluto ricordare quello che a Giuriato scoccia ammettere: malgrado il suo non-voto, gli elettori si sono espressi a valanga per il Sì. Detto questo assicuro tutto il mio impegno in Regione per portare avanti il completamento del Terraglio Est, un’opera strategica».Leggi tutto

Riforma costituzionale: approvato l’emendamento Santini (PD)

Riforma costituzionale: approvato dal Senato l’emendamento Santini (PD) che rafforza l’autonomia differenziata e responsabile.

Durante la lunga maratona parlamentare, e’ stato approvato dall’Aula del Senato l’emendamento Santini (dal nome del primo firmatario, il senatore veneto del Partito Democratico Giorgio Santini, e che vede la firma anche dei senatori veneti del PD Puppato, Filippin e Casson). L’emendamento rafforza nella Costituzione la cosiddetta autonomia differenziata e responsabile allargandola a nuove materie. Il testo è stato sottoscritto e sostenuto anche dagli altri senatori veneti della maggioranza ed ha ricevuto adesioni trasversali da tutti i gruppi parlamentari.

In queste settimane abbiamo ottenuto due importanti vittorie: in primis, il ripristino dell’articolo 116 della Costituzione e l’inserimento di spazi di autonomia reale e concreta per le Regioni. In secondo luogo la nuova norma costituzionale approvata oggi – spiega Santini – consente a quelle regioni che presentano i conti in ordine la possibilità di gestire in maniera autonoma e responsabile (sulla base di un accordo con lo Stato) anche materie di esclusiva competenza statale tra cui sono state inserite:, la giustizia di pace, le norme generali sull’istruzione, l’università e la ricerca scientifica, la tutela dei beni culturali e paesaggistici, l’ambiente e l’ecosistema, il turismo, l’ordinamento sportivo ed il governo del territorio. Si tratta di grandi ambiti di intervento su cui costruire politiche autonome che risulteranno fondamentali per lo sviluppo dei territori e delle economie regionali

Sull’emendamento vi è stata convergenza ed un lavoro di squadra tra le forze politiche, insieme ai due relatori Anna Finocchiaro e Roberto Calderoli ed il Ministro Boschi. – racconta il senatore democratico. – Grazie a questa norma di rango costituzionale le regioni come il Veneto hanno la concreta possibilità di una più forte autonomia. E’ questa l’unica strada istituzionale da percorrere. Una grande opportunità, che spegne qualsiasi ipotesi referendaria di indipendenza avanzata in questi mesi”.