Intervenire sul DEFR per non restare passivi di fronte alla crescita delle diseguaglianze

Sinigaglia (PD): “Non possiamo restare passivi di fronte alla crescita delle disuguaglianze; con la nostra proposta, risorse per garantire servizi a tutti”

Venezia, 6 dic. 2017  – “Dobbiamo dare un sostegno concreto alle famiglie. La nostra manovra non è impopolare perché non va contro il popolo. Anzi. Si chiede un contributo al 2% dei cittadini, i più ricchi, per garantire servizi a tutti”. Claudio Sinigaglia, Consigliere regionale del Partito Democratico, ha rilanciato la proposta dem di modifica al bilancio regionale, illustrando in aula la propria relazione.

“È un bilancio sobrio, fin troppo, a fronte alla situazione di necessità presente in Veneto. Possiamo stare immobili, passivi, lamentarci dei tagli nazionali e contribuire così alla crescita delle diseguaglianze?” ha detto il Vicepresidente della Prima commissione elencando, nel corso del proprio intervento, una serie di dati a sostegno della proposta dem. “Nel giro di due anni, nella nostra regione si sono persi circa 20mila residenti e il calo delle nascite è una delle cause che hanno determinato questa diminuzione della popolazione. I bambini nati nel 2016 (37.867) sono il 2,8% in meno rispetto all’anno precedente ma addirittura il 22% in meno rispetto al 2008. Un calo che ci interroga anche sul versante dei servizi per la prima infanzia, a cui sempre più famiglie faticano ad accedere. Dall’altro lato aumenta la popolazione anziana, il 22,3% ha più di 65 anni ma dovrebbe raggiungere il 35% tra il 2045-2050. Assistiamo inoltre al crescere della povertà come conseguenza più estrema della disuguaglianza dei redditi. In Veneto il rischio di povertà o esclusione sociale coinvolge il 16,8% della popolazione, circa 828 mila persone. Crescono i problemi nel pagare l’affitto e le bollette, così come gli sfratti per morosità. E le difficoltà non risparmiano i minori: sono a rischio quasi 148mila bambini e ragazzi sotto i 18 anni, il 21% in più rispetto al 2009”.

“Sono cifre drammatiche, ma nel Defr leggiamo la rivendicazione di come a fronte dei tagli dello Stato non abbia negli ultimi anni applicato aumenti fiscali. Davvero possiamo essere fieri di questo e tacere della situazione descritta dal Defr?” ha chiesto ancora Sinigaglia. “Con una miniaddizionale Irpef che riguarda appena 63mila contribuenti su oltre 2,6 milioni potremmo creare un Fondo con misure strutturali di sostegno alla famiglia, dalle rette per gli asili nido alle borse di studio, dagli affitti alle impegnative di residenzialità, dagli abbonamenti del trasporto pubblico per studenti all’integrazione del reddito di inclusione”.

In chiusura della relazione Sinigaglia ha poi sottolineato i lati positivi del bilancio, secondo il giudizio del Partito Democratico: “Ci sono 15 milioni per la messa in sicurezza della viabilità regionale, pochi ma comunque buoni, i 10 per il Fondo di rotazione nel campo delle strutture socio sanitarie, un milione di euro per le Pmi del Polesine e 1,7 per i distretti industriali, oltre all’anticipazione per cassa delle risorse atte a garantire i servizi minimi del trasporto pubblico locale e alla rateizzazione tributaria per chi è in situazione di difficoltà economica”.

Intervento sul DEFR – Documento di Economia e Finanza RegionaleIl DEFR e la Nota di Aggiornamento 2018-2020 …

Pubblicato da Claudio Sinigaglia su Mercoledì 6 dicembre 2017


Intervento sul DEFR – Documento di Economia e Finanza Regionale

Il DEFR e la Nota di Aggiornamento 2018-2020 rappresentano in maniera sintetica il quadro congiunturale internazionale e nazionale e descrivono il contesto economico finanziario regionale.

Il Documento, inoltre, con la Nota di Aggiornamento, fornisce il quadro di riferimento per la manovra di bilancio 2018-2020. Questo è il quadro che il Defr delinea Per il 2017 nel Veneto si stima una crescita del PIL pari a +1,4%, sintesi di un buon consolidamento degli investimenti (+2,9%) e di una lieve decelerazione dei consumi finali (+0,6%), crescita sorretta da una rilevante accelerazione dell’export (+3,9%). Il Veneto rimane la terza regione in Italia per la produzione di ricchezza, dopo Lombardia e Lazio: il 9,2% del Prodotto interno lordo nazionale è realizzato in Veneto. Il PIL per abitante veneto nel 2015 risulta di 30.843 euro, superiore del 14% rispetto a quello nazionale. l’agroalimentare è diventato settore trainante dell’economia, raggiungendo nei primi 7 mesi del 2017 il record storico di esportazioni;.Sul versante turistico il Veneto rafforza la sua posizione di prima regione italiana, raggiungendo nel 2016 un record di 65,4 milioni di presenze (+3,4%). In particolare guardando l’arco di un decennio 2007-2016, spicca l’aumento delle presenze in Veneto di Cinesi +148,8%, Russi + 61,2%, e Coreani + 127,7%

Nel 2016 il fatturato estero delle imprese venete è cresciuto del +1,3% e ha raggiunto i 58,2 miliardi di euro. Il Veneto conferma la seconda posizione della graduatoria regionale per valore complessivo di export, con una quota del 14,0% sul totale nazionale.

Il valore complessivo della produzione lorda agricola veneta nel 2016 è stimato in 5,5 miliardi di euro, sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente (-0,3%). L’annata agraria ha registrato un aumento della quantità prodotta del 4,1% complessivamente e dal 3,3 al 6,3% per tutti i principali comparti.

Il Veneto è la quarta regione in Italia per numero di imprese attive: nel 2016 sono 434.994, l’8,5% di quelle italiane. E’ il terziario a fungere da volano per l’economia regionale: rappresenta poco meno del 60% delle imprese attive venete. A crescere sensibilmente sono i servizi di alloggio e ristorazione e i servizi bancari e finanziari, rispettivamente, +1,9% e +1,6% annuo; seguono i servizi sociali e personali, +1,3%. Più lieve è l’incremento del settore dei servizi alle imprese, +0,2% rispetto al 2015. Il commercio, settore presso il quale operano quasi un quarto delle imprese del Veneto, registra un calo del -0,7%; in sensibile diminuzione il numero di imprese attive nel settore dei trasporti: – 1,4% annuo.

In significativo aumento invece gli occupati in agricoltura, che nel corso del 2016 vengono stimati dall’Istat in circa 72.600 unità, con una crescita del 16% derivante dall’aumento dell’11,5% degli occupati indipendenti e soprattutto del 22,4% degli occupati dipendenti. A segnare il passo sono le esportazioni di vino che per il 2016 sfondano il tetto record di 2 miliardi di euro, crescendo di 9 punti rispetto all’anno precedente, una crescita che continua anche nel corso dei primi sei mesi del 2017, con un aumento pari al +6,7%.

Continuiamo con l’attenta lettura di altri dati Al 31 dicembre 2016 la popolazione residente in Veneto è di 4.907.529 abitanti, ancora in diminuzione rispetto all’anno precedente (-7.594). Nel giro di due anni si sono persi circa 20 mila residenti: è come se fossero “spariti” 5 comuni di 4.000 abitanti l’uno Il calo delle nascite è una delle cause che hanno determinato la diminuzione di popolazione. I bambini nati nel 2016 (37.867) sono il 2,8% in meno rispetto all’anno precedente e il 22% in meno rispetto al 2008. Questo calo ci interroga anche sul versante dei servizi per la prima infanzia Il saldo naturale, determinato dalla differenza tra il numero di nascite e di decessi, registra nel 2016 un valore negativo di quasi 10 mila unità, il secondo maggior calo di sempre dopo quello del 2015 (-10.600), Oggi il 22,3% della popolazione ha più di 65 anni, ma le previsioni demografiche indicano un ulteriore inasprimento del processo di invecchiamento per i prossimi decenni: si stima che la percentuale di anziani raggiunga il 35% della popolazione nel periodo 2045- 2050.

Il calo della popolazione nelle sue dinamiche “naturali” non risulta più compensato dai flussi migratori, come avveniva fino a qualche anno fa cresce anche il numero di coloro, soprattutto italiani, che se ne vanno (+5.480 rispetto al 2015). In particolare, gli italiani che lasciano il Veneto nel 2016 sono 10.751, il 13,2% in più rispetto all’anno precedente nel complesso si osserva una diminuzione del numero di stranieri residenti: sono 485.477 (-2,5% rispetto al 2015), rappresentano il 9,9% della popolazione veneta, Tra le conseguenze di queste dinamiche naturali e migratorie, le famiglie sono sempre più piccole, con una media di 2,35 componenti; delle oltre 2 milioni di famiglie, diminuiscono quelle con 5 o più componenti, mentre aumentano le persone sole, soprattutto anziane. La crisi economica e i provvedimenti che hanno ristrutturato profondamente le economie di molti Paesi hanno generato squilibri nella redistribuzione della ricchezza e delle risorse. Secondo il Social Justice Index, nella graduatoria di Stati che più di altri mettono al centro delle loro politiche la giustizia sociale e i diritti delle persone, l’Italia si trova in fondo, al 24° posto su 28.

La povertà rappresenta l’effetto più estremo della disuguaglianza nei redditi. In Veneto il rischio di povertà o esclusione sociale coinvolge il 16,8% della popolazione, Si tratta di circa 828 mila persone in seria difficoltà, che non riescono a vivere dignitosamente e che, nei casi più gravi, non sono in grado di provvedere ai bisogni fondamentali della vita. Sono più a rischio le donne (18,5%), i più giovani (18%), chi ha un basso livello di istruzione (20%), chi vive da solo, specie se anziano (30%), e le famiglie con tre o più figli (27%). La povertà è spesso associata all’assenza di un’occupazione (49%), tuttavia, occorre rimarcare che in questi anni nemmeno avere un lavoro di per sé protegge del tutto dall’emarginazione e stipendi troppo bassi possono spingere alcuni lavoratori sotto la soglia di povertà. Tra gli occupati il rischio di povertà o esclusione sociale è, infatti, del 17% a livello italiano e dell’8% in Veneto.

Le nuove generazioni dimenticate Nel 2016 i minori residenti in Veneto sono 809.344 mentre i giovani di 18-34 anni sono 828.531 e complessivamente rappresentano un terzo della popolazione. I bambini e i giovani si trovano oggi particolarmente scoperti di opportunità e stanno subendo più di altri i pesanti contraccolpi della crisi. Ci troviamo di fronte a una società in generale difficoltà e spaccata per generazioni, dove diminuisce la giustizia sociale anche perché aumentano le disuguaglianze intergenerazionali. In Veneto nel 2015 il rischio di povertà o esclusione sociale riguarda il 18,1% dei minori e il 18,4% dei ragazzi 18-34enni , in aumento in modo preoccupante in questi ultimi anni. Tra il 2009 e il 2015 il rischio per i minori cresce di 3,1 punti percentuali e per i giovani di 4,9, più che per la popolazione nel suo complesso (2,7). Per la prima volta nella storia i giovani di oggi sono più poveri dei loro padri e anche dei loro padri da giovani.

A seguito delle maggiori difficoltà economiche sono sempre di meno i giovani che riescono a conquistare la propria autonomia e ad andare a vivere da soli o crearsi una famiglia, seppur non senza fatica (in Veneto sono 127 mila le famiglie “giovani”, il 25% in meno rispetto a soli 6 anni prima). Tra questi il 76% dichiara di arrivare a fine mese con una certa difficoltà e il 50% di non poter far fronte a una spesa imprevista di circa 800 euro, . In Veneto sono a rischio povertà o esclusione sociale quasi 148 mila bambini e ragazzi sotto i 18 anni, il 21% in più rispetto al 2009.

Proprio le famiglie con minori sono più spesso in condizione di povertà assoluta, vale a dire non possono permettersi di consumare beni e servizi considerati essenziali rispetto a uno standard di vita minimamente accettabile, vivendo così una condizione di “ultimi tra gli ultimi”! Nel 2015 la povertà assoluta in Veneto riguarda il 4% circa delle famiglie e quasi il 6% di quelle con minori;saranno questi i principali beneficiari del ReI – Reddito di inclusione sociale L’abitare in Veneto Nonostante l’84% risulti proprietaria della casa in cui vive, c’è chi fatica a sostenere le spese legate all’abitazione e si trova a vivere situazioni di vero disagio. Il problema abitativo negli ultimi anni è andato estendendosi coinvolgendo anche la cosiddetta “fascia grigia” della popolazione, cioè quella che per il reddito maturato non rientra nelle assegnazioni previste per l’edilizia residenziale pubblica, ma non ha la capacità di accedere al libero mercato.

Nel 2015 l’8,1% della popolazione in Veneto si dichiara in arretrato nel pagamento dell’affitto, del mutuo o delle bollette e l’8,9% non riesce a scaldare adeguatamente la propria casa. Il problema casa è ancora più grave per quasi 431 mila persone, l’8,7% della popolazione, che si trovano in condizione di grave deprivazione abitativa, vale a dire che vivono in una casa inadeguata perché sovraffollata e che presenta gravi carenze strutturali, problemi di umidità o di scarsa luminosità. Sono soprattutto famiglie che sono in affitto e in abitazioni datate, giovani e coppie con figli a carico, famiglie formate da un solo genitore e persone con basso titolo di studio. Tra le forme più gravi di precarietà abitativa vi è il rischio di perdere l’alloggio a causa di uno sfratto: nel 2016 sono 3.842 i provvedimenti di sfratto emessi in Veneto, 1 ogni 537 famiglie residenti, e nel 94% dei casi è per morosità. L’edilizia residenziale pubblica soddisfa solo una minima parte delle esigenze abitative per le famiglie in difficoltà economica. Sono 38.413 gli alloggi di edilizia residenziale pubblica gestiti dalle Ater nel 2016 e accolgono 72.192 cittadini. Questa è la lettura del defr e da questa lettura nasce la proposta di un intervento importante per tutta la popolazione veneta, per le famiglie, per il futuro delle famiglie venete Dalle slides di presentazione del bilancio di previsione “drastica riduzione della spesa discrezionale – da 491 milioni nel 2010 a poco più di 60 milioni nel 2018…”

Bilancio sobrio … troppo sobrio di fronte alla situazione di necessità presente nel veneto.

Possiamo stare immobili, passivi, lamentarci dei tagli nazionali, stare fermi e contribuire così alla crescita delle diseguaglianze? Possiamo essere fieri di non aver applicato aumenti fiscali e tacere della situazione che il defr descrive?

Leggiamo infatti nel Defr: Riguardo alle politiche fiscali regionali, si precisa come, anche a fronte dei ripetuti tagli di risorse operati dallo Stato sopra sintetizzati, la Regione Veneto non abbia negli ultimi anni applicato aumenti fiscali, conservando d’altra parte elevati standard di servizi erogati, come comunemente riconosciuto. In particolare per i maggiori tributi regionali si esplicita quanto segue: – per la tassa auto, dal 2002 non sono stati disposti aumenti delle tariffe, a fronte invece della possibilità prevista dalla normativa di incrementi annuali pari al 10 per cento; – per l’IRAP, è in vigore dal 2003 (a regime dal 2005) solo un aumento di aliquota per banche ed assicurazioni. Non sono intervenute da allora altre variazioni peggiorative per i contribuenti; – per l’addizionale IRPEF, dal 2010 la Regione non applica alcuna manovra tributaria in aumento (rimane invece vigente un’agevolazione per i soggetti disabili) e mantiene, quindi, le aliquote fissate al livello base previsto dalla legge statale. Per meglio chiarire la portata di tale impegno, si ricorda che la maggior parte delle regioni ordinarie ha invece ottenuto rilevanti gettiti aggiuntivi azionando, negli ultimi anni, la leva fiscale nei confronti dei propri cittadini e potendo così compensare, anche solo in parte, i tagli imposti dalle norme statali.

la Regione Veneto si colloca agli ultimi posti di questa graduatoria, applicando una pressione fiscale aggiuntiva molto ridotta, soprattutto se confrontata con quella applicata da buona parte delle altre regioni, e persino negativa se si considera solo l’addizionale IRPEF. Si segnala poi che il D.Lgs. 118/2011 stabilisce obbligatoriamente che, a partire dal bilancio di previsione 2016-2018, siano creati dei Fondi per accantonare risorse regionali ovvero, nello specifico, il Fondo Crediti Dubbia esigibilità; il Fondo Rischi legali; il Fondo Rischi escussioni ai quali si aggiunge, ai sensi dei commi 550-552, art. 1, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, il Fondo perdite per le società partecipate.

Ne deriva, in pratica, una rilevante riduzione delle risorse a disposizione per le politiche regionali rispetto alle precedenti annualità Ogni ente faccia la sua parte: l’Europa la sta facendo La programmazione unitaria: una visione d’insieme Strategia Europa 2020 Dal 2008 l’Unione europea sta affrontando gli effetti concomitanti della più grave crisi economica degli ultimi cinquanta anni e di alcuni profondi cambiamenti strutturali che ne stanno trasformando in profondità l’attuale sistema produttivo e sociale. Data la forte interazione su scala mondiale della finanza e delle economie, nessun Paese appare da solo in grado di affrontare e superare la complessità delle sfide con le quali si deve confrontare.

La risposta dell’Unione europea e degli Stati membri a questa esigenza è stata l’avvio nel 2010 della strategia Europa 2020, che delinea un quadro economico e sociale incentrato su tre ambiti: la crescita intelligente, la crescita sostenibile e la crescita inclusiva18. I progressi conseguiti in questi tre ambiti sono valutati sulla base di cinque traguardi principali (ultimate goal) da raggiungere entro il 2020 a livello di UE nel suo complesso. Ogni Stato membro ha fissato i propri target rispetto a quanto registrato al momento di avvio della Strategia, rivedendone i valori periodicamente in funzione degli avanzamenti raggiunti. I traguardi da raggiungere sono: – il 75% delle persone in età comprese tra 20 e 64 anni deve avere un lavoro (67% nel caso italiano); – il 3% del PIL dell’UE deve essere investito in Ricerca e Sviluppo ( 1,53 % in Italia); oggi siamo al 1,38 in italia e all 1,11 in Veneto – il raggiungimento dei parametri 20/20/20, ovvero la riduzione del 20% di emissioni di gas serra, il 20% dell’energia prodotta da fonti rinnovabili e il 20% di miglioramento dell’efficienza energetica (per l’Italia i parametri sono 13/17/20); – il tasso di abbandono scolastico deve essere inferiore al 10% (16 % in Italia) e almeno il 40% (26% in Italia) della popolazione tra i 30-34 anni deve avere una laurea o un diploma post scuola secondaria di secondo grado; – il rischio di povertà deve diminuire per almeno 20 milioni di persone (per l’Italia 2 milioni e 200 mila persone).

E la Regione che misure ordinarie attiva per accompagnare la ripresa, per il futuro delle famiglie venete? Noi facciamo questa proposta Altra cosa è il percorso sull’autonomia del Veneto che sarà un percorso lungo, di acquisizione di maggiore responsabilità, di efficienza e di qualità sulle materie che verranno gestite direttamente dalla Regione.