Iov e ospedale di Castelfranco: schede ospedaliere approvate in tutta fretta e nella confusione

iov-padova-2Venezia 15 set. 2016 –      “La sede e la regia dello Iov Irccs rimangono a Padova, mentre a Castelfranco verranno realizzati degli ampliamenti di alcune chirurgie: dispiace però che un provvedimento di tale portata sia stato proposto e votato nella totale confusione”. Questo il commento del consigliere regionale del Partito Democratico, Claudio Sinigaglia, al termine dei lavori della V Commissione che ha approvato le schede di dotazione delle due strutture.

“Le schede ospedaliere sono state corrette ripetutamente e in fretta perché l’obiettivo principale era licenziare il provvedimento prima delle elezioni provinciali di Treviso che vedono candidato con la Lega il sindaco di Castelfranco, Stefano Marcon, il quale aveva la necessità di esibire il salvataggio dell’ospedale generalista della sua città. Una fretta che non ha portato buoni frutti: 150 posti letto non bastano, sono assolutamente insufficienti. Visto che vengono ristrutturati due piani dell’ospedale, se ne potevano ricavare altri 100 e attivare così una maggiore assistenza per le persone anziane in Medicina generale, senza tagliare un terzo dei posti letto di Ostetricia e Ginecologia” aggiunge il consigliere del Pd, partito i cui componenti in Commissione si sono astenuti sul provvedimento.

“Non abbiamo votato – spiega  Sinigaglia – perché non è chiaro se l’accordo con l’Università di Padova sia stato rispettato fino in fondo, visto che la scelta rimane appesa al filo della costruzione del nuovo ospedale, e perché quello generalista di Castelfranco doveva ottenere maggiore considerazione”.

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Se Renzi stacca la spina alle slot machine…

gioco-azzardoIl presidente del Consiglio ha annunciato di voler togliere le slot machine dai locali pubblici. Se dalle parole si passerà ai fatti, sarà un ritorno alla legalità. Perché in Italia il gioco d’azzardo è vietato. Il fenomeno ha prodotto molte patologie. E ha anche frenato l’uscita dalla recessione.

Il 5 settembre il presidente del Consiglio ha annunciato che “sul gioco d’azzardo stiamo per mettere a punto una misura per togliere le slot dalle tabaccherie ed esercizi commerciali”. E ancora: “Il meccanismo del gioco affida al caso la possibilità di farcela; lavorare sulla prevenzione significa invece mettere in campo una cultura opposta a quella dell’azzardo. E questo faremo”.
Vediamone le implicazioni di una simile direttiva. A cominciare dall’uso delle parole. Matteo Renzi ha impiegato il lessico naturale – gioco d’azzardo – per riferirsi all’attività da rimuovere dagli esercizi pubblici. Ma quell’espressione non si ritrova in nessun documento ufficiale, testo di legge o atto normativo che abbia autorizzato le 470mila slot machine di prima e di seconda generazione. Infatti, quelle postazioni sono indicate mediante circonlocuzioni piuttosto curiose: apparecchi da intrattenimento, videogiochi a gettone, videolotterie. Valga per tutte, la definizione introdotta con la Finanziaria 2008: «insieme all’elemento aleatorio sono presenti anche elementi di abilità, che consentono sempre al giocatore la possibilità di scegliere, successivamente all’avvio della partita la propria strategia, selezionando appositamente le opzioni di gara ritenute più favorevoli, tra quelle proposte dal gioco».
Per rimuovere il divieto di gioco d’azzardo si è infatti dovuto riscrivere in parte l’articolo 100 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza e codificare che il risultato “premiale” delle macchine automatiche “a soldi” non dipende dal caso, e dunque da ciò che connota l’azzardo, perché il giocatore può definire le personali strategie e con la propria bravura puntare al risultato appagante.
Ma perché quel che altrove è indicato senza mezzi termini “gioco d’azzardo”, in Italia è etichettato come intrattenimento con abilità?Leggi tutto

Riforma sanitaria, Zaia medita lo strappo: se non passa il taglio nomina 21 direttori

nuovo-ospedale-zaia-bitonci-2VENEZIA Della riforma sanitaria, tra frizioni nella maggioranza e ostruzionismo dell’opposizione, Luca Zaia non parla. Ma chi l’ha sentito descrive un governatore furioso per lo stallo in cui si è arenata la maratona consiliare sull’Azienda Zero e, soprattutto, sulla riduzione delle Usl. Il dibattito che riprenderà a Ferro Fini non promette nulla di buono neanche per questa settimana, motivo per cui il presidente della Regione starebbe pensando di passare dai tatticismi di Palazzo alla strategia della politica: lasciare che la discussione continui ad avvitarsi su se stessa, in modo da arrivare a fine anno senza approvazione e dover così tornare a nominare 21 direttori generali, attribuendone la responsabilità alle minoranze. Alla vigilia della ventiquattresima seduta consiliare dedicata al progetto di legge 23, siamo ormai definitivamente al tutti contro tutti, botte e risposte che finiscono per neutralizzarsi l’una con l’altra. «L’Azienda Zero è andata sotto zero — gioca con le parole il dem Claudio Sinigaglia — congelandosi in un testo inerte per le divisioni interne alla Lega Nord. Zaia aveva immaginato 7 Usl, una per provincia. Poi però con le nomine il governatore ne ha disegnate 9, in modo da accontentare il Veneto Orientale e il Bassanese. Leggi tutto

La rigidità della maggioranza compromette la riforma sanitaria

1435233128242_Palazzo_Ferro_FiniIl consigliere del Partito Democratico Claudio Sinigaglia, relatore di minoranza sul Pdl 23, chiama in causa il presidente della Regione: “È la sua legge, per questo è incomprensibile il distacco di Zaia dai lavori del Consiglio. È ormai evidente che preferisca, rispetto alla dialettica politica, il mero esercizio del potere”.

08 SET – “Siamo all’opposizione e facciamo il nostro lavoro, la maggioranza faccia la maggioranza e decida. Invece non ci riescono perché si sono infilati in un cul-de-sac, in particolare per la rigidità dell’assessore Coletto, che rischia di compromettere il disegno complessivo della riforma sanitaria che stiamo discutendo ormai da giugno”. Ad affermarlo, in una nota, è il consigliere veneto del Partito Democratico, Claudio Sinigaglia, relatore di minoranza sul Pdl 23.
 
Alla maggioranza Sinigaglia dice: “Ascoltino il territorio e rispondano con un’organizzazione del sistema sociosanitario che sia valida per tutto il Veneto e non si nascondano dietro convocazioni inutili del Consiglio regionale. Non hanno ancora illustrato in aula un criterio chiaro e omogeneo sulle Ulss, limitandosi a una proposta di accorpamento: Emilia Romagna e Toscana, per esempio, le hanno ridotte ma solo dopo aver potenziato i servizi sul territorio. La maggioranza può decidere se rispondere in modo costruttivo, così come è stato per la prima parte del pdl 23 (Azienda Zero) oppure se andare avanti su questa strada. Da parte nostra continueremo a fare l’opposizione, chiedendo segnali importanti per le case di riposo (Ipab) per le esenzioni del ticket e per le agevolazioni sulle cure odontoiatriche”.

Sinigaglia chiama poi in causa il presidente della Regione Luca Zaia: “È la sua legge, per questo è incomprensibile il distacco di Zaia dai lavori del Consiglio. È ormai evidente che preferisca, rispetto alla dialettica politica, il mero esercizio del potere. La scelta di nove Ulss così come ci è stata presentata risponde infatti a logiche esclusivamente politiche, che nulla hanno a che vedere con la qualità dei servizi sociosanitari da assicurare al territorio”.

SVG: “Immigrazione e Integrazione”

schermata-2016-09-09-alle-12-46-50Immigrazione: una sirena emozionale (con vestito razionale) capace di parlare ad ampi e diversificati strati della società, aprendo brecce in elettorati che, fino a ieri, sembravano refrattari a tali argomenti.
Nel Paese, va chiarito, restano minoritarie le pulsioni radicali (come le ipotesi di muri che qua e là spuntano nel continente), come non fanno breccia le narrazioni che raffigurano gli immigrati come “cavallo di Troia” per le nostre società, ma non si deve dormire sugli allori. Le pulsioni serranti, le simpatie per ricette dure e semplificatorie, rischiano di trovare terreno fertile ed espansivo nelle classi medio-basse, nel ceto medio colpito dalla crisi e infragilito nella sua identità sociale, nelle terre economicamente martoriate del Sud e delle Isole. “Prima gli italiani” sta diventando un mood che si diffonde carsicamente, facile da capire, una risposta semplice alle complessità dell’oggi, in grado di parlare, trasversalmente, a una vasta platea sociale. 

La crisi, il perdurare della stagnazione economica, l’incedere del terrorismo, il senso di incertezza diffuso, la mixofobia presente nelle nostre città (il fastidio provato dalle persone per il melting pot che già oggi è la nostra realtà), generano un humus fertile per questa issue. 

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Il tema immigrazione (come ha ammesso Merkel) è stato sottovalutato dai governi ed è stato affrontato, fino ad ora, con una logica emergenziale.
Oggi questo tema non può più far parte delle seconde fila dell’agenda europea, ma deve diventare un ambito strategico, in cui sperimentare una nuova visione di società e sviluppo. La sfida è quella dell’integrazione reciproca e tranquilla, dell’affermarsi di una politica di civiltà, che non promuove né l’assimilazione né il cambiamento degli altri, ma genera una nuova idea di Paese e cittadinanza. Una sfida d’idee e proge% che ha molti ostacoli sul proprio cammino, primo fra tu% quello del tempo. Quello perso va recuperato e…celermente. 

Speciale SVG “La ripresa d’autunno?”

Schermata 2016-09-02 alle 15.26.27Riaccendere i motori dopo la pausa estiva. Il Paese si presenta all’appuntamento carico di attese e tensioni. Riduzione delle tasse, interventi per migliorare la situazione economica delle famiglie e guardia sempre alta sul fronte della lotta alla disonestà, sono i solchi in cui scorre il fluire delle opinioni delle persone.

L’Italia guarda all’autunno con un senso di fatica, con l’impressione di dover affrontare l’ennesima salita. Lo scontro lungo l’asse destra-sinistra lascia sempre più il passo a una politica di netto e chiaro cambiamento. L’universo italico vuole veder arginati i poteri forti e agogna una politica vicina ai cittadini, federalista, capace di recuperare il senso della moderazione e della concretezza. I toni urlati, i proclami e l’improvvisazione dilettantesca, hanno, in parte, stancato. Concretezza e serietà, sono i punti di riferimento, per affrontare, al giusto livello, i problemi dell’Italia.

La rabbia continua a fare capolino nel cuore del Paese. Essa sopravanza il sentimento di speranza ed è alimentata dal bisogno di tutele, dalla voglia di saracinesche abbassate, dalle scorciatoie semplicistiche. Porte chiuse agli immigrati, simpatia per soluzioni severe, per ordine e pene dure contro chi delinque, disegnano bene gli istinti difensivi che aleggiano nelle viscere della società. Le antiche chimere del benessere, della ricchezza a tutti i costi, “dell’arricchitevi” senza pensare agli altri, sembrano, lentamente, abbandonare i lidi di oggi, facendo spazio all’idea di una società più armonica e comunitaria, in cui doveri e diritti si equivalgono. Le sirene della destrutturazione del welfare, per lasciare fare al mercato, sembrano voci lontane.

Oggi il Paese vuole toccare con mano l’ombrello protettivo della collettività. Sa che una società dalle forti diseguaglianze è un mondo in cui si vive male e così, nell’opinione pubblica, si è insediato con forza l’auspicio di un reddito garantito per chi ha meno, di un paracadute che può essere utilizzato da ciascuna persona per affrontare difficoltà momentanee o più durature.
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Azienda Zero, il PD fa il punto della situazione

Lettera su Riforma Sanità RegionaleI Consiglieri Regionali del PD hanno fatto il punto della situazione sullo stato attuale della sanità regionale e sul suo futuro (basta leggere i numerosi articoli sul Pdl 23, alias Azienda Zero). Hanno infatti inviato una lettera aperta per riassumere in modo efficace la situazione. Eccola di seguito, oppure leggi il file originale:

Gentilissima/o,
da più di sei settimane è in corso in Consiglio regionale la discussione sul progetto di legge di riforma della governance della sanità veneta, ovvero l’istituzione dell’Azienda Zero e l’accorpamento delle ULSS (pdl n.23).

Il Gruppo del Partito Democratico, in accordo con gli altri Gruppi di minoranza, ha deciso di esercitare la possibilità di lavorare senza il contingentamento dei tempi previsto dal Regolamento del Consiglio, al fine di correggere un’impostazione che rischiava di stravolgere il modello veneto di integrazione sociosanitaria.

Una possibilità che si può esercitare una sola volta per legislatura, ma, considerata la portata della proposta di riforma, che interessa la competenza più rilevante della Regione e implica la gestione di quasi 9 miliardi di euro (3⁄4 del bilancio regionale!) non potevamo concedere forzature o accentramenti pericolosi.

Riteniamo opportuno, quindi, aggiornarvi sullo stato di avanzamento della discussione e dei risultati fin qui raggiunti.Leggi tutto

Azienda Zero, il nuovo articolo 16 recupera la centralità dei territori

13680274_10208450205946194_4954933323834337267_o“Con gli emendamenti all’ articolo 16 siamo riusciti a recuperare il ruolo delle Conferenze dei sindaci, del sociale, del direttore del sociale, inopinatamente eliminato da Zaia nella prima stesura del Pdl n. 23, dei distretti e dei Piani di zona. Era il risultato che volevamo: è stata messa in sicurezza la parte relativa all’integrazione socio sanitaria, che caratterizza il modello veneto. Adesso potremo passare con meno preoccupazioni all’articolo 12 sulla riorganizzazione delle Ulss”.

Soddisfazione tra i banchi del Partito Democratico nel corso della seduta odierna sul Pdl 23, dove è arrivata l’approvazione di uno degli articoli fondamentali della riforma sanitaria, dopo lunghe trattative tra minoranza e maggioranza nei primi giorni della settimana. “Questa riscrittura – sottolinea il gruppo consiliare democratico – è una delle modifiche più profonde e significative rispetto al progetto originale presentato dalla Giunta, perché l’articolo 16 è il cuore della riforma del sociale. Il Comitato dei sindaci di distretto rappresenta quella che è stata finora la Conferenza dei sindaci, con il ruolo della programmazione del sociale nel territorio, l’approvazione del bilancio per la parte sociale, la stesura e attuazione del Piano di zona che programma i servizi territoriali.

Ci sarà in più un coordinatore del sociale in ogni Distretto ex Ulss con il compito di collaborare con il direttore del sociale nel rapporto con i sindaci per l’attivazione dei Piani di zona. In questi giorni abbiamo lavorato per colmare una lacuna che c’era nell’impianto della legge e ci siamo riusciti. Altro che ostruzionismo: siamo determinati e costruttivi”. 

I lavori del testo del Pdl23 intanto proseguono: la Quinta commissione ha ricevuto da pochi giorni il testo modificato in fase di votazione dal consiglio regionale, con le integrazioni, le soppressioni, gli articoli accantonati e quelli da votare… CLICCA QUI PER VEDERLO!